World Economic Forum: a salvarci saranno gli alieni

Nel suo Global Risks Report 2013, il World economic forum (WEF) in corso a Davos ha identificato, insieme a Nature, i 5 rischi X Factor. Ovvero i potenziali “game-changers” che potrebbero cambiare il nostro rapporto con la natura e il pianeta. il prossimo X Factor  ci porta dritto nella fantascienza dei marziani: «Considerato il ritmo dell’esplorazione dello spazio, è sempre più possibile che si possa scoprire l’esistenza di vita aliena o di altri pianeti che potrebbero sostenere la vita umana. Quali sarebbero gli effetti sui flussi di finanziamento della scienza e dell’umanità?», si chiede il Risk Team del  WEF.

Ormai non ce ne rendiamo più conto, ma i progressi in questo campo sono rapidissimi: la prova che anche altre stelle oltre il Sole hanno pianeti che ruotano intorno a loro risale solo al 1995, ora conosciamo migliaia di “pianeti extrasolari”. La missione Keplero  in soli 3 anni ha identificato in una piccola frazione di universo moltissimi pianeti situati nella “Goldilocks zone“, non troppo calda, non troppo fredda, vicini a  stelle simili al Sole, tra i quali  uno delle dimensioni della Terra. Probabilmente i pianeti simili al nostro sono innumerevoli e «tempo 10 anni si potrebbe avere la prova non solo che la Terra non è unica, ma anche che la vita esiste altrove nell’Universo», sostengono gli esperti del WEF. «Supponiamo che gli astronomi che studiano gli esopianeti un giorno trovino i segni chimici della vita, per esempio, uno spettro che mostri la presenza di ossigeno, un elemento altamente reattivo che sparirebbe rapidamente dall’atmosfera terrestre se non fosse rifornito da piante. Denaro potrebbe cominciare ad essere erogato per nuovi telescopi per studiare questi mondi viventi in dettaglio, sia da terra che dallo spazio. Nuovi finanziamenti e nuovi cervelli potrebbero essere attratti dalle sfide del volo spaziale umano e per le tecnologie necessarie per l’umanità, o per suoi emissari con intelligenza artificiale, per sopravvivere a una traversata inter-stellare». Ma la novità non avrebbe poi una ricaduta immediata, sarebbe sì una grandissima novità e l’interesse di tutti sarebbe intenso, ma non porterebbe a cambiamenti immediati. Infatti, come si legge sull’X Factor, «la vita aliena dopo tutto è stata presumibilmente scoperta prima. Verso la fine del XX secolo, l’astronomo americano Percival Lowell convinse molte persone (compreso se stesso) che Marte era attraversato da un vasto sistema di canali costruiti da una civiltà morente. Ma la convinzione che l’umanità non fosse sola non ha fatto molto per inaugurare un’era di armonia e buona volontà terrestre, né per fermare lo scoppio della prima Guerra mondiale nel 1914».

A breve termine, l’impatto più grande della scoperta sarebbe probabilmente sulla scienza: supponiamo che le osservazioni riescano a trovare una casa per l’umanità, in un potenziale futuro, intorno a un’altra stella, o che scoprano l’esistenza della vita nel nostro sistema solare: nei poli marziani, negli oceani sotto la superficie di Europa, la luna congelata di Giove, o anche nei laghi di idrocarburi della luna di Saturno, Titano. «Gli scienziati immediatamente inizierebbero a spingere per missioni robotiche e anche umane per studiare le forme di vita sul posto e le agenzie di finanziamento, prese nel momento più eccitante, potrebbero essere disposte ad ascoltarli».

Il 2012 è stato probabilmente l’anno di avvio della space economy alle prime armi: ha visto la nascita di autotrasporti spaziali con il primo veicolo commerciale privato che ha attraccato alla Stazione Spaziale Internazionale ed una serie di celebrità miliardarie hanno annunciato l’intenzione di trasformare in realtà lo sfruttamento minerario degli asteroidi. «La scoperta di una Terra 2.0 o la vita oltre il nostro pianeta potrebbe ispirare nuove generazioni di imprenditori spaziali per affrontare la sfida di portare l’esplorazione umana della galassia dal regno della finzione alla realtà», dicono i ricercatori del WEF. «Nel lungo periodo, le implicazioni psicologiche e filosofiche della scoperta potrebbero essere profonde. Se le forme di vita (anche fossili) si trovassero nel nostro sistema solare, per esempio, l’origine della vita sarebbe “facile”, il che vorrebbe dire che se c’è un posto nell’Universo dove la vita può emergere, emergerà. Questo ci suggerisce che la vita è più naturale e onnipresente, come una parte dell’universo, come le stelle e le galassie. La scoperta di forme di vita, anche semplici, alimenterebbe la speculazione sull’esistenza di altri esseri intelligenti e sfiderebbe molte delle convinzioni che sono alla base della filosofia umana e della religione. Attraverso l’educazione di base e campagne di sensibilizzazione, l’opinione pubblica può avere una maggiore alfabetizzazione scientifica e spaziale ed una resilienza cognitiva che la prepari a prevenire indesiderate conseguenze sociali di una tale scoperta e del profondo e cambio di paradigma riguardante la posizione dell’uomo nell’universo».

(Umberto Mazzantini per greenreport.it)

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