I vescovi slovacchi chiedono la revoca della registrazione della pillola abortiva RU-486

«L’uccisione intenzionale di un bambino non nato nel grembo della madre è sempre stato e resterà sempre un omicidio intenzionale. È per questo motivo che la recente diffusione di sostanze chimiche abortive a base di mifepristone e di misoprostolo è un fatto grave e triste, con conseguenze estremamente distruttive su tutta la società e in particolare sui soggetti direttamente coinvolti». Con queste parole si è rivolto il capo della Conferenza episcopale della Slovacchia (KBS) mons. Stanislav Zvolensky ai rappresentanti delle autorità governative e statali competenti, chiedendo loro di revocare la registrazione nel Paese della pillola abortiva (RU-486) e di intraprendere misure per garantire la protezione di ogni vita umana dopo il concepimento.

Mons. Zvolensky scrive dell’impatto morale, culturale, sanitario, sociale ed economico dell’uso di tali sostanze. «Ricerche scientifiche note testimoniano che queste pillole abortive chimiche arrecano gravi rischi e conseguenze nuove sulla salute e sulla vita di una donna, la madre del bambino non nato, che, in conseguenza di una decisione spesso disperata, diventa un’altra vittima diretta dell’aborto farmacologico», conclude il vescovo. La Chiesa cattolica e le organizzazioni in sostegno della vita sono rimaste deluse alla notizia della recente registrazione ufficiale delle pillole abortive in Slovacchia, senza alcuna discussione a livello politico o sociale.

(Fonte Sir Europa)

Foto: menashe@flickr

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