Presentato a Bratislava il nuovo volume sulle relazioni vaticano-slovacche dopo la Grande Guerra

I rapporti tra la Santa Sede e la Slovacchia nel decennio immediatamente successivo alla fine della prima Guerra mondiale saranno il tema dominante della presentazione dell’ultimo libro di Emilia Hrabovec che si terrà a Bratislava il 13 dicembre, „Slovensko a Svätá stolica 1918-1927 vo svetle vatikánskych prameňov“ (La Slovacchia e la Santa Sede 1918-1927 alla luce delle fonti vaticane), che indaga sul momento chiave della nascita della Cecoslovacchia, Stato del tutto nuovo nel panorama continentale europeo uscito dall’orrore della guerra che ha portato al disfacimento dell’Impero austroungarico.

I documenti raccolti da Hrabovec in molti anni di lavoro presso gli Archivi segreti vaticani – in special modo rapporti dei nunzi papali a Vienna prima e a Praga poi, e le disposizioni della Segreteria di Stato vaticana o le minute delle discussioni negli ambienti d’Oltretevere, carte rimaste tutte finora inedite – mostrano l’attenzione della Santa Sede per gli equilibri politici che si stavano formando nel neonato Stato, dove a una Boemia più miscredente o di tradizione hussita si contrapponeva una Slovacchia devota alla Chiesa cattolica romana. La politica secolarista della dirigenza praghese, rappresentata in particolare dal Presidente Masaryk e dal Ministro degli Esteri Benes, riconosciuti anticlericali, fu spesso avversa alla propensione religiosa dei cittadini della Slovacchia, sostenitori invece – in particolare la popolazione agreste – del Partito Popolare Slovacco, formazione fondata dal sacerdote Andrej Hlinka con un’impronta dichiaratamente cattolica e di difesa dell’identità nazionale slovacca. Una delle questioni più delicate per la Santa Sede fu riconoscere politicamente la Cecoslovacchia ridisegnando le diocesi in base alla nuova geografia, dando loro coesione territoriale e suddividendo quelle finite a cavallo tra Slovacchia e Ungheria dopo lo smembramento di quest’ultima a seguito del Trattato del Trianon. Inoltre, nei documenti diplomatici dei nunzi apostolici (tutti riportati in lingua originale italiana) si trovano i dubbi e le perplessità di come conciliare la politica con la pratica religiosa, contrastando al tempo stesso la volontà del governo di dare il suo gradimento per ogni nomina vescovile, e arrivando con fatica a instaurare “normali” rapporti diplomatici.

Il libro, uscito da poche settimane, è stato presentato a fine novembre a Roma all’Ambasciata della Repubblica Slovacca presso la Santa Sede, ha goduto dell’attenzione di personalità vaticane di rilievo, come il Prefetto emerito della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, Cardinale Jozef Tomko. Con una introduzione di un altro prelato slovacco di rango, il segretario della Congregazione per le Chiese Orientali della Santa Sede, mons. Cyril Vasil, il tomo riporta in versione integrale decine di documenti in italiano, accompagnati da un riassunto in lingua slovacca e da una serie di saggi di studiosi della materia.

La prof. Hrabovec è vice decano alla Facoltà di teologia cattolica romana dell’Università Comenius e membro del Pontificio Comitato di Scienze Storiche. Il volume, disponibile presso le Edizioni Università Comenius (Vydavateľstvo UK), sarà presentato dal preside della facoltà, l’Arcivescovo di Nitra mons. Viliam Judak. Il 13 dicembre 2012, alle ore 17:00, Rímskokatolícka cyrilometodská bohoslovecká fakulta Univerzity Komenského, Kapitulská 26, Bratislava.

(P.S.)

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