Scuola: Ministro Finanze è pessimista sulla possibilità di aumentare gli stipendi

A seguito dello sciopero nel settore scuola tenutosi la scorsa settimana con la richiesta di ottenere almeno un 10% di aumento sui salari degli insegnanti, il Ministro delle Finanze Peter Kazimir pare piuttosto pessimista. Adempiere alle richieste dei sindacati da gennaio 2013 costerebbe allo Stato 180 milioni di euro, sulla base di una stima fatta dal suo ministero. Il ministro ritiene di non poter garantire al momento la copertura di tale nuovo costo, dato che il governo sta cercando di tagliare il disavanzo pubblico al di sotto del 3% del PIL per la fine del prossimo anno. La settimana scorsa anche il Ministro dell’Istruzione, Dusan Caplovic, aveva espresso una sorta di “vorrei ma non posso”, rifacendosi alla situazione economica attuale, ma assicurando tutto il suo impegno nel tenere come prioritaria la condizione salariale del personale della scuola. Questione però da risolvere, a suo dire, entro il suo termine ministeriale di quattro anni.

Il capo del sindacato degli insegnanti, Pavol Ondek, ha detto che i lavoratori del settore non intendono pesare oltre il dovuto sulle spalle del governo in un momento così delicato per l’economia nazionale ed europea. Ma non sono disposti ad accettare meno di un 10% di aumento dei loro stipendi. È il minimo, sostiene Ondek, anzi, «sarebbe meglio se il governo proponesse di più».

Oltre all’aumento di paga, gli insegnanti chiedono anche un incremento di risorse pubbliche nel settore istruzione per arrivare quanto prima al 6% del PIL nazionale. Gli stipendi nella scuola slovacca sono i più bassi di tutti i trentacinque paesi dell’OCSE, secondo uno studio recente. Il che vale soprattutto per gli insegnanti di scuole materne, elementari e secondarie. La Slovacchia occupa l’ultimo posto anche per gli stipendi degli altri dipendenti con istruzione superiore. E i fondi dedicati alla scuola in Slovacchia sono pure i più bassi dell’OCSE, con il 4% di risorse in percentuale di Prodotto nazionale lordo (PIL). L’Italia, per la verità, non sta particolarmente meglio, essendo al penultimo posto con il 4,5% di investimenti sul proprio PIL.

A meno di non ottenere migliori condizioni nei negoziati con i rappresentanti del Governo, il sindacato ha ventilato la possibilità di altre azioni di protesta nel prossimo futuro. Gli insegnanti erano già in agitazione anche un anno fa, e sempre per le stesse ragioni. Ma nell’ottobre 2011 decisero responsabilmente di fermare la protesta per la caduta anticipata del governo Radicova.

(La Redazione)

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