La tragedia del Vajont

Con colpevolissimo ritardo, vorremmo ricordare agli italiani che ci leggono l’anniversario del disastro accaduto 49 anni fa alla diga del Vajont, evento epocale che ha commosso tutti e lasciato il segno nella storia modera del nostro Paese. Alle 22:39 del 9 ottobre 1963, un’enorme frana di roccia di circa due chilometri quadrati di superficie e 260 milioni di metri cubi di volume, da anni in movimento sulle pendici del Monte Toc, precipita nel sottostante bacino artificiale sul torrente Vajont tra Friuli e Veneto sollevando un’onda di 230 metri d’altezza. Tra i 25 e i 30 milioni di metri cubi di materiale solido e liquido scavalcarono la diga, abbattendosi nella sottostante valle del Piave, provocando la distruzione di cinque paesi situati presso lo sbocco del torrente (Longarone, Pirago, Rivalta, Villanova, Faè) e mutando per sempre la geografia della zona. La tragedia lasciò 1.908 morti, 1.450 dei quali nella sola Longarone, a cui vanno aggiunti i 10 caduti sul lavoro durante gli anni di costruzione della diga. Si trattò non solo di un disastro civile e di vite umane, ma soprattutto di un disastro industriale, dove ciechi e burocratici tecnici e industriali non hanno fatto i conti con la natura e le sue regole.

Un post del blog “Il Simplicissimus” che abbiamo letto ieri, dedicato a una giornalista che si era battuta per impedire il disastro, per molti versi annunciato, ci ha profondamente colpiti e vorremmo riproporvelo riportando qui alcuni capoversi.

«Dicono che quelli che non erano già a letto, fossero tutti davanti alla televisione alle ore 22:39, quando crolla la montagna e arriva quell’onda che stravolge il paesaggio, lo rende irriconoscibile se non per la memoria di quelli che restano, nelle case lambite dal mostruoso fiume d’acqua e pietre, o lontani perché era facile che si fosse lontani a lavorare in quel 1963 di miracolo economico disuguale, chè pare che a essere equa sia stata solo la livella. E nemmeno quella, perché a Longarone, nelle frazioni di Erto, solo sfiorato e graziato, a Casso, in quelle  valli del Vajont e del Piave, a crepare sotto l’acqua sono stati solo poveracci, quelli che avevano guardato venir su quella diga come una minaccia prepotente, un affronto alla loro terra, ricavata dai pendii e bonificata con il lavoro di generazioni, il sigillo su un ricatto di quelli che  sei predestinato a subire perchè sei già sommerso: o così o così, o vendi e non è più tuo o non è più tuo lo stesso, perché tanto ti espropriamo». […]

Continua la lettura su Il Simplicissimus.

Consigliabilissimo anche il toccante, intenso lavoro teatrale “Vajont” fatto da Marco Paolini molti anni fa ma che mantiene tutt’ora una enorme forza e partecipazione. Nei due video il primo e secondo tempo della trasmissione televisiva ad esso dedicata.

http://youtu.be/aoXJ58MS0yY

http://youtu.be/ijjKBe4IEbI

(Red)

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

  

  

  

 SKG Auto & Tir Services s.r.o.

Vai al sito

dicembre: 2017
L M M G V S D
« Nov    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

ARCHIVIO

Dal diario di una piccola comunista

pubblicità google