Viaggiare lenti: diario in bici Trieste-Cracovia – Parte 1

Ne abbiamo parlato pochi giorni fa: sette ragazzi, sette biciclette in giro per l’Europa a cercare un’esperienza diversa: il viaggio lento. Alla Rumiz, insomma, loro nume tutelare, peraltro triestino Doc, che del resoconto di viaggio – a piedi, in bici, in treno, in auto (moderna e d’epoca), in Italia e all’estero – ne ha fatto una saga raccontata a puntate ogni estate su Repubblica. Questi suoi concittadini, fulminati dai suoi libri, hanno deciso anche loro di partire. Perché l’importante è partire, non arrivare. E godersi la gioia dello stare insieme, lentamente, del sudare insieme, del patire crampi o soffrire la fatica in un contesto a misura d’uomo. Inizia qui il diario di viaggio di Diego Manna, il capo della banda che abbiamo incontrato anche nel loro passaggio a Bratislava sulla via pre Cracovia. Il testo è scritto in triestino, un dialetto musicale che accarezza l’orecchio, in gran parte comprensibile anche ai non autoctoni, che viene ancora abitualmente usato per la comunicazione in città ed ha una sua specifica letteratura.

di Diego Manna

Girar in bici, anche nel quotidiano, te insegna a goderte ogni istante dela vita, a considerar importante ogni incontro, ogni dialogo, a esser aperto e a non chiuderte nele tue robe, nei tui traguardi, per quanto importanti questi possi sembrar. Xe un modo de esplorar i loghi, i tempi e le persone in maniera lenta, sempre ricetivi, sempre pronti a coglier qualsiasi oportunità de condivision. La meta perdi importanza, come in fondo spesso capita in tuti i tipi de viagi. Ma in bici questo risulta ancora più evidente. No te son isolà del contesto, ma te ghe son sempre totalmente imerso. Che sia boschi, piste ciclabili, fiumi, strade statali con camion spuzolenti, auti su cui te se schianti, cani col cinciut che te cori drio, gente che rispondi ai tui saludi, gente che no te ga pel cul, gente che te manda a remengo, che sia qualsiasi roba, el contato coinvolgerà sempre tuti i sensi, e sarà sempre qualcosa de totalizante. In auto no xe cussì. In auto te son isolà, te viagi baricado dentro el tuo inibitore sensoriale. Casin. Rumorazi fora. Silenzio dentro. Meo impizar l’autoradio. Za meo, perdemose nela musica e impizemo el pilota automatico del zervel, guida ti dei, tanto la strada questa xe, o perdemose nei nostri pensieri. Questo almeno xe quel che fazo mi in auto. Anche viagiar a pie xe diverso. Per quanto te sia a contato direto col mondo esatamente come in bici, anzi, sicuramente de più, l’uso dei pie xe una limitazion fortissima ai cambi de ritmo, a cui personalmente son legà tantissimo. Lanciarse in bomba in discesa, sentir el vento sui cavei, sentir lagrimar i oci per la velocità, el tuto dopo gaver rucà come mati per salir fin in zima, xe una sensazion fantastica. Ogni tipo de viagio porta a dover rinunciar a qualcosa in cambio de altri vantagi. Mi credo che la dimensione bici sia la dimensione perfeta, almeno per quel che me riguarda in questo momento.

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(Diego Manna)

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