Repubblica Ceca: il tema nuovo della campagna presidenziale è… i decreti Beneš!

Si scaldano gli animi in vista del secondo turno elettorale per la presidenza in Repubblica Ceca, con il Ministro degli Esteri Karel Schwarzenberg (e fondatore del partito conservatore Top09) e l’ex Premier Miloš Zeman (ex leader dei socialdemocratici) che si scontrano su un tema vecchio ormai quasi ottant’anni, i decreti Beneš, emessi dall’allora Presidente Edvard Beneš per l’espulsione delle minoranze tedesca e magiara nel 1945, e la confisca dei loro beni. Oggi, scrive Presseurop.eu citando il quotidiano ceco Lidové Noviny, questo è diventato una delle principali materie della corsa alla presidenza, con il candidato liberal-conservatore Schwarzenberg che «è caduto nella trappola del nazionalismo», quando in un dibattito televisivo ha detto al suo avversario Zeman che oggi per l’espulsione dei tedeschi il Presidente Beneš sarebbe finito davanti al tribunale dell’Aia. Il principe ha sottolineato come ormai sia necessario dare di questi atti presidenziali «una valutazione storica e morale». Di tutt’altro avviso Zeman, che accusa Schwarzenberg di essere uno straniero, di aver sposato un’austriaca figlia di un simpatizzante nazista e di «comportarsi come un tedesco dei Sudeti». Il quotidiano teme ora l’emergere di un «miscuglio di nazionalismo, razzismo, xenofobia, sciovinismo e demagogia» proprio a poche ore dall’apertura dei seggi che decreterà chi siederà al Castello.

Il settimanale Respekt, da parte sua, considera l’elezione di Zeman come un pericolo serio. Avendo deciso di giocare la carta nazionalista, con l’appoggio della famiglia dell’uscente Vaclav Klaus, dà un sapore tragico alle elezioni, e se fosse eletto Presidente, scrive Respekt, sarebbe solo questione di tempo prima che la politica ceca tocchi quel fondo già raggiunto da altri paesi dell’Europa centrale. Il settimanale si riferisce alla Polonia dei gemelli Kaczyński, all’Ungheria di Viktor Orbán e alla Slovacchia di Vladimír Mečiar e del primo mandato di Robert Fico.

Secondo il quotidiano Mladá Fronta Dnes, chi rimprovera a Swarzenberg di non essere “abbastanza ceco” (in primis proprio Klaus che lo accusa di essere filo-austriaco, e per di più di avere una moglie austriaca che nemmeno parla il ceco) non ha alcuna ragione valida. Il nonno Karel V era considerato la grande speranza della politica ceca, e il padre, Karel VI, ha avuto per tutta la sua vita grande preoccupazione per la storia ceca e dello stato ceco. Al figlio, Karel VII, che lasciò la Cecoslovacchia all’avvento del comunismo nel 1948, fu trasmesso il suo patriottismo romantico e la sua preoccupazione per le sorti della nazione. Attivo nella politica austriaca negli anni ’60, dopo la repressione della Primavera di Praga Schwarzenberg ha sostenuto in vari modi la resistenza cecoslovacca contro il regime, e vi fece ritorno nel 1990 per divenire consigliere del primo Presidente Havel.

Nel ballottaggio di venerdì 25 e domenica 26 gennaio si scontrano due candidati solidi, veterani della politica ceca, che al primo turno sono giunti testa a testa (24,2% per Zeman e 23,4% per Schwarzenberg) mobilitando circa il 60% degli elettori. Anche da quest’ultimo dato dipenderà il risultato.

(La Redazione, Presseurop.eu)

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