Nicholsonova: decine di minori orfani adottati in Italia senza autorizzazione

I membri della Commissione parlamentare per i Diritti umani si sono riuniti venerdì su istanza del deputato SaS Lucia Nicholsonova per cercare di districare una matassa nelle pratiche di adozioni internazionali forzate di bambini slovacchi avvenute negli ultimi anni che potrebbero portare presto a responsabilità penali. Secondo la Nicholsonova, ex Ministro del Lavoro, Affari sociali e Famiglia nel precedente governo, oltre 100 adozioni transfrontaliere di bambini provenienti da orfanotrofi slovacchi si sono compiute senza l’ok dell’apposita commissione responsabile per l’assegnazione di ogni bambino a genitori che siano ritenuti adeguati. Alla riunione ha partecipato anche la responsabile del Centro per la protezione giuridica internazionale dei bambini e dei giovani, Andrea Cisarova, come ha scritto venerdì l’agenzia di stampa Sita.

La Cisarova ha confermato che la sua organizzazione ha iniziato, sotto direttiva del ministero, un controllo approfondito per verificare tutta una serie di adozioni all’estero approvate nell’ultimo periodo, per le quali la Nicholsonova avrebbe ricevuto numerose segnalazioni da genitori. In particolare, i controlli si sono concentrati su 357 adozioni internazionali di bimbi slovacchi, la maggior parte dei quali sono stati adottati in Italia, unico paese ad essere rappresentato da una società privata in adozioni internazionali di bambini provenienti dalla Slovacchia, scrive Sita. Secondo la deputata SaS, la sproporzione nel trasferimento di bambini verso l’Italia è riscontrabile almeno negli ultimi dieci anni. A questo riguardo, la parlamentare slovacca, sempre secondo l’agenzia di stampa Sita, ha presentato una denuncia per traffico di minori e intenderebbe rivolgersi all’Interpol e alla polizia italiana, sospettando un uso distorto del potere delle istituzioni nel concedere il via libera per le adozioni a livello internazionale.

La maggior preoccupazione della deputata Nicholsonova è che i bambini provenienti da famiglie slovacche forse non finiscono davvero nei paesi ai quali sono stati inviati, ma proseguano per altre destinazioni. Inoltre, c’è il sospetto che l’autorità slovacca li ha inviati all’estero sulla base di criteri discutibili e, infine, c’è il fatto che il centro non ha monitorato la situazione come la legge richiede.

La procedura standard, scrive Sita, prevede che in primo luogo si cerchi di trovare genitori slovacchi per gli orfani slovacchi, e solo quando questo non è possibile vengono allora messi a disposizione per un’adozione da parte di genitori stranieri. Il processo è supervisionato da una commissione ufficiale, ma la Nicholsonova dice che in 106 casi i bambini sono stati spediti all’estero senza l’approvazione di questa commissione e senza documentare eventuali loro condizioni problematiche di salute, senza conoscere la lingua, senza essere preparati per la nuova situazione. E per finire, ci sono situazioni in cui fratelli o addirittura gemelli sono stati divisi e adottati da famiglie diverse.

Un altro grave problema, continua Sita, sarebbe il fatto che l’archivio del Centro per la protezione giuridica internazionale dei bambini e dei giovani sarebbe incompleto, e mancherebbero i dossier relativi alle adozioni internazionali prima del 2002, il che non permette al momento di avere una visione d’insieme dei trasferimenti all’estero dal 1993 al 2002. La Commissione parlamentare per i Diritti umani intende andare a fondo sulla questione.

Secondo le nostre informazioni, le agenzie italiane che operano nel settore delle adozioni internazionali sono riconosciute e selezionate dagli enti governativi preposti. E le adozioni in Italia avvengono esclusivamente tramite la Commissione Adozioni Internazionali presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che garantisce il rispetto della Convenzione dell’Aja del 1993, come ci viene segnalato del resto dall’Ambasciata d’Italia. Dal 1998, in Italia è obbligatorio per adottare un minore straniero servirsi di un ente autorizzato, il quale cura le pratiche con le autorità estere – e non è possibile rivolgersi ad esse direttamente. Sarebbe dunque da escludersi un coinvolgimento di enti italiani nella baruffa nata in Slovacchia.

Alla nostra richiesta di informazioni sul caso ora in esame alla Commissione parlamentare Diritti umani, la rappresentanza diplomatica italiana a Bratislava ci ha inviato un breve comunicato che citiamo di seguito: «L’Ambasciata d’Italia non dispone di elementi al riguardo. Comunque, essendo attenta a tutti gli eventuali problemi che riguardano i minori e le adozioni internazionali, sta seguendo la questione».

Abbiamo nel frattempo cercato di contattare la parlamentare Lucia Nicholsonova per sentire le sue ragioni ma fino ad ora non ci ha risposto.

(Fonte Sita, La Redazione)

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