L’Ambasciata saluta Teresa Triscari che lascia l’Istituto di Cultura di Bratislava

C’era festa ieri sera presso la residenza dell’Ambasciata d’Italia, sulla collina del Castello. Ad essere festeggiata era il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, Teresa Triscari, che sta per dare l’addio alla Slovacchia per rientrare in Italia. Un addio tanto più significativo, trattandosi della sua fine carriera. L’Ambasciatore Roberto Martini, indirizzandole un saluto caloroso, con un coup de théâtre le ha consegnato una busta proveniente dal Ministro degli Esteri, Giulio Terzi, che la Triscari ha aperto con grande sorpresa.

All’interno, un riconoscimento alla sua carriera, e un ringraziamento per il suo lavoro. La Triscari, commossa, ha letto il messaggio del ministro e ha rimarcato quanto lei apprezzi questo tipo di attestati di benemerenza, nonostante altri, al contrario, li snobbino. Si è detta felice di questo riconoscimento, come è stata felice, ha detto, di aver potuto presenziare proprio il giorno prima alla consegna delle credenziali del nuovo ambasciatore italiano al Presidente Gasparovic.

Teresa Triscari, originaria di Cefalù, dopo una laurea in lettere classiche e due master (uno in arte moderna e contemporanea, e un altro in critica letteraria) conseguì anche un dottorato di ricerca in archeologia. Autrice di saggi di critica letteraria e di arte moderna e contemporanea, ha contribuito a convegni letterari. È membro della giuria del Premio Letterario “Elsa Morante” presieduta da Dacia Maraini, premio che aprì una sezione “slovacca” proprio all’arrivo della Triscari a Bratislava, per evidenziare le relazioni tra i due paesi in aree quali il cinema e la traduzione letteraria. È al Ministero degli Affari Esteri dal 1980, e alla direzione degli Istituti Italiani di Cultura dal 1996. Prima di Bratislava, dove è arrivata nel 2009, è stata anche a Bucarest, Praga, Varsavia e Cracovia, percorrendo un po’ tutta questa Europa centro-orientale nel suo nuovo sviluppo postcomunista – in senso politico e culturale.

Il suo intento dichiarato, da direttore a Bratislava, è stato quello di «essere finestra culturale italiana, di un’Italia aperta, fulcro della nuova Europa unita», come aveva detto lo scorso anno nell’intervista a Buongiorno Slovacchia. La cultura, aveva sottolineato allora, «è anche etica, rappresenta i valori dell’uomo, è un retaggio e una ricchezza che poi dà esiti anche nell’economia. Quindi la cultura è ricchezza anche stricto sensu. Dobbiamo essere fieri di un’Italia che è sempre stata portabandiera di un patrimonio di idee, di cultura, di storia, di generosità. Abbiamo il dovere, proprio in questo momento [di crisi-NdR], di presentarla in tutta la sua grandezza».

(P.S.)

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