Mercato unico del Gas: ecco i dettagli del piano della Commissione Europea

Scritto da Matteo Cazzulani per legnostorto.com

Un incentivo politico con un preciso piano tecnico per i paesi dell’Europa Centrale, una tirata d’orecchie alla Germania, e tanti compiti da fare per tutti gli stati dell’Unione Europea, Italia compresa. Lo scorso martedì 18 settembre l’agenzia Euractiv ha diffuso i dettagli del progetto di legge che la Commissione Europea avrebbe approntato per realizzare il mercato unico del gas dell’UE. Il problema non è di poco conto, dal momento che in Europa esistono stati completamente isolati dal resto del vecchio continente per quanto riguarda l’aspetto energetico, come il Portogallo, l’Estonia, la Bulgaria, La Lituania, la Lettonia, Malta, la Spagna e Cipro. È ad essi che, in primo luogo, il progetto di legge della Commissione Europea si rivolge, per evitare che singoli paesi si trovino in situazioni di seria emergenza energetica in caso di taglio delle forniture da parte dei venditori extra-europei, da cui il vecchio continente è quasi totalmente dipendente.

Per quanto riguarda il Portogallo, la Commissione Europea ha invitato Lisbona a sviluppare collegamenti con la Spagna. A sua volta, Madrid è chiamata a moltiplicare gli scarsi collegamenti con le condutture francesi, e a dare un definitivo slancio alla realizzazione del Corridoio Africa-Spagna-Francia per l’importazione di gas dal Magreb in Europa.

Compito impegnativo anche per i Paesi Baltici. L’Estonia è chiamata ad unificare i propri gasdotti con quelli della Finlandia e della Lettonia, che a sua volta è invitata a sviluppare le condutture nazionali, e a predisporle per la messa in comunicazione con il sistema infrastrutturale energetico della Lituania. Vilnius avrà poi il compito di collegare le proprie condutture ai gasdotti nazionali della Svezia entro il 2014, e a quelli della Polonia entro il 2016 per mezzo del già progettato Connettore Baltico.

La Bulgaria è invitata ad ultimare i piani infrastrutturali energetici già progettati per unificare i propri gasdotti nazionali con quelli di Romania, Turchia, Grecia e Serbia. Inoltre, Sofia è chiamata a giocare un ruolo attivo nella realizzazione del Corridoio Meridionale: fascio di gasdotti progettati dalla Commissione Europea per trasportare gas azero, turkmeno e iracheno direttamente in Europa, senza dipendente dal passaggio per condutture controllate dalla Russia, né per lo stesso territorio russo.

Oltre che alle cosiddette “isole energetiche”, il progetto legislativo prevede precise direttive anche per gli altri paesi dell’Unione Europea fortemente dipendenti da un solo fornitore di gas, ossia la Russia. L’Ungheria è chiamata ad aumentare la portata del suo sistema infrastrutturale energetico, ad oggi insufficiente per garantire la sua messa in comunicazione con quello tedesco, serbo, croato, sloveno, slovacco e di altri paesi europei. Budapest ricopre un’importanza fondamentale per i progetti di indipendenza energetica della Commissione Europea, e ha già avviato alcuni passi per la realizzazione della strategia comune di Bruxelles. Oltre alla progettazione di un gasdotto per unificare le condutture magiare a quelle delle Slovacchia, l’Ungheria è stato il primo Paese a dare l’imprimatur politico al Nabucco: la principale conduttura del Corridoio Meridionale, sostenuta anche dagli altri paesi del Gruppo di Vysehrad – Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia – e dalla Romania.

La Polonia è invitata a migliorare lo stato dei gasdotti nazionali, che copriranno un’importanza fondamentale per la realizzazione del Corridoio Nord-Sud: gasdotto unico europeo che metterà in comunicazione il rigassificatore di Swinoujscie, in Pomerania (nella Polonia Occidentale), con il terminale LNG dell’Isola di Krk, in Croazia. Particolari raccomandazioni per la messa in comunicazione dei gasdotti nazionali con i sistemi infrastrutturali energetici dei Paesi confinanti sono state mosse anche agli altri paesi coinvolti nel Corridoio Nord-Sud, come la Repubblica Ceca e la Germania.

Per Berlino, il progetto di legge rappresenta più una tirata d’orecchie che una lista di compiti a casa. La Germania – invitata ad adoperarsi per il Corridoio Nord-Sud e per l’inclusione nel progetto della Danimarca – è infatti il Paese che ha dato un contributo decisivo alla costruzione del Nordstream, gasdotto progettato dalla Russia per rifornire direttamente di proprio gas l’Europa Occidentale, bypassare paesi politicamente osteggiati dal Cremlino come Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia e Romania, e, sul piano politico, dividere l’Unione Europea tra stati dell’Ovest “privilegiati” agli occhi di Mosca, e stati del Centro-Est costretti ad importare gas russo a prezzi maggiorati.

Importante è anche l’impegno che dovrà essere profuso dall’Italia. Oltre al miglioramento della qualità delle condutture nazionali, il Belpaese è chiamato a dare un contributo decisivo alla costruzione del Gasdotto Transadriatico – TAP – la seconda infrastruttura del Corridoio Meridionale, progettata per trasportare il gas azero dalla Turchia all’Europa attraverso il territorio greco e quello albanese.

La TAP, che è destinata a giocare un ruolo fondamentale per la sicurezza energetica europea, è sostenuta politicamente da Grecia ed Albania, ma non ancora convintamente dall’Italia, che a riguardo ha espresso solo una vaga nota di sostegno firmata dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Fuori dal progetto di legge resta l’aspetto dei rigassificatori, su cui la Commissione Europea sta parimenti spendendo energie e risorse. Per diminuire la dipendenza dal gas della Russia e del Nord Africa, Bruxelles ha dato avvio a un piano di costruzione di terminali LNG per assicurare l’importazione di oro blu da Qatar, Norvegia e Stati Uniti d’America nelle regioni del vecchio continente fortemente dipendenti da Mosca e Magreb. Nel piano rientrano le installazioni di Swinoujscie in Polonia, dell’isola di Krk in Croazia, ma anche di un terminale nel Baltico – da costruirsi in uno dei tre paesi – e nel Mar Nero, dove ad essere sfruttato sarà anche il gas naturale rilevato al largo delle coste della Romania.

La Russia resta un’insidia – Seppur ben strutturato, il piano della Commissione Europea ha due nemici: il Southstream e la lobby filo-russa in seno all’Unione Europea. Il Gasdotto Ortodosso – com’è altrimenti noto il Southstream – è una conduttura progettata dalla Russia per impedire la realizzazione del Corridoio Meridionale, e rifornire di gas russo l’Europa Sud-Occidentale. Oltre che dal monopolista russo del gas, Gazprom, il Southstream è compartecipato da una cordata di importanti compagnie del Vecchio Continente come il colosso italiano ENI, le compagnie tedesca, francese e greca Wintershall, EDF e DEPA, e quelle nazionali di Serbia, Slovenia, Macedonia, e Montenegro, che nonostante la natura anti-europea del progetto appoggiano i piani di Mosca per il proprio interesse locale. In aggiunta, a sostenere la politica energetica della Russia è l’asse franco-tedesco-belga-olandese, pronto a supportare presso le istituzioni UE le iniziative di Mosca anche sul piano politico.

In cambio della fedeltà degli Stati occidentali, e della gestione diretta o indiretta dei gasdotti nazionali, Gazprom – società posseduta per più del 50% dal Cremlino, finita di recente nel mirino di un’inchiesta della Commissione Europea per condotta anticoncorrenziale – ha concesso sensibili ribassi delle tariffe per l’acquisto di gas alle principali compagnie degli stati interessati.

(Matteo Cazzulani per legnostorto.com)

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