Intervista: Paolo Brosio, ovvero la gioia di chi ritrova Dio

Paolo Brosio, conduttore tv molto conosciuto delle reti Rai e Mediaset (TG4, Domenica In, Stranamore, Quelli che il calcio…, Linea Verde, telecronista-tifoso delle partite della Juventus per Mediaset Premium, inviato all’Isola dei famosi eccetera), spesso ospite di programmi tv di intrattenimento, è passato qualche anno fa attraverso una profonda crisi, personale e di valori, che lo ha condotto a un rinnovamento profondo per la scoperta della fede e la subitanea conversione a un cristianesimo consapevole. Dopo la sua “rinascita”, che lo ha portato più e più volte in pellegrinaggio alla collina di Medjugorje dove ancora appare la Madonna ad alcune veggenti a trent’anni dalla prima volta, Brosio ha messo a disposizione la sua notorietà per spiegare quanto gli è successo, da “un passo dal baratro” – come il titolo del primo libro scritto dopo la conversione – alla gioia e serenità che dice di provare oggi che si è messo in pace con Dio, ma soprattutto con sé stesso. A Bratislava per presentare l’edizione slovacca del suo Profumo di lavanda (Vôňa levandule, uscito a fine primavera in Slovacchia per i tipi LUC con la traduzione di Dagmar Sabolova-Princic), lo abbiamo incontrato giovedì scorso nel bel mezzo di una serie di appuntamenti con radio, televisioni e personalità della Chiesa slovacca.

Buongiorno Slovacchia: La sua storia professionale è stata molto varia. Come spettatori abbiamo iniziato a conoscerla naturalmente vent’anni fa, nella terribile stagione giudiziaria e giornalistica di Mani Pulite, momento che ha segnato un’epoca della storia recente d’Italia. Oggi di nuovo c’è un problema di corruzione, di “mani pulite”, che forse non è mai passato. Come vede lei la situazione?

Paolo Brosio: La vedo male. Non si può essere ottimisti, né fiduciosi vedendo quello che sta accadendo in questo momento in Italia. Dal punto di vista dell’economia, dell’occupazione, della responsabilità etico-sociale della classe politica in generale, sia a livello di regioni che a livello parlamentare purtroppo assistiamo a scandali ripetuti.Tant’è che l’attuale esecutivo è espressione di un governo tecnico. C’è necessità di un rinnovo della classe politica e di uscire dalle vecchie logiche di potere fine a sé stesso, dove si mette in atto purtroppo una forma di legami parentali e relazioni [che favoriscono i favoritismi e il clientelismo-ndr] che danno atto a continue violazioni delle leggi, tra finanziamento ai partiti, corruzione e altro. Tanto che ogni giorno c’è uno scandalo… D’altra parte, però, sono fiducioso del fatto che le nuove generazioni trovino spazio per occupare posizioni che diano sollievo alle imprese e alla classe politica. Il futuro è senz’altro nelle mani dei giovani. Purtroppo in Italia il ricambio generazionale avviene con una lentezza esasperante, e a cinquant’anni si viene ancora considerati “giovani”. Bisogna dare più spazio ai giovani. Fare in modo che ci sia una nuova classe politica e che i cervelli della finanza, della ricerca, dell’università non fuggano, ma piuttosto che possano avere un futuro nel loro Paese per creare una classe dirigente, dalla cultura all’economia, alla politica, a una macchina dello Stato che sia sempre più efficiente. Il momento è difficile ma io penso che oggi, dopo aver provato su me stesso una profonda conversione, ci siano da recuperare in gran parte anche i valori cristiani nel senso più genuino del termine, cioè che tutto debba essere risolto sempre sulla base di un’orientamento verso quelli che sono i valori della culla della nostra storia e della nostra tradizione. Anche chi non crede non può non riconoscere che tutto ciò di cui è permeata l’Italia parte da una radice storica cristiana, che non può non essere riconosciuta e rivalutata. Oggi, purtroppo, Dio è stato messo fuori dalla porta del nostro cuore. Certamente, io credo, non si può sconfiggere la crisi economica se prima non andiamo a risolvere quelli che sono i valori etici, cristiani soprattutto. Basterebbe prendere i dieci comandamenti: lì c’è già una risposta, senza andarsi a guardare il Codice penale.

BS: La sua ultima parabola di vita è stata segnata da una conversione cristiana che l’ha portata repentinamente da una vita segnatamente legata al benessere materiale e alla perdita dei valori morali, dovuta a una serie di fatti personali dolorosi in particolare nel campo degli affetti, a una nuova vita regolata dalla fede.

PB: C’è stato un momento particolare nel quale ho subito un precipizio morale in seguito a eventi drammatici come la morte di mio padre in circostanze particolari, un incendio doloso in una società dove insieme ad altri soci avevo cento dipendenti, una separazione matrimoniale traumatica dalle conseguenze disastrose per il mio  animo… La mia reazione a questa sequenza di fatti amari, mentre cercavo di trovare una ragione in quello che mi era successo, è stata usare gli strumenti che conoscevo, e dunque il lavoro, 24 ore al giorno, il rifarmi sulla forza della ragione,  ma anche una trasgressione esasperata dopo la separazione, del genere “chiodo scaccia chiodo”, fino ad arrivare all’abisso: la ricerca del male per distruggere il male stesso …  sesso, alcol, cose che non avevo mai fatto in misura così esasperata. Arrivando a un certo punto anche a rischiare la vita. Ed è solo una volta arrivato al fondo mentre ero preso in questa morsa senza speranza, che mi sono reso conto che sono arrivato per esclusione, e dopo aver ormai provato tutto, a scoprire Dio. Ho trovato allora nella preghiera una forza incredibile per combattere queste difficoltà drammatiche, e allo stesso tempo un’arma potente contro il male. Io allora, all’interno del mio io, trovavo tutte le risposte: gli ascolti, lo share, l’auditel, la pubblicità che mi ha dato un benessere increbile – io che ero partito come giornalista di quotidiani di provincia e dunque non conoscevo la ricchezza. Ma è stata proprio questa impreparazione che mi ha lasciato prima cadere nel culto dell’immagine per sé stessa e poi, alle prime difficoltà, a franare come una pera cotta. Cominciare di nuovo a pregare, dopo trent’anni nei quali ero stato completamente lontano da Dio, non è stato facile, e questo malgrado la mia famiglia fosse molto cattolica; ma mi ha fatto ritrovare l’umiltà nella sofferenza. E la preghiera, piano piano, mi ha ricostruito come uomo, come anima, come ragione e come professionista, riportandomi forse a un momento di splendore che non avevo conosciuto nemmeno nei momenti più belli della mia vita passata, nemmeno quando avevo fatto alcuni dei programmi più importanti della televisione italiana. Ho trovato un appoggio forte nei valori cristiani, che oggi non abbandonerò mai più.

BS: Che cos’è la fede?

PB: La fede è una forza che non è quantificabile dal punto di vista scientifico, né razionale, né chimico, né fisico né matematico… ma alla quale ci si può aggrappare in maniera così forte che permette di superare ostacoli impensabili. Questa è la fede. È una fonte spirituale. Una questione di cuore, non di cervello, che porta a valori di amore, carità, pazienza, umiltà che sono difficilissimi per noi uomini da raggiungere ma che piano piano te li fa conquistare e fornisce una base solida su cui appoggiare la propria vita.

BS: Molti santi e padri della Chiesa (Sant’Agostino e San Paolo fra gli altri) hanno fatto una vita amorale o distorta prima di una piena conversione. È necessario conoscere il peccato nel suo senso più ampio per poi riconoscere Dio?

PB: Mah, io racconto la mia testimonianza, che non deve né può essere considerata oggettiva e universale. Se anche una sola persona si riconosce nella mia testimonianza e può servirgli per uscire da una crisi famigliare, dal dolore di una ferita data da una persona amata e persa per sempre (che sia figlio, moglie, compagna di vita o altro), o per uscire da una dipendenza, che può essere simile alla mia – alcol, sostanze stupefacenti e sesso – e si ritrova attraverso la preghiera… se una sola persona si salvasse, io sarei davvero felice.

BS: Questo suo coinvolgimento nella scrittura, sulla sua vicenda di conversione e su Medjugorje, la sente come una missione? Utilizzando la sua visibilità e notorietà per…

PB: Io la sento come un destinare la mia vita a saldare un debito con Dio, che mi ha salvato. Come una riconoscenza. E per far conoscere alla gente la possibilità di utilizzare la religione, la fede, come un’arma contro le difficoltà della vita. Una cosa alla quale io non avevo proprio pensato: un’utilizzo speculativo della fede. E così dell’eucarestia, dei sacramenti più importanti, quelli fondamentali della vita cristiana, dalla preghiera alla meditazione della parola di Dio, come strumenti contro il male. Cioè contro le tentazioni, contro la possibilità di scivolare nel peccato. Ed è una forza inaudita, che eleva l’uomo dal punto di vista umano e spirituale e gli permette di fronteggiare le difficoltà del vivere quotidiano. Ci sono aspetti che sono forse anche troppo sottolineati, come i miracoli… la persona che va a Lourdes ammalata e torna guarita… Dio è onnipotente, per chi ha una fede forte, e quindi può anche fare questo. Ma la vera questione è un’altra, cioè che la vicinanza a questi grandi luoghi di spiritualità, a queste sorgenti inesauribili di spiritualità [Lourdes, Medjugorje e altri luoghi di pellegrinaggio-ndr], in realtà ti dà forza per fronteggiare questa malattia anche senza guarirla, anche senza una visione “magica” della fede. Sono due mondi completamente diversi, un conto è l’esoterismo, la magia, che secondo me sono la porta del male, del demonio, mentre la fede è una pace, una serenità del cuore anche e soprattutto nel momento della tribolazione. Parlare di fede quando tutto va bene è più facile. Ma quando una persona si trova ad affrontare una malattia, una difficoltà, il dolore di una ferita morale che può essere ancora più violenta di un grave tumore… lì la fede diventa essenziale, perché ti permette di superare le tempeste, con una dignità e con una serenità… e di non fare più sbagli.

(P.S.)

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