MicroMega: Italia, c’è un legame fra cattolicesimo e corruzione

Dopo la recentissima pubblicazione del rapporto 2012 di Transparency International sulla corruzione nel mondo – il Corruption Perceptions Index – nel quale l’Italia è scesa di tre posizioni finendo al 72esimo posto tra i paesi meno corrotti, insieme alla Tunisia, segnaliamo la riflessione che Barbara Befani ha pubblicato ieri sul blog di MicroMega, la nota rivista di politica diretta da Paolo Flores d’Arcais. Nell’interessante articolo, Befani scrive che l’Italia è il Paese «più corrotto dell’Europa occidentale insieme alla Grecia», e i due sono i più corrotti in generale «del mondo occidentale, insieme all’America Latina».

Il dato chiaro che emerge dall’analisi della mappatura dei 176 paesi valutati da Transparency International, scrive, è che «i paesi storicamente cattolici sono invariabilmente più corrotti di quelli storicamente protestanti: l’America del Sud è (molto) più corrotta dell’America del Nord; e Italia, Portogallo, Spagna, Austria, Irlanda e Francia (rispettivamente n. 72, 33, 30, 25, 25 e 22) sono più corrotte di Olanda, Norvegia, Svizzera, Svezia, Finlandia e Danimarca (rispettivamente n. 9, 7, 6, 4, 1 e 1). Se confrontiamo paesi simili, che hanno pezzi di storia in comune, notiamo che i paesi di tradizione fortemente cattolica sono sistematicamente più corrotti dei paesi a tradizione mista: l’Austria è più corrotta della Germania, il Belgio è più corrotto dell’Olanda, l’Irlanda è più corrotta del Regno Unito, la Spagna della Francia».

L’argomento non è del tutto nuovo, ma l’articolo è da segnalare per la sua semplice e completa argomentazione. Il cattolico, leggiamo, tramite la confessione ha la possibilità di redimersi, e «coltiva la consapevolezza che tutto si può comprare». Al contrario il protestante, che coltiva un rapporto diretto con Dio senza intermediari terreni (e senza confessione), non può fare nulla per cambiare il suo stato di eletto o meno, stabilito da Dio e non conoscibile, per cui nessun uomo ha il potere di cambiare e controllare questa scelta divina. Da qui l’atteggiamento del protestante nei confronti della salvezza, alla quale è o meno predestinato, e il comportarsi in maniera encomiabile è l’unico elemento che lo può far sentire un eletto. Il protestante è incentivato, piuttosto che a corrompere e a essere corrotto, scrive la Befani, al suo miglioramento personale e alla coerenza morale e di comportamento.

Vedere a questo link l’intero articolo di MicroMega.

(Red)

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