Corte di giustizia UE: era diritto della Slovacchia di negare l’ingresso all’ex Presidente d’Ungheria

La Corte di giustizia dell’Unione Europea ha respinto il reclamo ungherese contro la Slovacchia che negò l’accesso sul territorio del Paese al Presidente magiaro László Sólyom nel 2009. Secondo la motivazione della sentenza, la direttiva relativa al diritto di circolazione e libero soggiorno dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari nel territorio degli stati membri «non impone l’obbligo alla Repubblica Slovacca di garantire al Presidente dell’Ungheria l’accesso al proprio territorio e, pertanto, il primo appello deve essere respinto in quanto infondato».

Il verdetto è in linea con il parere dell’Avvocatura generale della Corte di giustizia, che era stato diffuso nel marzo scorso, e che suggeriva alla Corte di respingere la causa intentata dall’Ungheria. Nell’area delle relazioni diplomatiche i rapporti tra stati, anche se entrambi membri dell’Unione Europea, restano una competenza nazionale, pur dovendo rispettare il diritto internazionale.

La visita del Presidente Sólyom in Slovacchia per l’inaugurazione della statua del re santo Stefano d’Ungheria (fondatore e primo regnante dello Stato magiaro) in una piazza di Komarno nel 2009 non era prettamente una visita privata: era previsto infatti un discorso di Sólyom alla cittadinanza. Le visite dei capi di Stato degli stati membri UE sono soggette al consenso del Paese ospitante, aveva motivato l’Avvocatura.

L’incidente diplomatico accadde quando nell’agosto 2009 il Presidente Sólyom era stato invitato a Komarno dalle autorità cittadine di Komarno (politicamente appartenenti al Partiti etnico ungherese SMK), mentre lo stesso invito non era pervenuto alle maggiori autorità statali della Slovacchia. Per di più, l’inaugurazione di un monumento “provocatorio” quale il simbolo dello Stato magiaro (nell’ambito, ricordiamo, di una stagione di rapporti piuttosto tesi tra i due paesi e una tendenza alla radicalizzazione della politica ungherese), è stata decisa per un giorno decisamente infausto per la Slovacchia: il 21 agosto, data dell’invasione della Cecoslovacchia nel 1968, quando le truppe sovietiche furono accompagnate dagli eserciti di altri paesi del Patto di Varsavia; tra questi, vi erano anche truppe ungheresi.

A seguito di vari scambi di note diplomatiche tra le ambasciate in connessione alla visita, senza esito, i tre leader della Repubblica Slovacca (il Presidente Gasparovic, il Primo Ministro Fico e il presidente del Parlamento Pavol Paska) adottarono una dichiarazione congiunta affermando che la visita del Presidente ungherese Sólyom non era particolarmente appropriata perché Solyom non aveva intenzione di incontrare i funzionari slovacchi, e il 21 agosto è una data particolarmente sensibile.  Sólyom venne infine fermato dalle autorità di frontiera slovacche sul ponte sul Danubio che collega Komarno all’ungherese Komarom, e venne rimandato indietro scatenando le ire ungheresi e polemiche infinite.

(La Redazione)

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