Karol Kallay, oggi il funerale. Il suo preferito era “Italy Today”, ritratto dell’Italia del boom

Karol Kallay, forse il più grande fotografo che la Slovacchia abbia avuto, morto a 86 anni lo scorso sabato 4 agosto, ha oggi il suo funerale, proprio nel momento in cui scrivo. Lo ha portato via un tumore che da tempo lo stava lentamente uccidendo. Ha avuto una vita piena e vissuta, e un successo riconosciuto con oltre 80 mostre personali in Slovacchia e all’estero, e forse una cinquantina di libri fotografici (altre versioni dicono 35), dove ha pubblicato, peraltro, solo una parte limitata della sua immensa produzione. Per i suoi libri “Piesen o Slovensku” (Canzone sulla Slovacchia) e “Los Angeles” ha vinto, tra gli altri, anche il premio Unesco per il più bel libro del mondo.

Nell’ultimo periodo, Kallay preparò una mostra dal titolo “Bratislava moja” (Bratislava mia) che fu tra gli highlight del Mese della Fotografia di Bratislava 2011, e un libro omonimo che fu pubblicato in contemporanea, con decine di fotografie in gran parte inedite sulla città nel dopoguerra, a documentare l’amore dell’autore per Bratislava, nonché i grandi cambiamenti avvenuti all’odierna capitale slovacca nel corso degli ultimi sessant’anni.

Ma nello stesso periodo, nonostante la malattia incombesse – o forse proprio per questo, perché sentiva di non avere più tanto tempo – Kallay aveva messo le mani sul suo sterminato archivio per preparare gli scatti da pubblicare su un libro antologico. Vi ha lavorato fino all’ultimo momento, arrivando praticamente a finire il lavoro. Purtroppo, non gli è stato concesso di avere tempo – tempo sufficiente per vederlo pubblicato. Il libro uscirà infatti all’inizio dell’anno prossimo.

In un articolo che aveva scritto nel 2010 per il sito eTrend.sk, Kallay aveva parlato del suo libro preferito, quello tra i tanti pubblicati che lo avevano reso maggiormente felice e orgoglioso. Si tratta di un libro sull’Italia, l’Italia del boom, composto di scatti realizzati nel 1960, in occasione delle Olimpiadi di Roma, la sua prima occasione di un viaggio fuori dalla Cecoslovacchia verso l’Occidente. Il risultato di quel viaggio – di quel reportage – lo vediamo nel libro “Italy Today”, per il quale, disse l’autore «ho usato due Leica M3, con obiettivi Sumicron 1:2 35 mm e Summarit 1:1 50 mm. Ho usato pellicola Kodak 3X con sensibilità di 400 ASA. Per lo più ho scattato con aperture da 11 a 22».

Qui di seguito alcuni estratti di quell’articolo, e alcune fotografie tratte dal libro.

«Molti dei miei libri sono effettivamente grandi reportage. Grandi solo perché contengono un sacco di foto con le quali ho voluto raccontare quello che ho visto e vissuto. Ma sono anche l’espressione di idee e pensieri che attraversano la mente nell’osservazione di incontri […]. Questi incontri sono brevi. A volte hanno un significato nascosto che deve essere immediatamente catturato. È anche necessario capire in quale modo farlo [intendendo quale inquadratura, obiettivo, apertura focale-NdR]. Questo può essere tanto importante come il momento della ripresa».

«Il libro più dolce e importante che ho pubblicato è “Italy Today” […]. L’Unione slovacca degli artisti aveva organizzato nel 1960 un viaggio in bus per le Olimpiadi di Roma. Mi sono iscritto e mi è arrivato il permesso di viaggio. Viaggio e soggiorno durarono sette giorni. Era la prima volta che il regime mi permise di viaggiare in Occidente».

«Mi venne alla mente una pazza idea, che con quel viaggio avrei creato un libro di fotografie sull’Italia. (Probabilmente era un’ambizione fuori luogo!). Fotografai molto intensamente con coerenza (non alla cieca), giorno e notte. Ero sul punto di avere un esaurimento fisico e mentale. Dopo il ritorno ho rivisto le foto, fatto una bozza del libro, e lo offrii alla casa editrice Artia a Praga. Non ho ricevuto obiezioni. È stato pubblicato insieme all’editore inglese Hamlyn come “Italy Today”, e successivamente in edizione tedesca come “Italien Heute”».

«Il libro era ed è un grande successo. In certi ambienti professionali allora si disse che i tre libri “New York” di William Klein, “Sweet Life” di Ed van der Elsken e il mio “Italia Oggi” avevano in gran parte influenzato l’approccio al soggetto e l’apertura ai temi sociali dell’attualità».

(Pierluigi Solieri – Grazie a eTrend.sk dal cui sito sono tratte le foto e le memorie di Kallay)

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