Gasdotto Transadriatico TAP: ufficiale il sostegno politico di Italia, Grecia e Albania

Quello avvenuto a New York a margine del vertice ONU potrebbe essere un fatto di rilevante importanza destinato a modificare la politica energetica italiana ed europea. Nella serata di giovedì, 27 settembre, i governi di Italia, Grecia, ed Albania hanno siglato un memorandum per il sostegno politico al Gasdotto Transadriatico – TAP.

Questa infrastruttura è progettata nell’ambito del piano di diversificazione delle forniture di gas varato dalla Commissione Europea per trasportare carburante dall’Azerbajzhan in Europa, senza più dipendere da infrastrutture controllate dalla Russia: Paese che, sopratutto nella parte centro-orientale del vecchio continente, detiene il monopolio nella compravendita di gas.

Come riportato da una nota ufficiale, alla dichiarazione di New York i tre governi faranno seguire iniziative in ambito istituzionale per garantire la realizzazione della TAP entro i prossimi mesi. «Sono grato ai governi di Italia, Grecia e Albania per l’appoggio politico – ha dichiarato il capo della TAP, Kjetl Tungland – il Gasdotto Transadriatico è un progetto sempre più robusto, dopo l’ottenimento dell’accordo per lo sfruttamento dei giacimenti azeri e l’espressione di interesse nei nostri confronti da parte dei colossi energetici British Petroleum, SOCAR e Total».

Apprezzamento per la dichiarazione di sostegno politico di Italia, Grecia e Albania è stata espressa anche dal Commissario UE all’Energia, Gunther Oettinger, che ha definito il fatto come un passo in avanti che permette all’Europa di facilitare l’accesso ai giacimenti di gas dell’Azerbajdzhan.

Con la capienza di 20 miliardi di metri cubi di gas all’anno, e una lunghezza di 800 chilometri – dalla località greca di Komotini a San Foca, in Puglia – la TAP è compartecipata per il 42% dal colosso norvegese Statoil e dalla compagnia svizzera EGL, e, per il 15%, dalla tedesca E.On. Oltre che dalla British Petroleum, dalla SOCAR e dalla Total, interesse a compartecipare al progetto è stato espresso dalla compagnia greca DEPA e da quella italiana Enel.

Il sostegno italiano al Gasdotto Transadriatico rappresenta una svolta nella politica energetica del Belpaese, che finora ha contrastato le iniziative della Commissione Europea, preferendo sostenere il Southstream. Noto anche come Gasdotto ortodosso, il Southstream è progettato dalla Russia per rifornire l’Europa sud-occidentale di gas russo, isolando paesi dell’Europa Centrale politicamente invisi al Cremlino – come Romania e Polonia – e vanificando i tentativi di Bruxelles di accedere in misura autonoma da Mosca a fonti di oro blu alternative.

Nonostante il sostegno del governo alla TAP, per l’Italia resta ancora da chiarire la posizione del colosso nazionale ENI. Il Cane a Sei Zampe possiede il 20% delle azioni del Southstream, ed è uno dei più solidi partner in Europa del monopolista russo Gazprom – posseduto per il 50% dal Cremlino. Tuttavia, la realizzazione del Gasdotto Transadriatico potrebbe permettere alla penisola italiana di affermarsi come il principale – e unico – hub per l’importazione e la distribuzione in Europa del gas del Bacino del Caspio: una possibilità che, oltre che a Roma, potrebbe fare gola anche alla compagnia energetica italiana.

Forte del sostegno di Italia, Grecia e Albania, la TAP si trova ora a vincere non solo la concorrenza del Souhstream, ma anche quella tutta interna all’Unione Europea con il Nabucco: conduttura concepita per trasportare il gas azero dalla Turchia fino al terminale austriaco di Baumgarten attraverso Romania ed Ungheria. Quest’ultimo gasdotto è sostenuto politicamente dalla Commissione Europea e dai paesi del Quartetto di Vysehrad – Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia – e, sul piano economico, è compartecipato dalla compagnia austriaca OMV, dall’ungherese MOL (azionista di riferimento anche della slovacca Slovnaft), dalla romena Transgaz, e dalla tedesca RWE.

Quale conduttura tra la TAP e il Nabucco sarà scelta per trasportare in Europa il gas dell’Azerbajdzhan si potrà capire in seguito alla decisione del consorzio che controlla il giacimento Shakh-Deniz, da cui l’UE potrà importare 16 miliardi di metri cubi di gas all’anno.

Nel febbraio 2010, la Commissione Europea ha stretto con Baku un pre-accordo per lo sfruttamento dello Shakh-Deniz e, nel settembre 2012, Bruxelles ha ottenuto anche la manifestazione di volontà del Turkmenistan di contribuire alle forniture di gas per il vecchio continente.

(Matteo Cazzulani, La Voce Arancione)

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