Gli eredi di Bielik vincono la disputa sulla più famosa foto slovacca del 1968

È la fotografia più conosciuta (clicca per ingrandire) dell’invasione della Cecoslovacchia dell’agosto 1968, l’evento che mise drammaticamente la parola fine alla stagione riformatrice della Primavera di Praga. Anche più conosciuta del noto portfolio fotografico che Jozef Koudelka (vedi) realizzò a Praga, epicentro dei fatti, e che arrivò negli Stati Uniti l’anno successivo dove fu pubblicato da Magnum. L’immagine dell’uomo che si apre la camicia per mostrare in gesto di sfida il petto nudo alla canna del carro armato, scattata da Ladislav Bielik in Safarikovo Namestie, davanti alla sede dell’Università Comenius e a pochi passi dalla redazione del settimanale Smena per il quale lavorava, ha fatto il giro del mondo ben prima delle fotografie di Koudelka. Già il giorno successivo all’invasione, il 22 agosto 1968, Smena pubblicava una ridotta edizione straordinaria con le prime notizie dei fatti e una serie di annunci e appelli alla calma. Tra gli articoli, vennero pubblicate quattro delle foto più drammatiche di quel set di Bielik. L’immagine che campeggiava in copertina era quella dell’uomo a petto nudo, che dominava il titolo in grassetto “Naša mládež za Dubčeka!” (I nostri giovani per Dubcek). Una copia di Smena venne portata all’estero da uno slovacco in fuga e l’immagine fu in breve ripresa da molti quotidiani internazionali (Welt am Sonntag e New York Times tra i primi) per illustrare i fatti cecoslovacchi. In seguito, fu pubblicata su molte raccolte delle più importanti fotografie del XX° secolo, e selezionata per l’edizione 1968-69 del World Press Photo.

L’identità del fotografo, però, rimase a lungo sconosciuta ai più. Il suo nome non venne riportato sul giornale slovacco e le pubblicazioni straniere ne dettero una diversa paternità, in genere attribuendola ai fatti di Praga, ignorando che la fotografia era stata scattata a Bratislava. Il regime di “normalizzazione” che si instaurò in Cecoslovacchia, tuttavia, conosceva la verità, e Bielik dovette lasciare il quotidiano Smena. Lui non parlò più delle fotografie a nessuno, nemmeno alla moglie che lo aveva più volte pregato di distruggere i negativi. Bielik morì nel 1984 in un incidente sul lavoro.

Nel 1989, dopo la caduta del muro di Berlino, in una vecchia valigia consunta rinvenuta in una cantina dell’edificio dove aveva vissuto, il figlio Peter, allora sedicenne, trovò una busta con i 187 negativi che il padre aveva scattato in quell’occasione.

Negli anni successivi iniziò una estenuante disputa degli eredi di Bielik (la moglie, sua collega al giornale Smena, e due figli) per vedere riconosciuta la paternità della fotografia e il diritto d’autore a livello internazionale, con una causa infinita contro l’agenzia tedesca DPA che commerciò la fotografia ripresa da Smena.

Il conflitto si è finalmente concluso, ha detto giovedì la moglie in una conferenza stampa. «Siamo riusciti a vincere anche l’ultimo passaggio giurisdizionale e a far riconoscere la fotografia dell’uomo a petto nudo contro il carro armato al suo autore Ladislav Bielik, a restituirla a Bratislava e alla Slovacchia», ha detto Alica Bielikova.

D’ora in poi in questa foto dovrà essere accompagnata con il nome del suo autore e con luogo e data della sua realizzazione, ovvero Bratislava 21 agosto 1968. Il verdetto finale è stato emesso dalla Corte regionale di Francoforte, dando torto all’agenzia DPA che si era «pienamente appropriata di questa immagine, non riconoscendo la paternità di Ladislav Bielik», ha detto il figlio dell’autore Peter, noto giornalista. Il giudizio è arrivato, a suo dire, dopo 2.200 giorni di attesa, e altri «2.221 giorni trascorsi davanti al giudice qui in Slovacchia», ha detto Bielik mostrando ai media una risoluzione della Corte Suprema della Slovacchia di oltre sei anni fa.

La storia di Bielik è diametralmente opposta a quella di Koudelka, il quale, libero da legami affettivi, decise di emigrare nel 1970 nel Regno Unito, dove iniziò a lavorare per Magnum e venne successivamente riconosciuto come uno dei maggiori autori degli ultimi quarant’anni. Bielik rimase invece in Cecoslovacchia con moglie e due bambini piccoli (nell’agosto dell’invasione era incinta del primogenito), subendo ritorsioni sul lavoro per i suoi scatti. In un altro mondo, forse, con altre condizioni, si sarebbe potuto affermare come fotografo riconosciuto.

Approfondimenti:
– la mostra di Bielik a Bologna nel 2008, a quarant’anni dall’invasione, con il figlio dell’autore.
– una slide delle 15 fotografie di Bielik più note.

(P.S., Fonte Sme)

Nella foto: Ladislav Bielik, Bratislava 21. August 1968 – © L.Bielik

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