Malatinsky: US Steel ha tre buone ragioni per non vendere la sede di Kosice

Continua la discussione tra il Ministero dell’Economia slovacco e la proprietà dell’acciaieria US Steel Kosice per convincere gli americani a non cedere lo stabilimento. Il Ministro dell’Economia Tomas Malatinsky ritiene, secondo quanto ha scritto ieri il quotidiano finanziario Hospodarske Noviny, che dai colloqui siano emersi tre elementi che il ministro ritiene positivi per far rimangiare le intenzioni alla United States Steel Corporation, il maggior conglomerato statunitense nel settore siderurgico integrato.

Per cominciare, a US Steel è stato offerto dal governo un contributo di 7 milioni di euro all’anno, consistenti in particolare in riduzioni delle tariffe sulla generazione di elettricità all’interno dello stabilimento di Kosice. Poi, scrive il Wall Street Journal, US Steel avrebbe deciso di non acquistare un impianto sito in Alabama, che il gigante dell’acciaio tedesco ThyssenKrupp dovrebbe invece vendere al gruppo ArcelorMittal India. I soldi della vendita dell’acciaieria di Kosice sarebbero con buona probabilità dovuti servire proprio per questo scopo.  Infine, la terza ragione sarebbe che le offerte che US Steel ha avuto da possibili acquirenti russi e ucraini per il sito di Kosice sono modeste rispetto alle aspettative.

Anche ieri il Premier Robert Fico in conferenza stampa ha detto che entrambe le parti sono estremamente interessate a continuare le negoziazioni e a trovare una soluzione, e US Steel si è dimostrata bendisposta.

Il gruppo è attivo da oltre un secolo ed ha oggi attività negli Usa (con base a Pittsburgh), in Canada, in Messico e, appunto in Europa a Kosice (unica base europea dopo la dismissione di uno stabilimento in Serbia lo scorso anno). L’impianto slovacco, acquistato per 475 milioni di dollari nel 2000 nel corso delle privatizzazioni del primo governo Dzurinda, ha una capacità produttiva annua di 5 milioni di tonnellate di acciaio. La grande fabbrica della Slovacchia orientale dà lavoro direttamente a 11mila dipendenti, oltre a qualche altro migliaio di lavoratori nelle società dell’indotto locale.

Proprio la vendita dell’altra sede europea, secondo gli esperti, unita ad altri fattori, potrebbe svolgere un ruolo nel convincere la società a non vendere, ma per ora non è possibile prevedere cosa accadrà.

(La Redazione)

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