Central European Forum, Di Girolamo: la mafia non è sconfitta, è cambiata

È cominciato ieri il Central European Forum 2012, un appuntamento ormai annuale che a Bratislava analizza i temi più caldi della democrazia e del rapporto tra società civile e politica nella giovane area mitteleuropea, che è nata alla democrazia di tipo “occidentale” soltanto poco più di due decenni fa. Il tema di quest’anno – Truth and Love / Verità e Amore – da mettere in diretta correlazione con menzogna e odio, è stato aperto ieri con una prima tavola rotonda che ha visto ospiti (nel campo filosofico, intellettuale, giornalistico e della società civile) alcuni nomi di un certo interesse, primo fra tutti il sociologo e filosofo della modernità e del consumismo postmoderno Zygmunt Bauman, o il filosofo ed europarlamentare lituano Leonidas Donksis, difensore di libertà civili e diritti umani. Tra di loro anche Giacomo Di Girolamo, giovane giornalista di Marsala che si è rapidamente fatto conoscere per i suoi scritti sulla mafia (Cosa Grigia è il suo ultimo libro dedicato alla nuova mafia, erede di Cosa Nostra ma decisamente più avanzata e moderna, uscito quest’anno dopo una prima pubblicazione su Matteo Messina Denaro, colui che incarna il vecchio timbro mafioso, attualmente al vertice indiscusso di Cosa Nostra).

Il giornalista slovacco Martin Simecka (scrittore clandestino di samizdat durante il comunismo, poi fondatore dell’editore Archa, direttore di Sme per una decina di anni e infine di Respekt) ha aperto il primo panel di discussione della rassegna che portava il titolo di “Lies”, bugie, commentando sul fatto che questo Paese aveva già avuto abbastanza delle menzogne dell’era di Meciar (1992-1998) per accorgersi però che oggi è forse anche peggio. Ha fatto il recente esempio della regista Zuzana Piussi, che sta rischiando la galera per il suo documentario sul sistema giudiziario slovacco, o quello, sempre di pochi giorni fa, dell’ex Presidente Kovac condannato a chiedere scusa al capo dei servizi segreti per aver fatto dichiarazioni a metà anni ’90 sul suo coinvolgimento nel rapimento del figlio. Cosa che molti pensano e nessuno dice. Le bugie, ha glossato, sono un diffuso complemento delle nostre vite, e sono in genere più forti delle verità. L’ex Premier socialista ungherese Ferenc Gyurcsany, ha ricordato ancora, è stato costretto a dimettersi – paradossalmente – quando ha detto la verità, ovvero quando ha confessato che fino ad allora aveva nascosto ai cittadini la reale situazione dell’economia del paese.

Passata la parola all’ospite italiano sull’esperienza di bugie nel proprio paese, Di Girolamo ha detto che il suo mestiere, il giornalista, è in effetti la professione di chi cerca le bugie. Il problema è che oggi in Italia la menzogna si è istituzionalizzata. Chi dice bugie fa carriera, e ancora di più chi le dice più grosse e credibili. Nel suo ultimo libro, ha detto, lui cerca di svelare l’ultimo inganno in Italia, quello che dice che la mafia è sconfitta. Certo, ogni mese ci sono arresti di decine di collusi e  membri di mafia, e proclami di ministri e governi, ma in realtà all’interno della mafia è in atto un ricambio generazionale, che l’ha fatta diventare una Cosa Grigia, che ha cambiato faccia, è più istituzionale. Se la vecchia guardia aveva come obiettivo il controllo del territorio e aveva una organizzazione verticistica, la nuova è più agguerrita ed è dentro le istituzioni. Un esempio? È da un anno che si parla in Italia di una legge contro la corruzione, e il dibattito è infinito. La realtà è che i politici oggi hanno paura, paura di perdere la possibilità di fare i loro affari. E questo avviene mentre nei tribunali del sud manca perfino la carta per scrivere, nel disinteresse dello Stato.

Io ricevo molte querele, ha continuato Di Girolamo. In questo momento io ho otto denunce per diffamazione. Con la nuova legge rischio la galera. Beh, io potrei approfittarne per fare una dieta…, ha detto con un sorriso amaro, ma la questione è che tutte le querele attaccano la mia persona e non quel che ho scritto, non i fatti che ho riportato. Un esempio: l’Assessore all’Ambiente della Regione Sicilia ha una casa abusiva a 10 metri dal mare, che è stata sanata con una dichiarazione falsa. Io mi sono preso la briga col metro di andarla a misurare. Bene, lui mi ha denunciato per violazione della privacy, e si è difeso dicendo che quella casa è intestata a sua nonna. Ora, quante nonne ci saranno in Italia? Il problema di fondo riguardo al suo mestiere, secondo il giornalista siciliano, è che nel complesso non manca chi si prende la briga di dire la verità, di raccontare le cose come stanno. Ma manca un’opinione pubblica che le assimili e si ribelli.

Giacomo di Girolamo intervistato dalla tv di Stato slovacca (foto_BS)

In un intervento successivo, Di Girolamo informa i presenti stupiti (ma neanche tanto) che in Sicilia ai funerali ci sono persone che vengono pagate per piangere. E quanto più è importante il funerale, tante più persone sono chiamate a piangere, ha detto ancora osservando l’ipocrisia di tale tradizione. Ma del resto, ha rilevato, nel dialetto siciliano, una lingua parlata da circa 5 milioni di persone, non esiste la parola verità. E non esiste il tempo verbale futuro [lo si usa all’indicativo presente. E del resto non esiste neppure il verbo dovere-ndr]. Con una semplice e devastante equazione, Di Girolamo ha dunque ricavato l’amara affermazione che una “terra senza verità = terra senza futuro”.

Proseguendo il dibattito, Oksana Zabuzhko, poeta, scrittrice e attivista ucraina, ha fatto un esempio della mentalità ucraina quando ha parlato di marketing, ovvero delle “bugie dei venditori”, cosa che la loro cultura giustifica con indulgenza. Ha fatto un divertente esempio di una conversazione con la sua agente letteraria di pochi giorni prima. Questa aveva promosso la pubblicazione del suo ultimo libro a un editore dicendo che l’opera di Oksana era già stata pubblicata in otto paesi. Ma come otto, aveva detto l’autrice, sono solo quattro. E l’agente: ma se consideri che l’edizione inglese si può vendere anche in America Canada e Australia, quella austriaca anche in Germania, alla fine non ho mica detto una vera e propria bugia, semmai ho appena appena esagerato un po’…

Leonidas Donksis, alla domanda se le menzogne sono una minaccia alla democrazia, ha detto che le bugie fanno una caricatura della democrazia. La distorsione è un reale pericolo per la democrazia. Ha poi detto quanto sia difficile tradurre la verità nella pratica politica. Ha fatto l’esempio di Vaclav Havel, che ha dato il la proprio al tema del forum di quest’anno. Egli era una persona autentica come dissidente, ha detto Donksis, ma si è mantenuto vero anche come uomo di Stato, una volta divenuto Presidente. È stato fatto anche un esempio che tutti conosciamo di un fatto considerato come “menzogna di Stato”: l’impeachement di Bill Clinton per l’affaire con Monika Lewinsky. In realtà, ha fatto notare il filosofo, Clinton in quell’occasione ha detto una “bugia privata”, un fatto che riguardava la sua sfera famigliare, e che non intaccava la sua credibilità politica e istituzionale. Non è la bugia privata che minaccia lo Stato, ma la menzogna pubblica, ha concluso. Il filosofo polacco Bauman ha fatto ridere la sala pronunciando un aforisma raggelante per definire i vari gradi di menzogna: ci sono le bugie, le grandi bugie, e le statistiche.

Di Girolamo, chiamato a riassumere la serata con un esempio positivo, ha detto che tutto quel che fa, nonostante le minacce, i piccoli “incidenti” e avvertimenti che riceve, è per la gioia di fare il suo mestiere. E ha evocato l’operaio specializzato protagonista de La chiave a stella di Primo Levi: «Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l’amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono». Sulle bugie, dice il giornalista, prevale la felicità di saper far bene il proprio lavoro.

Il Central European Forum, organizzato dall’associazione Projekt Forum, prosegue anche oggi e fino a domenica presso il teatro Divadlo Astorka Korzo ’90, in Namestie SNP 33, con una lunga serie di ospiti internazionali. Qui il programma dei prossimi appuntamenti: http://ceeforum.eu/en/2012/11/pozvanka-na-stredoeuropske-forum/. Oggi nei due panel si parla di Odio e di Stupidità, sabato di Cambiamento ed Esperti, mentre domenica si chiude l’edizione di quest’anno con Paura, Amore, Protesta. Nei prossimi giorni pubblicheremo una intervista che abbiamo realizzato con Giacomo Di Girolamo.

(Pierluigi Solieri)

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