Sciopero sospeso, sindacati contestati. Il Gymnazium L.Saru guida la protesta

Diverse scuole in Slovacchia stanno valutando o hanno deciso di continuare lo sciopero a tempo indeterminato di insegnanti e personale non docente che è iniziato lunedì ed è stato sospeso ieri dal comitato centrale di sciopero in attesa di proseguire i colloqui con il governo. Gli insegnanti del liceo bilingue (slovacco e italiano) Gymnazium ul. Ladislava Saru di Bratislava, ad esempio, sono rimasti in sciopero e hanno deciso di protestare fuori dalla sede del governo domani 30 novembre. A loro si sono aggiunte altre scuole come il liceo Bilikova di Bratislava e quello di Myjava (regione di Trencin). Altre scuole di livello superiore stanno ragionando sul da farsi. Il vice direttore della scuola secondaria Novohradska di Bratislava ha detto a Tasr che trova «scandalosa la decisione di interrompere lo sciopero senza che gli insegnanti siano stati informati di che cosa esattamente il governo abbia garantito ai manifestanti». Ha allo stesso tempo invitato i sindacati a comunicare chiaramente alle scuole sui risultati dei colloqui con il governo.

Una nostra fonte al ginnasio L.Saru, che è stato tra i primi istituti ad attivarsi nella rinnovata protesta svincolata dal sindacato nazionale, conseguendo in qualche modo la naturale leadership del dissenso, ci conferma che la quasi totalità degli insegnanti della scuola ha deciso di non rispettare l’ordine di sospensione dello sciopero. Solo cinque di loro su un totale di cinquantadue non hanno aderito allo sciopero, ma questo già da lunedì. I docenti dell’istituto stanno tenendo riunioni per preparare una lettera aperta con le istanze della protesta da presentare domani mattina al governo, davanti alla cui sede si raduneranno insieme ai colleghi di una quantità di altre scuole superiori dalle quali stanno ricevendo appoggio in queste ore.

Alla protesta del Gymnazium L.Saru, infatti, si stanno unendo anche altri istituti, ci dice, dal ginnasio Bilikova al bilingue francese Metodova, il ginnasio sportivo Ostredkova, il Papanka di Vazovova e altri, che saranno presenti domani. «A noi e loro si uniscono anche buona parte degli studenti che autonomamente hanno deciso di appoggiare in ogni scuola i propri insegnanti. Gli studenti faranno domani iniziative che sono indipendenti dalle nostre», dice la fonte, che non manca di precisare che i docenti sono sostenuti anche dai propri presidi e direttori didattici.

La questione delle richieste salariali (il 10% di aumento degli stipendi – che si aggirano sui 500 euro), sottolinea la nostra fonte, non è il punto esclusivo e principale della protesta. I professori del Gymnazium L.Saru vogliono anche porre grande enfasi sui finanziamenti per il settore scuola, sulle infrastrutture e attrezzature educative che sono fatiscenti. La qualità degli insegnanti in Slovacchia, continua il nostro interlocutore, «è nel complesso buona, ma le strutture sono pessime. Abbiamo lavagne che hanno più di trent’anni, sono rotte e impossibili da usare, sono talmente lisce che il gesso vi scivola sopra come fosse acciaio», ci dice. «Banchi, sedie e scrivanie sono disfatti, i muri scrostati e cadenti, le finestre rotte… è una situazione ferma da almeno 20 anni», conclude sconsolato.

La ragione del proseguimento nella contestazione, spiega, è anche una critica al sindacato nazionale, che «ha ricevuto proposte dal governo [nell’incontro di martedì con il Premier Fico-ndr] ma non le rende pubbliche. Si è limitato a fare una manifestazione di astensione dal lavoro con un limite temporale di tre giorni, per poi decidere di sospendere lo sciopero senza informarci di quanto discusso nell’incontro». Ora, il piano dei ginnasi “ribelli” è di proseguire senz’altro la protesta quanto meno fino a domani, venerdì 29 novembre, e rimandare a lunedì qualunque decisione su un eventuale seguito.

Il governo aveva già concesso settimane fa un aumento del 5% degli stipendi, proposta che i sindacati avevano respinto preferendo andare allo sciopero. Ma non ci sono in vista offerte per nuovi fondi per il settore, strutture scolastiche e attrezzature educative. Servono PC, lavagne interattive, banchi, sedie, cattedre, ristrutturazioni… Il 5% di aumento dal gennaio 2013 costerebbe allo Stato oltre 60 milioni di euro annui, in un momento in cui le entrate fiscali risultano di 276 milioni sotto le previsioni, come risulta dagli ultimi dati diffusi l’altro ieri dal Ministero delle Finanze.

(P.S.)

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