In Slovacchia, causa crisi, è in atto un “ritorno di cervelli”

In un lungo articolo di alcuni giorni fa ripreso anche da Presseurope.eu, Lenka Buchlakova scriveva sul quotidiano Pravda che la crisi che ha colpito l’Europa occidentale riduce le opportunità di lavoro per gli slovacchi all’estero, e di fatto riduce la “fuga di cervelli”. O, meglio ancora, sta provocando una fuga di cervelli al contrario. Diversi specialisti, soprattutto nel settore della tecnologia, stanno tornando in Slovacchia dopo aver trascorso un periodo di tempo in Irlanda, Italia e altri paesi. Secondo il quotidiano, quando le aziende di questi paesi effettuano tagli del personale gli stranieri sono i primi a finire nella lista nera.

Anche le partenze verso l’estero, nel frattempo, sono in diminuzione: quest’anno sono circa 100 mila le persone che stanno cercando di andare a lavorare all’estero, cifra che era di oltre 160 mila nell’anno pre-crisi 2007, con un particolare interesse per i giovani slovacchi delle aziende britanniche e ceche. Gli economisti prevedono ora un ritorno in patria soprattutto degli esperti IT.

La fuga di cervelli si riflette anche nello sviluppo dell’economia. Secondo Buchlakova, che prende dati SAV, se i laureati che ogni anno lasciano la Slovacchia rimanessero a casa loro, solo il lavoro da loro prodotto farebbe aumentare il PIL nazionale di 0,6 punti percentuali. Il problema, semmai, è che tutti i laureati possano trovare lavoro in Slovacchia in base ai loro studi. Una delle principali cause della disoccupazione giovanile, si legge nell’articolo, è infatti la mancata corrispondenza tra il tipo di educazione di laureati e diplomati e le attuali richieste del mercato del lavoro.

(La Redazione)

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