Ministro Terzi, messaggio per la commemorazione di Marcinelle

L’inferno di Marcinelle è un dramma di quelli che hanno segnato un’epoca e che hanno lasciato profonde ferite in una parte degli italiani – quelli che hanno dovuto emigrare per trovare sostentamento per sé e le proprie famiglie – che anche in patria hanno faticato ad essere riconosciuti come parte integrante della nostra Nazione. Solo da pochissimo si pensa a loro come una opportunità da sfruttare, per esempio per la promozione culturale ed economica dell’Italia nel mondo, e non più solo come un problema, a lungo dissimulato da politica e istituzioni.

Marcinelle, Belgio, cinquantasei anni fa, voleva dire lavoratori italiani trattati come bestie, per i quali era vietato anche entrare nei locali pubblici, paragonati appunto ai cani come ammoniva il noto cartello di quei tempi “Vietato l’ingresso a cani e italiani”, visto anche più di recente e pure nella “civilizzata” Svizzera. Frase che ancora fa male al cuore, che sanguina copioso se si pensa che i cartelli erano stampati in tipografia, alla stregua di un “Vendesi” o un “Zimmer frei”. Italiani che dovevano soltanto lavorare, duramente, ma che erano sempre gli stranieri, i delinquenti, i capri espiatori, i negri d’Europa.

Per fortuna molto è cambiato, anche se i luoghi comuni sono molto duri a morire. Ma è giusto ricordare, soprattutto oggi che il flusso dell’emigrazione giovanile ha ricominciato a marciare forte, che non siamo sempre stati amati all’estero. Oggi tutti tifano Ferrari, vestono Armani, condiscono l’insalata con olio d’oliva e aceto balsamico. E molti pensano che l’Italia sia il Paese più bello del mondo. Ma c’è sempre da faticare per far riconoscere la stessa benevolenza nei confronti degli italiani. Anche per colpa degli italiani stessi.

(PS)

Messaggio del Ministro:

Cari connazionali,

oggi, ricorrenza della tragedia di Marcinelle, in cui persero tragicamente la vita 262 minatori, di cui 136  italiani, celebriamo la “Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”, istituita dal Presidente del Consiglio dei Ministri nel 2001, a ricordo di una delle più dolorose pagine della storia dell’emigrazione e del lavoro del nostro Paese.

In tale giorno intendiamo non solo ricordare e commemorare i nostri connazionali vittime della tragedia occorsa nella miniera del Bois du Cazier, ma ricordare e rendere omaggio a tutte le cittadine e i cittadini italiani che lasciarono il Paese e contribuirono, con il loro lavoro e il loro sacrificio, allo sviluppo dell’Italia e dei rispettivi paesi di accoglienza. Quegli italiani restano l’emblema di tutti i connazionali che con la loro attività, manuale o intellettuale, contribuiscono a far crescere l’immagine e la percezione dell’Italia nel mondo, dando anche un concreto apporto, non solo lavorativo ma anche di pensiero e di idee, alle società locali.

E mi riferisco ai pionieri dell’emigrazione, che con immenso coraggio lasciarono il nostro Paese in cerca di un futuro migliore, talvolta assoggettandosi a durissime condizioni di vita e di lavoro, e ai nuovi emigrati, che espatriano oggi in condizioni certo diverse, ma accomunati dalla medesima volontà di affermazione e di progresso.

Gli italiani all’estero costituiscono, oggi come ieri, una preziosa risorsa per il Paese e motivo di arricchimento per l’Italia e per i Paesi di residenza. Celebrando il ricordo del sacrificio dei lavoratori italiani nel mondo, intendiamo dunque tributare a tutti loro un doveroso riconoscimento, insieme al mio deferente omaggio e al mio caldo ringraziamento.

Giulio Terzi

Roma, 8 agosto 2012

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