Vaclav Havel: un anno dalla morte del presidente drammaturgo

Era un anno ieri. Un anno dalla morte il 18 dicembre 2011 dell’ex Presidente della Cecoslovacchia e poi della Repubblica Ceca Vaclav Havel. A Praga è stato commemorato con una marcia fino alla piazza Hradcany con il lancio in cielo di lanterne con messaggi e desideri. Per l’anniversario, Bruxelles ha acceso lunedì sera un cuore rosso gigante davanti alla sede del Parlamento Europeo, opera dell’artista ceco Jiri David, per commemorare il suo contributo alla lotta per la libertà ben rappresentato dal suo motto «Verità e amore vincono sempre sulle bugie e sull’odio!». Il cuore in tubo neon, di dimensioni generose (14 metri di larghezza e 16 di altezza per un peso di 300 kg), brillerà fino alla fine di gennaio sull’edificio del Parlamento a Bruxelles, a memoria di quando illuminò il Castello di Praga nel 2002 per la fine dell’ultimo mandato presidenziale di Havel. Il vice presidente del Parlamento, Oldřich Vlasák, che ha aperto la cerimonia, ha ricordato che Havel è “un simbolo per la difesa della libertà e della democrazia”. Il cuore ricorda il cuoricino che Havel apponeva di fianco alla sua firma. «È certamente una personalità europea, di importanza mondiale, che ha contribuito alla fine della Guerra Fredda e alla caduta del muro tra Est e Ovest», ha detto Vlasák.

Il funerale, 23/12/2011 – Euronews

Qui di seguito un servizio video della tv americana PBS il giorno dopo la sua morte lo scorso anno, con una breve intervista ad Havel nei primi mesi del 1990 e un commento sulla figura del presidente drammaturgo di Madeleine Albright, Segretario di Stato Usa ai tempi di Clinton (prima donna a ricoprire la carica – e di origini praghesi). La Albright nota che nel video del 1990 Havel non guardava mai negli occhi il giornalista che lo intervistava. Havel, dice, era solito tenere questo atteggiamento nei molti interrogatori e nella prigionia subita durante il comunismo, perché guardare direttamente negli occhi una persona per lui significava correre il rischio di essere convinto di qualcosa che non avrebbe voluto. La Albright tesse le lodi di Havel come di un uomo molto modesto ma di grande coraggio e autorità morale, e allo stesso tempo fornito di uno straordinario senso dell’umorismo. Nonostante le molte opportunità che avrebbe avuto per scappare all’estero, dice, non lo ha mai fatto, decidendo deliberatamente di restare perché sentiva di avere un obbligo verso la gente in Cecoslovacchia.

Quell’autorità morale di Havel, tuttavia, e la sua intera eredità, secondo un articolo del magazine ceco Respekt è messa seriamente in pericolo dall’attuale Presidente in scadenza Vaclav Klaus. Ultimamente, il capo dello Stato avrebbe criticato il suo predecessore in almeno un paio di occasioni, scrive Respekt, come leggiamo nella traduzione di Anna Bissanti pubblicata da Presseurope.eu: la prima volta nell’incontro con il suo omologo slovacco Gasparovic di alcuni giorni fa quando ha detto che la scissione della Cecoslovacchia aveva favorito di più gli slovacchi. «In Slovacchia la politica non è mai stata fatta a pezzi. […] A nuocere maggiormente alla Repubblica Ceca sono stati gli attacchi di una politica fatta da non politicanti», che ha portato a una «compromissione del rispetto dovuto all’autorità», riferendosi fumosamente al ruolo politico di un Havel sicuramente personalità anti-politica. Poi, commentando l’uscita di un libro del suo segretario Petr Hajek sul tema dell’Anticristo, nel quale è scritto che Havel era stato «lo strumento zelante delle forze dell’odio e della menzogna», ancora Klaus avrebbe affermato di condividere «le critiche dell’autore al ruolo storico di Havel», aggiungendo che considera quell’opera come un contributo «che dovrebbe diventare obbligatorio leggere».

Respekt ricorda che questo attacco viene ad un anno dal discorso di Klaus sulla tomba di Havel, nel quale aveva esaltato la «grande figura della nostra storia moderna», alla quale dobbiamo «la nostra libertà e il nostro benessere materiale e spirituale». Un discorso che ora appare semplicemente strumentale e non invece un atto di riconciliazione tra i due uomini politici tra i quali non scorse mai buon sangue.

Non stupisce, conclude l’articolo di Respekt criticando la politica di tensione e incertezza svolta dall’attuale capo dello Stato ceco, «che oggi siano proprio Klaus e i suoi intimi ad aver scatenato questo attacco frontale contro l’eredità di Havel: tra poche settimane si svolgeranno le elezioni presidenziali. A marzo Klaus lascerà definitivamente il Castello e perderà la propria autorità. Ecco spiegato per quale motivo per lui è indispensabile prepararsi, radunare intorno a sé i suoi intimi e mettere a punto una strategia che gli permetta di conservare tutto il suo ascendente».

A questo link si possono ritrovare i nostri articoli in occasione della morte di Vaclav Havel un anno fa. Segnaliamo in particolare il ricordo personale dell’onorevole ed ex Ambasciatore in Italia Jozef Miklosko e l’articolo dello storico dell’Europa centro-orientale Francesco Leoncini.

(La Redazione)

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