La regista Zuzana Piussi fuori dai guai: la polizia chiude l’azione penale su di lei

La polizia slovacca ha fermato l’azione penale aperta contro la regista Zuzana Piussi per presunta violazione della riservatezza di espressione verbale in una conversazione privata, su richiesta del giudice Helena Kozikova, che è stata ripresa nel documentario della Piussi “Malattia del terzo potere” (Nemoc tretej moci). La portavoce della direzione regionale del Corpo di polizia di Trencinn, Elena Antalová, ha informato che l’accusa è stata sollevata perché l’atto non è di rilevanza penale. La Piussi stava rischiando due anni di carcere se le accuse fossero confermate.

Il film del 2011 documenta criticamente quelli che vengono definiti dai suoi autori i “buchi neri” nel sistema giudiziario della Slovacchia nell’era Harabin, l’ex Ministro della Giustizia ora capo della Corte Suprema, la cui gestione secondo la tesi del filmato ha portato a procedimenti giudiziari gratuiti, spesso per reati minori.

Il giudice Kozikova, ex capo del Tribunale distrettuale Bratislava I ed ex membro del Consiglio giudiziario (il massimo organo giudiziario in Slovacchia), è ripresa nel filmato in una conversazione con la figlia del defunto giudice Marta Lauková che le contestava delle affermazioni che la Kozikova aveva fatto in precedenza sulla madre. La Kozikova ha denunciato la Piussi per aver registrato e trasmesso lo spezzone con lei (sulla tv pubblica RTVS nel luglio scorso) senza il suo consenso. In realtà, il suo nome non è mai menzionato e il suo viso è parzialmente oscurato con una barra nera, ma il giudice sostiene di essere ancora identificabile. La Piussi, peraltro, si è difesa dicendo che il giudice era ben cosciente di essere ripreso.

Il caso Lauková risale a qualche anno fa. Nel 2009 denunciò il suo superiore, Gabriela Bulubasova, allora capo del Tribunale distrettuale Bratislava I, di aver cercato di influenzare una delle sue decisioni con l’intento di far rilasciare un membro di una banda internazionale accusata di traffico di esseri umani. La Lauková non lo fece e denunciò il fatto nell’autunno del 2009. E poco dopo fu trasferito dal reparto penale del tribunale al reparto civile, poi si ammalò e andò in congedo per malattia, ma le furono tolti tutti i sostegni con l’accusa che la sua malattia era ingiustificata. La Lauková morì poco dopo, e la polizia fermò le indagini e chiuse il caso Bulubasova.

Quando nel novembre scorso il caso della Piusssi arrivò sui media, decine di personalità, artisti e ONG slovacche hanno protestato. La regista ha ottenuto anche il sostegno di molti cineasti cechi che hanno scritto una lettera aperta al Presidente della Repubblica Ivan Gasparovic per intercedere per lei. Anche il Ministro degli Esteri ceco, oggi candidato alla Presidenza del Castello a Praga, Karel Schwarzenberg si è espresso a favore della regista.

Il lavoro scomodo della Piussi non è unico. Anche il suo ultimo documentario, “Od Fica do Fica” (Da Fico a Fico), è stato al centro di polemiche, e un multisala di Bratislava si è rifiutato di proiettarlo. Il film, che è comunque scaricabile da internet, racconta come il governo di Robert Fico tra il 2006 e 2010 sia stato sostituito da un esecutivo di coalizione di quattro partiti della destra, a guida Iveta Radicova, e sia poi ritornato al potere nel 2012 con una maggioranza schiacciante a seguito dello scandalo di corruzione Gorila.

(La Redazione)

Foto: Zuzana Piussi, da YouTube

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