Budapest: Csatary rimane agli arresti domiciliari, per altri tre mesi

Il tribunale di Budapest non ha rilasciato Laszlo Csatary dagli arresti domiciliari, e ha prolungato la sua detenzione fino al 18 novembre, scrive oggi il quotidiano Sme, al contrario di quanto aveva scritto ieri l’agenzia di stampa ungherese MTI, che sosteneva ieri che il criminale di guerra nazista, accusato di aver organizzato nel 1944 la deportazione degli ebrei di Kosice nei campi di concentramento, era stato liberato.

Giorni fa i media avevano informato che alcuni ricercatori ungheresi sarebbero giunti alla conclusione che la denuncia di Efraim Zuroff, capo del Simon Wiesenthal Center di Gerusalemme, sul coinvolgimento Casatary nella deportazione degli ebrei Kosice dal 1941 non è supportata da prove sufficienti. E la scorsa settimana il vice presidente del partito ultranazionalista ungherese Jobbik ha presentato una denuncia alla polizia contro Efraim Zuroff per “false dichiarazioni” che il “cacciatore di nazisti” avrebbe fatto contro Lazslo Csatary, un’accusa che potrebbe portare a una pena detentiva di cinque anni in Ungheria.

Uno degli esperti dell’accusa a Budapest ha sostenuto in un programma alla Radio Kosuth che nel 1941 Csatary non viveva a Kosice, e quindi non avrebbe potuto essere coinvolto nelle deportazioni. Csatary, nell’audizione davanti alla corte a Budapest si è dichiarato innocente. Ma l’esperto in diritto internazionale ungherese Adam Gellert alla fine di giugno affermava che uno degli elementi più convincenti di prova della colpevolezza di Csatary è la sua firma sui documenti trovati negli archivi slovacchi.

Nel frattempo, sarebbero emerse nuove prove secondo le quali Csatary sarebbe stato catturato nella città ungherese di Veszprem alla fine della seconda guerra mondiale, nel 1945, e poi condannato per i suoi crimini a Pecs a 20 anni di carcere, ma poi fuggì lasciando il paese. A informarne i media è stato lo storico Zoltan Balassa, che avrebbe scoperto i documenti a Kosice, oggi in Slovacchia. Balassa ha detto che questi nuovi documenti, insieme alle testimonianze del processo in contumacia del 1948 fatto dalle autorità cecoslovacche – che lo ha condannato a morte – si potrebbe sostenere l’accusa contro il 97enne ex responsabile delle forze di occupazione naziste per il ghetto ebraico a Kassa. Balassa è convinto che gli archivi della polizia e della corte di Veszpem e Pecs dovrebbero senz’altro contenere documentazioni di questo caso. Secondo altri documenti, Csatary avrebbe lasciato Kosice nel 1944, in viaggio con le truppe tedesche.

La polizia ungherese aveva arrestato Csatary il 18 luglio 2012, dopo la pubblicazione sul giornale inglese The Sun di un servizio speciale dell’uomo che vive a Budapest. Il tribunale lo ha posto in stato di detenzione per 30 giorni, concedendo gli arresti domiciliari per l’età avanzata dell’accusato. Lo scorso novembre il Wiesenthal Center aveva presentato una denuncia alle autorità ungheresi contro Csatary, accludendo le accusandolo di essere responsabile della deportazione di circa 16.000 ebrei da Kosice durante la seconda guerra mondiale, che sono poi in gran parte morti nel campo di concentramento di Auschwitz.

Il Ministero della Giustizia slovacco ha presentato settimane fa una richiesta di estradizione, basandola sulla condanna dell’allora tribunale comunista di Kosice nel 1948 in contumacia. Il Ministro, Tomas Borec, ha rivelato comunque che l’estradizione potrebbe rivelarsi molto complicata e poco probabile, come sostengono gli esperti,

Fuggito in Canada, Csatary ritornò in Ungheria nel 1995, quando le autorità canadesi scoprirono il suo passato e gli ritirarono la cittadinanza aprendo un procedimento penale. A Budapest viveva indisturbato in un appartamento di un quartiere residenziale.

(La Redazione, Fonti Tasr, AFP e altre)

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