L’italiana Slotex Fashion lascia a casa 180 persone e non paga tre mesi di stipendi

La società Slotex Fashion, azienda tessile di capitali italiani con sede a Vranov nad Toplou (regione di Presov), ha tenuto le porte chiuse ieri (lunedì) ai suoi circa 180 dipendenti. Il personale sta ricevendo avvisi di licenziamento per posta che indicano che i loro contratti di lavoro sono cessati il 1° settembre. Secondo le lettere la fabbrica di maglieria (che produce per grossi marchi mondiali) è oggi in una situazione finanziaria molto delicata e potrebbe fallire.

I dipendenti della società non nascondono la loro delusione, leggiamo su Tasr, e si sentono ingannati dopo aver atteso invano gli stipendi di giugno e luglio, e quelli di agosto si andranno ad aggiungere alla lista pendente. La società, peraltro, aveva recentemente interrotto i colloqui con il personale sul futuro dell’azienda. «È ingiusto e indecente. Siamo stati costretti dalla direzione a caricare camion fino all’ultimo minuto, perché ci hanno detto che dobbiamo rispettare i nostri impegni. Ci hanno fatto produrre anche se sapevano che cosa sarebbe successo», ha detto uno dei dipendenti, citato da Tasr, che non sa come tirare avanti con la sua famiglia in una zona di alta disoccupazione.

Il sindacato interno all’azienda sta lavorando perché i salari dovuti vengano pagati interamente tramite procedura fallimentare, visto che la società possiede macchinari e altre attrezzature, che però in questi giorni sarebbero in corso di trasferimento. «Ci aspettiamo che anche gli organi preposti alla vigilanza faranno il loro dovere», ha dichiarato Jozef Balica del sindacato KOVO, che ha enumerato anche i debiti dell’azienda verso la previdenza sociale (Sociálna poisťovňa) e le assicurazioni sanitarie.

L’azienda era finita sulle prime pagine già settimane fa per uno sciopero dei lavoratori, che attendevano per la fine di agosto almeno il pagamento di uno stipendio, quello di giugno. Gli stipendi in sospeso per le sarte impiegate in azienda oscillano tra i 320 e i 340 euro lordi al mese, davvero il minimo sindacale. Lo sciopero, iniziato il 16 agosto, è stato sospeso per le due settimane di ferie aziendali – senza stipendio. Il 3 settembre i lavoratori si sono recati alla fabbrica per riprendere il lavoro – o lo sciopero se non la società non avesse almeno pagato una mensilità. E invece, la sorpresa della chiusura. Una delle lavoratrici aveva detto in agosto al quotidiano Novy Cas che l’atmosfera in azienda era fortemente negativa, e serpeggiava tra i dipendenti la paura che a settembre la società avrebbe chiuso.

(La Redazione, Fonte Tasr)

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