1989: dal marxismo al marktismo (di Francesco Leoncini)

Il 17 novembre era una data “sacra” per la gioventù studentesca ceca, che ricordava la dura repressione da essa subita ad opera degli occupanti nazisti nel 1939 (nel 1989 ricorreva quindi il cinquantesimo anniversario). Nelle manifestazioni antitedesche svoltesi a Praga il 28 ottobre, giorno della ricorrenza della fondazione della Repubblica Cecoslovacca nel 1918, la polizia aprì il fuoco uccidendo subito un operaio e ferendo gravemente uno studente di medicina, Jan Opletal, che poi morì l’11 novembre. I suoi funerali si trasformarono in una nuova enorme manifestazione contro il Reichsprotektorat e le autorità tedesche decisero una radicale azione di forza che portò nella notte tra il 16 e il 17 novembre, alla deportazione di circa 1200 studenti e all’ordine di chiusura per tre anni delle università. L’indomani furono giustiziati nove tra studenti e giovani docenti, ritenuti capi della rivolta. Nel dopoguerra il 17 novembre divenne festa nazionale ed ogni anno aveva luogo a Praga un corteo, organizzato dopo il ’48  dall’ “Unione della gioventù socialista”, che partiva dalla tomba di Opletal nel quartiere di Albertov, dove c’è la Facoltà di Medicina.

Pure nel 1989 l’ “Unione” tentò di gestire in maniera tradizionale le celebrazioni, ma alcuni giorni prima della data fatidica altri giovani cominciarono a far circolare un invito non ufficiale tra gli studenti nel quale si specificava come quegli ideali di libertà e verità messi in pericolo nel ’39 fossero di nuovo minacciati; si chiedeva a ciascun partecipante di portare un fiore in occasione della manifestazione, da depositare nel parco antistante la stazione ferroviaria centrale dopo aver effettuato un percorso diverso da quello classico.

Verso le quattro del pomeriggio di venerdì 17 un numero insolitamente alto di studenti, circa cinquantamila, si ritrovò ad Albertov, mentre il governo, evidentemente ben informato dei propositi degli studenti autonomi, diede ordine alla polizia di presidiare il centro cittadino. Dopo aver reso omaggio alla tomba di Opletal, il corteo scese lungo la Vltava e girò a destra appena dopo il Teatro nazionale, imboccando Národní třída. A quel punto alcuni studenti vennero caricati dalla polizia ma l’evento scatenante fu poi  la notizia, rivelatasi infondata, che ci fosse stata una vittima negli scontri.

Ne seguì quella imponente reazione popolare che caratterizzò i giorni successivi in tutto il Paese e portò nel giro di qualche settimana al crollo del regime comunista. Vi era comunque già stato l’abbattimento del Muro di Berlino e seguì, ai primi di dicembre, l’incontro a Malta tra Bush e Gorbačëv. Significativa la scritta che apparve in quei giorni sui muri di Praga Malta rozhodla [Malta ha deciso]. Alle grandi speranze che si accesero in quei primi mesi seguirono anni difficili, sia sul piano economico che sociale e nell’Europa post comunista si diffuse presto delusione e disincanto. “Dal marxismo si passò al marktismo”, presto si disse tra gli ex dissidenti della DDR, e l’affermarsi di un “pensiero unico” a livello globale finì per determinare una crisi mondiale senza precedenti quale quella che stiamo vivendo.

Francesco Leoncini

Storico dell’Europa Centro-Orientale già professore all’Università Ca’ Foscari. Ha scritto e curato numerosi saggi e libri tradotti in varie lingue, ultimo dei quali è stato “L’Europa del disincanto. Dal ’68 praghese alla crisi del neoliberismo” uscito nel 2011 per i tipi di Rubbettino.

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