L’Ungheria da il via libera definitivo alla costruzione del Nabucco

Articolo di Matteo Cazzulani per legnostorto.com

Il gasdotto più importante per la dipendenza energetica europea s’ha da fare, nonostante i dubbi e le perplessità dimostrati nel passato. Nella giornata di martedì 14 agosto l’Ungheria ha dato il via libera alla costruzione sul suo territorio del Nabucco: gasdotto progettato dalla Commissione Europea per trasportare nel Vecchio Continente gas dall’Azerbajdzhan, e diminuire la dipendenza dal monopolio della Russia sulle forniture di oro blu.

Come riportato da una nota del consorzio deputato alla costruzione del Nabucco, il gasdotto percorrerà in territorio ungherese 384 chilometri utili per collegare la Romania all’Austria, e va riconosciuto il prezioso ruolo ricoperto dall’Ungheria: il primo dei paesi coinvolti nel progetto energetico a dare il via libera definitivo alla costruzione dell’infrastruttura.

L’adesione di Budapest al Nabucco ha vissuto alti e bassi dovuti all’estrema burocratizzazione delle procedure e, sopratutto, ai tentennamenti delle autorità ungheresi sul piano economico e politico. Nel 2010, l’Ungheria ha concesso i permessi preventivi alla costruzione del gasdotto europeo dopo rilevamenti ecologici, ed ha avviato i lavori di una apposita commissione tecnica che, dopo due anni, ha approvato l’itinerario definitivo del Nabucco in Ungheria.

Il punto più basso della partnership tra il gasdotto della Commissione Europea e Budapest lo si è avuto nell’aprile del 2012, quando la compagnia energetica nazionale MOL ha messo in dubbio la propria partecipazione per via della scarsa chiarezza sui finanziamenti e sulla incertezza legata alla possibilità di sfruttare il ricco giacimento azero Shakh Deniz. Per questa ragione, ed anche in segno di protesta contro le critiche rivolte dall’UE al governo di Viktor Orban in seguito alle controverse riforme del sistema giudiziario e della Costituzione, l’Ungheria ha valutato persino l’ipotesi di abbandonare il Nabucco per sostenere la SEEP. Questo progetto, alternativo al Nabucco, è stato sostenuto dal colosso energetico britannico British Petroleum, ed è stato ipotizzato secondo un itinerario “low cost” parallelo a quello del Nabucco mediante la messa in comunicazione delle infrastrutture già esistenti.

La confermata partecipazione dell’Ungheria al Nabucco rende sempre più vicina la realizzazione di un progetto di fondamentale importanza per l’indipendenza energetica europea. Il Nabucco è infatti progettato per trasportare 31 miliardi di metri cubi di gas dall’Azerbajdzhan senza transitare dal territorio della Russia e, così, senza dipendere dal diktat contrattuale di Mosca e del monopolista russo Gazprom.

Oltre all’ungherese MOL, il Nabucco è compartecipato dalle compagnie nazionali austriaca OMV, da quella romena Transgaz, e da quella tedesca RWE – che, come Budapest, ha messo in dubbio la sua permanenza nel consorzio per motivi economici. Sul piano politico il gasdotto è sostenuto dalla Commissione Europea e dai Paesi del Quartetto di Vysehrad: Polonia, Ungheria, Slovacchia, e Repubblica Ceca.

Nei prossimi mesi, la conduttura dal Nabucco è chiamata a superare la concorrenza del Gasdotto Transadriatico (TAP), conduttura progettata per trasportare il gas azero in Italia meridionale attraverso Grecia ed Albania, compartecipata dalle compagnie norvegese Statoil, dall’elvetica EGL, e dalla tedesca E.On, e supportato sul piano politico dai governi di Grecia ed Italia.

Una volta superata la concorrenza interna della TAP, il Nabucco è chiamato a fronteggiare un concorrente altrettanto forte e politicamente potente come il Southstream, gasdotto progettato dalla Russia sul fondale del Mar Nero per rifornire di gas direttamente l’Europa Sud-Occidentale, bypassare paesi invisi al Cremlino come Polonia, Romania, Moldova ed Ucraina, e frenare la realizzazione dei piani di indipendenza energetica dell’Unione Europea. Il Gasdotto Ortodosso – com’e altrimenti noto il Southstream – è compartecipato dal monopolista russo Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesca e francese Wintershall ed EDF, e da quelle nazionali di Grecia, Serbia, Macedonia, Montenegro e Slovenia.

Sul piano politico, l’infrastruttura rappresenta la longa manus delle Autorità del Cremlino, e, in sede UE, è sponsorizzata dai governi di paesi alleati della Russia di Putin come Germania e Francia, nonostante la sua realizzazione comporti il definitivo affossamento dell’interesse generale dell’Europa.

(Matteo Cazzulani, legnostorto.com)

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