Il piccolo Andrea, bresciano, rivive in Slovacchia con la tuta degli astronauti

Articolo di Luca Bassi
Ci sono storie che fanno ridere, altre che fanno piangere, altre ancora che fanno riflettere. E poi ci sono storie che meritano d’essere ascoltate. Sempre e comunque. Quella di Andrea Ceresoli è una di queste. Andrea nasce il 13 novembre 2007, quattro giorni prima del previsto. Una gravidanza regolare, quasi perfetta. Poi, al momento del parto qualcosa va storto e quello che dovrebbe essere uno dei giorni più belli diventa un dramma per papà Omar e mamma Vera. Un’anossia, una mancanza di ossigeno al cervello, complica tutto e Andrea, appena venuto alla luce, rischia di morire. Il coma farmacologico, il risveglio e i giorni in incubatrice. Poi la terribile diagnosi: paralisi cerebrale infantile e lesione del plesso brachiale destro. In altre parole, la mancanza di ossigeno al cervello ha provocato un’ischemia nella zona deputata al controllo motorio di tutto il corpo. Il piccolo è gravemente malato. «Il mondo ci è caduto addosso», spiegano i genitori di Andrea. «Desideravamo tanto quel bambino e tutta la gravidanza era stata perfetta. Ma d’improvviso ci siamo trovati catapultati in un incubo. Quello che ancora oggi ci fa arrabbiare è pensare che tutto questo ha coinvolto noi e il nostro bimbo senza che potessimo fare nulla. E davanti a queste cose ci sentiamo davvero impotenti».

I medici sono quasi tutti d’accordo nel dire che per il piccolo Andrea c’è ben poco da fare, ma i genitori non si abbattono e anzi, iniziano a girare l’Italia in cerca di strutture in grado di aiutare il loro primogenito: «Siamo finiti a Milano, Brescia, Lodi, Saronno. Non esiste una cura farmacologica per Andrea ma solo tanta fisioterapia. E già dopo 28 giorni di vita il nostro piccolo era già al lavoro nel centro di neuropsichiatria dei Riuniti di Bergamo», raccontano Omar e Vera.

Poi, nell’ottobre del 2011, una nuova scoperta che segna un piccolo grande passo nella storia di Andrea: a Piestany in Slovacchia (80 chilometri da Bratislava), c’è un centro di riabilitazione chiamato Adeli. Lì il piccolo ha la possibilità di svolgere un prezioso lavoro fisioterapico grazie ad una speciale tuta elastica (usata anche nello spazio dagli astronauti) che gli permette di utilizzare tutti i muscoli e i nervi del suo corpicino, seguito passo passo da un’equipe di dottori attenti e scrupolosi. «Gli allenamenti ai quali Andrea è sottoposto nel centro slovacco hanno dato i loro frutti. Del resto, sei ore di lavoro al giorno per due settimane ogni tre mesi non sono una sciocchezza. Ma dobbiamo anche dire – continuano i genitori – che il nostro piccolo sta dimostrando una forza incredibile: pochi bambini, infatti, sarebbero in grado di sopportare certi carichi in così poco tempo».

Oggi Andrea riesce a muoversi all’interno del suo girello e, una volta messo seduto, è in grado di mantenersi dritto con la schiena. Per la gioia anche del fratellino Marco, nato 18 mesi dopo di lui: «Il lavoro da fare è ancora molto ma stiamo vedendo i progressi. Certo, gli enormi costi e i grandi sacrifici per gli spostamenti in Slovacchia sono sempre più proibitivi ma niente ci fermerà», spiegano ancora Omar e Vera.

Per seguire più da vicino la storia di Andrea basta andare sul sito www.ilviaggiodiandrea.it, uno straordinario diario che i genitori del piccolo hanno deciso di rendere pubblico da pochi mesi a questa parte: «Perché crediamo che sia sbagliato restare chiusi, nascosti. La nostra – raccontano – è una storia che la gente deve sapere perché a volte raccontare fa bene. Il consiglio che vogliamo dare a chi vive situazioni simili alla nostra? Parlate, condividete. E cercate sempre di trovare il buono in quello che gli altri cercano di donarvi, perché il mondo è pieno di gente solidale. Noi, ad esempio, abbiamo trovato tanto bene sulla nostra strada, a partire da Giovanna, la direttrice dell’asilo nido “la Stellina” di Azzano San Paolo che ha ospitato Andrea dai 9 mesi ai 4 anni. Nella sfortuna possiamo dire di aver ricevuto un gran bel dono: a vivere con Andrea, infatti non ci si annoia mai perché si tratta di un bambino vivace, solare, pieno di energia. Quando siamo soli lui ci tiene compagnia con i suoi silenzi che dicono tutto. Basta uno sguardo, un cenno, un sorriso e subito ci troviamo in sintonia. Ogni piccolo passo avanti è una conquista che porta a far festa tutta la famiglia, è la consapevolezza di aver guadagnato qualcosa che non ha prezzo. Si, perché la sua vita è costellata da tante piccole vittorie che si ottengono con il contributo di tutti. E questo ci sta rendendo più forti. La “diversità” di Andrea ci costringe a focalizzare su ciò che è realmente importante: lui va accompagnato per mano nel suo viaggio e, come per tutti, il tempo è poco e non lo si può sprecare in frivolezze. Si vive intensamente e ogni istante vissuto insieme lascia un segno indelebile dentro di noi. Ogni tanto ci chiediamo come sarebbe la nostra vita senza di lui e la risposta non la troviamo mai. Ma di una cosa siamo sicuri: siamo felici che ci sia».

(Luca Bassi per bergamonews.it, pubblicato per gentile concessione)

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