La Polonia spaccata in due, vittoria sul filo per il Presidente riformista

La Polonia ha un nuovo Presidente: il liberale Bronislaw Komorowski, del partito di centrodestra  Piattaforma civica (Po), al governo dal 2007. È stato eletto con il 52,6 per cento dei voti, una vittoria sul filo, contro uno sconfitto Jaroslaw Kaczynski, candidato del partito conservatore e nazionalista di Legge e giustizia (PiS), che ha ottenuto il 47,4 per cento dei voti. A metà scrutinio il quadro sembrava opposto, con Kaczynski in testa. L’affluenza alle urne ha superato le previsioni raggiungendo il 54,8 per cento.

In linea con le previsioni, le regioni povere e rurali hanno scelto in massa Kaczynski, che ha ottenuto anche i voti degli elettori più anziani, mentre Komorowski ha raccolto consensi soprattutto nelle aree urbane. Tuttavia, scrive il quotidiano di Varsavia Rzeczpospolita, nonostante il successo di Komorowski, il “vincitore politico” del voto è Kaczynski, perché il suo buon risultato personale, unito al rafforzamento del PiS, dimostra che nel paese le due principali forze politiche sono «quasi sullo stesso piano». E Piattaforma civica «non ha la forza per rimanere al potere in eterno», commenta il quotidiano conservatore. Ora che ha la presidenza e la guida del Governo, il partito di Komorowski e del Premier Donald Tusk non ha più alibi: «deve portare a termine le riforme necessarie al paese», osserva Rzeczpospolita in un’altra analisi sulle elezioni. Dal novembre 2007 fino al giorno dell’incidente aereo di Smolensk, in cui è morto nell’Aprile scorso l’ex presidente della repubblica Lech Kaczynski con 89 altissimi esponenti dell’elite polacca, la coabitazione tra il Presidente e l’attuale Primo Ministro Donald Tusk è stata un continuo conflitto. Nonostante il sostegno di una forte maggioranza centrata sul partito Piattaforma Civica, Tusk e la politica riformista in economia e conciliatrice all’estero sono stati spesso colpiti dal veto legislativo del presidente – che ha bocciato, tra l’altro, la riforma delle pensioni e dell’agricoltura.

Osserva Rzeczpospolita che la sconfitta di misura di Kaczynski potrebbe trasformarsi in una vittoria alle elezioni politiche del 2011. È dello stesso avviso anche l’altro quotidiano Gazeta Wyborcza, che invita il partito di Tusk e Komorowski a mostrare finalmente il suo «lato riformista e ad aprirsi alla cultura della democrazia europea. Se Piattaforma civica non lo farà, perderà le prossime elezioni».

Il voto di domenica ha dunque sottolineato come la Polonia sia una società divisa, osserva Adam Michnik, fondatore della Gazeta Wyborcza. «La metà del paese che ha sostenuto Komorowski ha fiducia  nell’Unione europea, e vuole una Polonia democratica, pluralista, un libero mercato e lo stato di diritto». La parte che ha perso, invece, è rappresentata da «una destra autoritaria guidata da Jaroslaw Kaczynski. Una destra simile è un pericolo per la Polonia». Michnik osserva che la divisione tradizionale tra destra e sinistra non riflette più quello che succede nell’Europa centrale, orientale e anche in alcuni paesi dell’Europa occidentale, dove «una nuova ondata di populismo dalle caratteristiche ideologiche molto composite» sta conquistando il favore degli elettori.

È possibile che queste due Polonie riescano a comunicare, a trovare un punto d’accordo? Se lo chiede Tomasz Lis, direttore del settimanale Wprost, il quale si augura pure che in futuro queste divisioni non saranno più sfruttate dai partiti per ottenere un tornaconto politico. Difficilmente, però, questo succederà in tempi brevi, anche perché «la campagna elettorale per le presidenziali non ha certo fatto progredire il paese, e in fondo non ha prodotto nulla di positivo per i polacchi». Lis chiede ai suoi connazionali di smetterla una volta per tutte di sprecare tempo, che è un «fattore essenziale in democrazia».  È arrivato il momento di fare riforme nel campo delle finanze pubbliche, del sistema sanitario, della previdenza, e bisogna ridurre la spaccatura politica che esiste tra ricchi e poveri . Come osserva Michnik, il forte sostegno per Jaroslaw Kaczynski – in parte dovuto all’onda emotiva della tragedia aerea di Aprile con la morte del gemello Presidente Lech Kaczynski e una parte dell‘elite politica e civile della Polonia, in un luogo (Katyn) simbolo tragico per la Polonia – dimostra che «molti polacchi non si sentono a casa nel loro paese». La principale sfida del nuovo Presidente sarà quella di trasformare questo stato d’animo.

(Fonte Internazionale, La Redazione)

Chi interessato può vedere anche il commento di Enzo Bettiza: „Ora la Polonia aspetta il voto della Chiesa“, dove si sottolinea il ruolo fondamentale dell’ala più faziosa della Chiesa polacca, in particolare della xenofoba Radio Marija, nel successo di Kaczynski e dei nazionalisti. Dice Bettiza: «Il risicatissimo risultato emerso dalle urne, che porterà al vertice della repubblica con uno stentato 53 percento il liberale Bronislaw Komorowski, sarà, nonostante tutto, rassicurante per l’Europa la quale nel 2011 vedrà la Polonia alla presidenza di turno dell’Unione. Sarà invece meno rassicurante e più insidioso per la Polonia in quanto tale».

Vedere anche Andrea Tarquini su Repubblica: “La Polonia ha scelto l’Europa”: «Gli elettori del più dinamico e importante paese orientale della Ue hanno ascoltato consigli, speranze, valori e umori dell’ Unione europea persino più degli inviti della potente Chiesa cattolica. La quale ha incassato così la sua prima grave sconfitta politica qui nel dopo Wojtyla. Ma lo sconfitto, l’euroscettico nazionalconservatore Jaroslaw Kaczynski […] è distanziato di poco dal vincitore e risorge politicamente come temibile capo dell’ opposizione. Si prepara spregiudicato e populista a cavalcare il malcontento per le ulteriori, dure riforme volute dal giovane Premier Donald Tusk […]. Vittoria degli europeisti e dei moderni dunque, ma a Varsavia la partita continua».

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