Ancora problemi per il libro Gorila, ora Penta si rivolge alla Corte Suprema

Il libro Gorila di Tom Nicholson ancora al centro di una querelle giudiziaria. Il gruppo finanziario Penta ha infatti lanciato una contromossa. Il suo socio Jaroslav Hascak si è rivolto alla Corte Suprema per appellarsi contro la recente sentenza della Corte regionale di Bratislava che ha permesso la pubblicazione del libro, risultato dell’indagine di tre anni del giornalista canadese Tom Nicholson e che parla diffusamente del file di presunte intercettazioni dell’Intelligence slovacca (SIS). La Corte Suprema ha ricevuto l’appello di Hascak il 3 agosto.

Hascak, che nelle intercettazioni appare come il deus ex machina di una vasta operazione di corruzione politica nell’ambito del processo di privatizzazione di importanti imprese di Stato, ha impugnato la decisione della Corte Regionale che ribaltò a giugno un divieto temporaneo emesso dal Tribunale distrettuale di Bratislava I. Quest’ultimo verdetto emesso a febbraio impedì a Nicholson di pubblicare il suo libro – che al tempo non era ancora completato – adducendo come ragione il fatto che il suo contenuto non era verificabile.

Il libro Gorila è arrivato in libreria il 23 luglio, ed è subito schizzato al primo posto delle classifiche di vendita delle librerie. Sul dossier Gorila, pubblicato su internet prima del Natale scorso, è in corso una vasta indagine che ha prodotto 60mila pagine di documentazione, ma al momento non ha prodotto accuse di reato per nessuno dei sospettati. Oltre ad Hascak e il Gruppo Penta, tra i maggiori sospetti c’è Anna Bubenikova, al tempo potente capo dell’agenzia di privatizzazione slovacca, il Fondo di proprietà nazionale (FNM), licenziata dallo scorso governo in seguito all’uscita del dossier, e oggi componente di un consiglio di tre “saggi” per consigliare il governo greco nelle necessarie dismissioni delle attività statali chieste dalla Troika (EU, BCE e FMI) per chiudere i buchi del debito nazionale. Il governo slovacco, tramite il Ministero delle Finanze, ne ha chiesto la testa all’Eurogruppo, considerandola inadatta a rappresentare il Paese in tale contesto, in particolare per un «dubbio etico». Bruxelles si è tirata fuori dicendo che sta alla Grecia, eventualmente, disconoscere la Bubenikova.

(La Redazione)

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