Camera di Commercio Italo-Slovacca, celebrati i 15 anni

Si è celebrato lo scorso giovedì 22 novembre il 15° compleanno della Camera di commercio Italo-Slovacca (CCIS/TSOK) con una serie di eventi che si sono susseguiti nel corso dell’intera giornata. Dopo un incontro di “Speed Business” B2B dei soci di quattro organizzazioni camerali estere in Slovacchia, è stata la volta della conferenza “Internazionalizzare l’impresa per vivere la globalizzazione come un’opportunità”, organizzata presso la sede storica del Consiglio Nazionale della Repubblica Slovacca.

Il folto gruppo di relatori chiamati a partecipare è stato aperto con un breve saluto e augurio da Inigo Lambertini, Ministro plenipotenziario e direttore per l’Internazionalizzazione del Sistema Paese al Ministero degli Esteri italiano, il quale ha lodato la storia della CCIS che, seppur più breve di altre, ben figura nel panorama delle camere bilaterali italiane all’estero. Un successo, ha detto, che è ben supportato da un sistema dell’export italiano vitale sui mercati UE ed extra-UE. L’internazionalizzazione delle imprese italiane nei paesi dell’Europa centro-orientale, ha detto, sono considerate – con la definizione di delocalizzazione – uno spauracchio dalle organizzazioni economiche in Italia. In realtà, ha puntualizzato Lambertini, si tratta di una ri-collocazione, realizzata portando nelle aziende all’estero posti di lavoro che oggettivamente nel nostro Paese sono già persi. Questa revisione degli assetti d’impresa, nella realtà, consente anche una crescita delle case madri italiane.

A un breve saluto dell’attuale presidente della Camera, Alberto Gerotto, che ha ricordato come il fatto di essere parte dell’Unione Europea debba far guardare alle imprese in modo più ampio il proprio mercato, ben oltre i confini nazionali fino a rivolgersi al mondo di oggi, globalizzato, ha fatto seguito una lunga prolusione del presidente della Camera slovacca del commercio e industria (SOPK), Peter Mihok, che ha fatto innanzitutto gli auguri alla CCIS per i 15 anni e allo stesso tempo all’Italia per i suoi 160 anni. Le imprese del Belpaese, con la loro esperienza di internazionalizzazione, ha detto, hanno scoperto la Slovacchia molto presto, quando il Paese non era ancora così popolare. Noi abbiamo avuto fiducia in loro, ha detto, e sono convinto che la maggioranza delle aziende italiane, che producono per il mercato globale, sono contente di essere qui. Mihok si è soffermato a ricordare i nomi delle persone che a suo parere si sono maggiormente spese per la nascita e sviluppo della CCIS. Ha citato il primo Ambasciatore italiano in una Slovacchia appena nata, Ermanno Squadrieri, che si fece tramite per il supporto politico, e poi il deputato Giuseppe Saretta (primo presidente della Camera) e l’ex ministro Giorgio Santuz che hanno portato il sostegno del governo. Ha poi segnalato i nomi più noti di presidenti e segretari della Camera (Boselli, Jaquotot, Bologna) che con la loro personalità e competenza, ha detto, hanno portato allo sviluppo attuale. La Slovacchia di oggi non è più il paese di 15 anni fa, ha detto Mihok, e se allora ancora cercava il suo posto nel mondo, oggi è parte ben integrata delle maggiori organizzazioni internazionali – UE, Schengen, NATO, Eurozona. Quindici anni fa i nostri problemi erano diversi da quelli italiani, ha chiosato Mihok, e oggi abbiamo invece problemi comuni, che ci hanno avvicinato e fatto raggiungere una migliore e duratura intesa. Non c’è concorrenza tra noi, ma alleanza. Ha concluso dicendo con soddisfazione che le aziende italiane, al contrario di quanto fatto da imprese di altri paesi, si sono distribuite sull’intero territorio slovacco, dalla parte occidentale e più progredita del Paese a quella orientale, meno sviluppata, favorendo in questo modo l’opera di armonizzazione delle varie regioni svolta a livello politico per alzare il livello di benessere generale degli slovacchi.

Il segretario generale di Assocamerestero, Gaetano Fausto Esposito, ha notato come i 15 anni di vita della CCIS, pur brevi, sono stati molto intensi, anche considerando come gli investimenti italiani in questo periodo hanno portato il nostro Paese ad arrivare al 4° posto tra i paesi stranieri investitori – addirittura al terzo se non si considera l’Olanda, ove sono registrate aziende di tutto il mondo – una fase accompagnata anche dalla creazione di numerosi posti di lavoro. Dal 1997 ad oggi, ha detto, tutto è cambiato. Allora, l’Italia viaggiava con un PIL al 6%, mentre oggi è in negativo del 2%. E se allora l’apertura dell’economia italiana era al 50%, oggi è a circa il 65%. E la Cina, che 15 anni fa era il 10° esportatore nel mondo, oggi è il 1°.

Il direttore Corporate and Investment banking di UniCredit Slovakia, Miroslav Strokendl, ha poi fatto un excursus sullo sviluppo dell’economia della Slovacchia nell’ultimo decennio, sottolineando la necessità e crucialità dei capitali stranieri per il Paese, che hanno permesso in quegli anni una crescita continua che, per essere garantita, ha bisogno di poter essere tutelata da un buon ambiente d’impresa – il che le consentirebbe anche di figurare bene nelle classifiche internazionali. L’ingresso di UniCredit sul mercato slovacco avvenuto nel 2000 con l’acquisto di una banca locale (Polnobanka), seguito a breve dall’arrivo di Intesa SanPaolo (con VUB Banka), ha permesso alle imprese italiane di avere un appoggio per la loro internazionalizzazione da istituti di credito che sentiva vicini. In Slovacchia oggi, ha rilevato Strokendl, ci sono condizioni migliori per le imprese di quelle che trovano in Italia, malgrado gli ultimi due governi abbiano introdotto misure che hanno colpito il sistema bancario e finanziario, peggiorando le condizioni per gli imprenditori.

Tra i settori che oggi risentono i maggiori problemi – ha proseguito Strokendl rispondendo a una domanda della giornalista Lubomira Chmelova di Hospodarske Noviny – sono sicuramente le costruzioni, settore in calo dal 2008, ma anche il tessile, considerando il fatto che il costo del lavoro slovacco non può competere con produttori turchi o cinesi. Gli altri settori, ha concluso, non hanno particolari problemi. Meglio di tutti stanno le aziende legate all’industria automobilistica, e all’elettrotecnica/elettronica di consumo. Anche se forse quest’ultima area si è sviluppata finanche troppo e alcune fabbriche (produttori, per esempio, di schermi Lcd) hanno chiuso per muoversi altrove.

Si è parlato di produttività migliore in Slovacchia nei confronti di molti altri paesi, e persino dell’Italia – 3 volte meglio, ha citato Chmelova ponendo una domanda al presidente e ceo di Slovenske Elektrarne / gruppo Enel, Paolo Ruzzini. Il quale ha risposto che la produttività slovacca si può identificare in particolare in due aspetti: la competenza di base in settori qualificati – come l’energia, la chimica, l’elettronica e l’IT – e la flessibilità, che in Slovacchia viene declinata in modo tale da essere competitiva non sono verso l’Italia, ma a livello globale.

A una domanda su come evitare casi come quello della Slotex, azienda italiana di confezionamento del settore tessile che nell’agosto scorso decise di lasciare la Slovacchia trasferendo i suoi macchinari all’estero e lasciando i 180 dipendenti senza lavoro con tre mesi di stipendi arretrati non pagati, il presidente della CCIS Gerotto ha spiegato che questo succede un po’ dappertutto… Le aziende sono fatte da uomini. Ma quello che si può fare, in particolare come Camera di commercio bilaterale, è far sì che le decisioni delle imprese non siano dominate soltanto da ragioni economiche ma anche da  sani principi etici e sociali.

Il direttore della sezione strategia del Ministero dell’Economia slovacco, Ivan Pesout, ha spiegato i piani del dicastero economico per cercare di migliorare l’ambiente imprenditoriale in Slovacchia. Sappiamo che le tasse corporate sono ora più alte, l’energia è più cara, eccetera, ha detto, ma cercheremo di fare quanto possibile sempre nell’ottica di un bilancio di consolidamento a cui siamo costretti vista la situazione finanziaria ed economica attuale. È necessario fermare la fuga di imprese verso altre mete dove le tasse sono più basse, inclusi i paesi offshore. Riferendosi all’esempio dell’Estonia, e dei paesi baltici in generale, Pesout ha sottolineato come alzare le tasse di per sé non risolve tutti i problemi e permette un’azione limitata. Servono dunque altri tipi di meccanismi, che nei primi mesi del 2013 saranno messi a fuoco, dopo aver visto quali saranno i risultati dell’azione del governo con le sue nuove misure, che peraltro dovrebbero rimanere temporanee. È di buon auspicio, comunque, che la Slovacchia rimanga nel gruppo dei paesi con la maggior crescita, ha concluso.

Ruzzini ha poi enumerato gli investimenti che Slovenske Elektrarne ha messo in campo in questi anni: 2,5 miliardi di euro negli ultimi 5 anni (ovvero da quando ha acquistato il 66% della società statale nel 2006), e altri 2,5 miliardi in corso di spesa per la costruzione di due nuove centrali nucleari (le unità 3 e 4 di Mochovce).

La conferenza si è poi conclusa con una carrellata di testimonianze di imprese che hanno deciso di venire in Slovacchia o che più in generale hanno dato alla propria azienda una fisionomia internazionale con l’apertura di stabilimenti e sedi commerciali in diversi paesi. Ad aprire il panel è stato il senatore Francesco Casoli del Gruppo Elica (leader nelle cappe da cucina e più volte nominato Great place to work in Italia e in Europa) che ha fatto una presentazione vigorosa ed ironica della storia della sua azienda, spiegando all’audience le sue idee su come affrontare oggi le problematiche di sviluppo aziendale in un’ottica internazionale. Secondo lui, i due slogan chiave che possono salvare l’Italia delle imprese, sono fantasia e discontinuità. Reinventare sé stessi, cambiare per poter rinnovarsi.

Ha proseguito Renato Mascherin, Ad di Brovedani Group, azienda presente a Galanta con uno stabilimento del quale è molto contento, investimento fatto dal gruppo nel 2005 per stare vicino ai suoi clienti, le grandi case automobilistiche che hanno fatto della Slovacchia la Detroit d’Europa. Mascherin ha sottolineato come la “delocalizzazione” in Slovacchia non abbia fatto perdere un solo posto di lavoro in Italia, anzi, solo nel 2012 negli impianti italiani sono state assunte 100 persone.

Sergio Bellazzi, presidente del Gruppo Belfin (forniture per l’automotive), ha evidenziato come secondo lui è necessario, per andare all’estero, essere convinti di essere più bravi degli altri, anche a costo di sembrare presuntuosi. E ci tiene a ricordare che il suo gruppo è una “multinazionale tascabile”, dato l’alto livello di internazionalizzazione nonostante la taglia del gruppo tutto sommato moderata, lasciando intendere che le PMI non devono aver paura di mettersi in gioco nella competizione globale.

Maurizio Codognotto, Ad del gruppo Codognotto, ha spiegato come nel loro settore (trasporti) la scelta di internazionalizzare ad un certo punto era obbligata per rimanere competitivi a livello europeo. Oggi, in sei anni di investimenti all’estero, Codognotto è presente con sedi in tutta Europa, specializzandosi nel frattempo come operatore logistico, attività che permette una maggiore marginalità e sviluppo nel lungo periodo.

Il direttore di Confindustria Vicenza Lorenzo Maggio ha rilevato come sia oggi necessario che le varie organizzazioni di imprese del tessuto industriale italiano (Confindustria, Camere di commercio) debbano essere più integrate e dialoganti, per agire di concerto in un sistema rinforzato, aiutando il legislatore a trovare soluzioni. Oggi Confindustria deve sottoporsi ad una profonda riforma, ha detto, perché quando le aziende muoiono anche le associazioni non stanno affatto bene. Ed è giusto che anche le Camere di commercio cambino per stare più vicine alle imprese ed essere meno “istituzionali”. Le imprese oggi chiedono cose diverse da quelle di qualche anno fa, oggi la battaglia si è trasformata in una sfida globale.

Nella serata si è poi tenuta la cena di gala, ospitata presso il Café Reduta, con oltre duecento presenti. Nel corso della cena sono state consegnate dall’Ambasciatore Roberto Martini alcune onorificenze del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano. Il presidente di VUB Banka Ignacio Jaquotot, presidente di CCIS nel mandato 2009-2012, è stato nominato Commendatore al merito della Repubblica. Nella motivazione si cita il suo impegno come sponsor «a favore della cultura italiana in Slovacchia», le sue «eccellenti qualità» che lo hanno portato a «incarichi di grandissima responsabilità» all’interno del Gruppo Intesa dove lavora da oltre trent’anni, e «la sua disponibilità verso l’Ambasciata e l’Istituto di Cultura».

Marino Mersich, imprenditore, a lungo vicepresidente della CCIS, è stato nominato Cavaliere al merito della Repubblica per il «suo lavoro a favore dell’associazionismo italiano in Slovacchia dando la massima collaborazione alle istituzioni italiane e locali», oltre che per il suo impegno «nel campo sociale e culturale». Stesso titolo anche a Luca Ruggenenti, imprenditore «ben conosciuto nel Paese ospite ed in patria impegnato da sempre nel promuovere la cultura italiana», che ha «seguito e collaborato con grande entusiasmo alle iniziative» di Ambasciata e Istituto di Cultura.

(Pierluigi Solieri)

Fotografie: CCIS, TA3

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