Ambasciatore Martini: energia e banche trainanti, noi crediamo anche nelle PMI

Abbiamo incontrato per una chiacchierata il nuovo Ambasciatore d’Italia in Slovacchia, S.E. Roberto Martini. Questo avviene dopo ormai quasi due mesi che si trova a Bratislava, anche se non ha ancora avuto l’opportunità di presentare le sue credenziali al Presidente slovacco Ivan Gasparovic (tale cerimonia si compierà la prossima settimana) e dunque essere ufficialmente operativo. In questi due mesi, pur sentendosi – come ci ha confessato ironicamente in altra occasione – un po’ un “ghost”, proprio per il fatto di essere qui ma di non poter avere incontri ufficiali, Martini ha avuto l’opportunità e forse la tranquillità di studiare. Studiare il Paese, incontrando e discutendo con alcune persone e rappresentanti istituzionali, di entrambe le parti, e ha avuto dunque il modo di farsi una sua idea su come muoversi nel prossimo periodo, e di quali sono le cose che è importante cominciare ad affrontare subito. Proprio in questi giorni, dopo aver portato le copie delle credenziali al Ministro degli Affari Esteri Lajcak, l’ambasciatore è piuttosto attivo nel presentarsi all’amministrazione governativa slovacca, e solo questa settimana ha già visto, accompagnato dal Primo segretario Roberto Rizzo, i Segretari di Stato alle Finanze Vazil Hudak e agli Esteri Peter Javorčík, e domani lo riceverà sempre agli Esteri l’altro Segretario di Stato Peter Burian.

La chiacchierata è stata abbastanza informale, anche se l’Ambasciatore ci si è presentato necessariamente nella sua veste istituzionale. Una cosa che ci aveva già colpito positivamente è la sua naturale affabilità e cortesia, unita a una forte volontà di capire e soprattutto di ascoltare, caratteristiche che ci ha confermato in questo incontro.

– Qual è stata la motivazione che le ha fatto scegliere la carriera diplomatica?

Ho studiato Giurisprudenza, a Siena, e inizialmente pensavo di fare forse una professione diversa – magistratura oppure avvocatura. Ma al terzo anno ho iniziato ad appassionarmi alle tematiche internazionali e il concorso per la carriera diplomatica mi sembrava un’occasione straordinaria per approfondire queste tematiche, oltre che per viaggiare, per cui dopo la laurea ho seguito a Firenze il corso di preparazione alla carriera diplomatica e nel 1987 sono entrato in carriera con il concorso.

– Cosa sapeva della Slovacchia prima di ricevere questo incarico?

Conoscevo sinceramente poco di tutta questa parte d’Europa, avendo precedentemente servito in altre regioni geografiche – in Turchia, in Francia, negli Stati Uniti – ma quando si è prospettata la possibilità di essere nominato Ambasciatore a Bratislava sono stato subito entusiasta! In parte anche perché si tratta di una zona e di un Paese che non conoscevo, e del quale mi ha attratto la sua cultura e storia, e ora da qui mi accorgo anche delle grandissime potenzialità che ci sono per fortificare ulteriormente i rapporti tra la Slovacchia e l’Italia.

– Quali sono stati e quali saranno i suoi primi passi in questo Paese come Ambasciatore d’Italia? Quali le linee guida che pensa di seguire nella sua opera diplomatica?

Innanzitutto sto finendo la parte protocollare di insediamento a Bratislava. Tra pochi giorni presenterò in via ufficiale le lettere credenziali firmate dal Presidente Napolitano al Presidente della Repubblica Gasparovic. A partire da quel momento sarò finalmente operativo al cento per cento. I primi passi … per la verità saranno in automobile…, perché vorrei conoscere il Paese, vorrei uscire da Bratislava – che è peraltro una città bellissima – ma vorrei andare a visitare il Paese che mi dicono tutti essere molto bello, ricco di cultura e di prospettive economiche. Per esempio, mi dicono di recarmi all’Est, di andare verso Kosice che, seconda città della Slovacchia, è ricca di testimonianze storiche e culturali, tant’è che l’anno prossimo sarà Capitale europea della cultura.

– Bratislava dopo Parigi. Quale pensa debba essere l’approccio migliore con gli slovacchi, dopo aver testato i cugini francesi (a volte forse un po’ snob)?

Ogni paese è diverso. Fare paragoni tra cittadini di paesi diversi è addirittura impossibile. Per quanto ho potuto conoscere degli slovacchi nei due mesi che ho passato qui, si tratta di una popolazione che è aperta, è solida, è sincera ed è giustamente fiera delle proprie tradizioni e del proprio bagaglio culturale e storico. Mi sembra che ci sia una grande simpatia tra gli slovacchi e gli italiani, nei due sensi. Sia per gli slovacchi che vedono gli italiani venire per turismo, per affari e per commercio in Slovacchia e viceversa. So ad esempio ora che gli slovacchi sono tra i principali visitatori delle nostre stazioni sciistiche nel Veneto, cosa di cui non ero a conoscenza. Comunque, vedo grande simpatia reciproca fra i due paesi e fra i loro abitanti.

L'Amb. Martini nel corso dell'intervista

– L’Italia sta passando un momento molto difficile, colpita da crisi e speculazione finanziaria, e può solo sperare in una modestissima crescita negli anni futuri. La Slovacchia, al contrario, pur paragonabile a una regione italiana, si conferma essere una “tigre” dell’economia, e continua a mostrare risultati di crescita invidiabili, ai primi posti in Eurozona e UE. Centinaia di aziende italiane hanno aperto stabilimenti qui, investendo e dando lavoro a decine di migliaia di slovacchi…

Gli operatori economici italiani sono già da tempo attratti dalla Slovacchia. Subito al momento della proclamazione dell’indipendenza nel 1993, numerosi imprenditori italiani sono venuti in Slovacchia sia per insediare degli investimenti produttivi sia per fare scambi. Attualmente l’Italia è il settimo paese acquirente della Slovacchia ed è il nono paese fornitore. Abbiamo un interscambio annuo che supera i 4 miliardi di euro, che è in genere a favore della Slovacchia. Gli imprenditori italiani guardano sicuramente con grande attenzione al mercato slovacco e allo scambio reciproco.

– Italia e Slovacchia hanno da tempo buone relazioni e stanno cooperando in molte aree. Quali crede siano le specificità del settore economico che possano essere ulteriormente sviluppate, e quali le altre aree nelle quali si potrebbe ottenere un risultato negli anni a venire?

Ho avuto nelle settimane scorse degli incontri anche ad alto livello con rappresentanti del settore economico in Slovacchia, e tutti mi hanno detto che i settori attualmente più importanti per le imprese italiane in questo Paese sono naturalmente l’energia, il settore bancario e delle assicurazioni. Si tratta di una presenza, in questi settori, che è qui da oltre un decennio. Tra i diversi comparti che possono essere ulteriormente potenziati uno è quello delle infrastrutture, dei grandi lavori, dove se ci saranno nuovi progetti da parte del nuovo esecutivo le imprese italiane saranno sicuramente interessate a partecipare. Infrastrutture che vanno dal ferroviario alle autostrade, alle costruzioni di grandi impianti. E anche nel settore dell’energia, naturalmente, si potrà fare ancora di più. Secondo noi un grosso potenziale potrebbe essere quello delle piccole e medie imprese, che da noi, in Italia, rappresentano tradizionalmente circa il 90% del totale delle imprese con un fatturato di circa il 70% del PIL. Dunque, collaborazione fra PMI italiane e slovacche, “joint ventures”, anche per produzione e commercio con paesi terzi.

– Con quali strumenti l’Ambasciata pensa di poter essere di supporto ai tanti piccoli imprenditori che cercano uno sbocco commerciale o produttivo per poter sostenere le loro imprese che in Italia sono in difficoltà?

L’Ambasciata già svolge attraverso l’ufficio commerciale una attività di sostegno alle imprese italiane, sia per trovare partners – tanto per la produzione quanto per le reti di distribuzione – o per affari congiunti. Naturalmente un grandissimo aiuto, una grandissima collaborazione è quella che proviene dalla Camera di Commercio Italo-Slovacca di Bratislava. L’Ambasciata può contribuire ulteriormente anche lavorando a progetti espositivi e fiere, naturalmente sempre in contatto con la Camera di Commercio.

– La repentina chiusura e successive riapertura dell’ICE in forma ridotta ha prodotto dubbi e creato in Patria un dibattito forte e contrastato, con le PMI, in particolare, che temono di essere lasciate sole. Cosa ha significato per Bratislava la chiusura dell’ufficio ICE, e come supplisce in questo l’ufficio commerciale dell’Ambasciata?

La soppressione dell’Istituto per il commercio con l’estero (ICE) e la trasformazione in agenzia è stata una manovra dolorosa che il governo e il Parlamento italiani hanno dovuto prendere dopo diversi tentativi di riforma già nel corso dello scorso anno. Devo comunque chiarire che la chiusura dell’ufficio di Bratislava è stata decisa prima della soppressione dell’intera struttura dell’Istituto per il commercio con l’estero (ICE), nell’ambito di un programma di razionalizzazione all’estero. Questa misura, a Bratislava, non ha mancato di produrre difficoltà iniziali ai nostri imprenditori, che comunque noi abbiamo cercato e cerchiamo di soddisfare tramite il nostro ufficio commerciale in Ambasciata. Certo che… prima era meglio, anche se vogliamo continuare ad offrire ai nostri imprenditori gli stessi “standards” di servizio…

– Nel suo mandato a Parigi [2005-2009] lei è stato fra l’altro Primo consigliere culturale. Quanto è importante nella sua esperienza la promozione culturale all’estero sia a livello diplomatico che al pubblico in generale? Come si fa, e quanto conta avere un forte “country brand”?

Conta. Conta molto. La promozione culturale è forse uno degli strumenti più importanti per far conoscere il Paese e per creare i legami con l’estero. La lingua, la diffusione della lingua, ad esempio, è senz’altro uno strumento fondamentale. Noi qui in questi anni abbiamo potuto contare sulla presenza dell’Istituto Italiano di Cultura, che fu creato a Bratislava negli anni Venti subito dopo la Prima Guerra Mondiale, dunque agli inizi della Repubblica Cecoslovacca, con il nome di Circolo Italiano. Fu poi chiuso ed ebbe diverse vicissitudini, per riaprire nel 1999 come vero e proprio Istituto Italiano di Cultura. In questi anni abbiamo avuto qui la presenza della dott.ssa Triscari quale direttore, che ha fatto un lavoro importante e che purtroppo in questi giorni è in partenza per rientrare in Italia. La cultura è forse il primo strumento per fare avvicinare i paesi tra di loro. E per quanto riguarda la cultura italiana, sarebbe interessante, oltre a valorizzare il patrimonio storico italiano, promuovere la conoscenza in Slovacchia dell’arte contemporanea italiana, anche organizzando manifestazioni congiunte con artisti dei due paesi. Vorrei ricordare inoltre che, secondo i dati ufficiali dell’UNESCO, l’Italia è la nazione che detiene nel mondo il maggior numero di siti inclusi nella lista del Patrimoni dell’umanità, con ben 47 località.

L'Amb. Martini con Teresa Triscari dell'IIC e il tenore slovacco Peter Dvorsky (foto IIC)

– Alcune delle personalità che nella sua storia hanno contribuito a dare identità a questo Paese hanno avuto un ottimo rapporto e forse un debito con l’Italia. Penso a Stefanik, che grazie alla sua insistente opera diplomatica riuscì a far riconoscere al Primo Ministro Orlando la Cecoslovacchia. O ad Alexander Dubcek, “resuscitato” nel 1988, vent’anni dopo l’invasione sovietica, con il dottorato dell’Università di Bologna, un anno prima della caduta del muro. Non sono queste occasioni d’oro per sfruttare i legami storici a favore dell’Italia?

Sicuramente. Il 24 maggio scorso ho assistito a Roma alla posa di una corona d’alloro alla targa commemorativa del generale Stefanik in Piazza Venezia. È stata una cerimonia molto importante alla quale hanno partecipato l’Ambasciatore di Slovacchia a Roma, Maria Krasnohorska – che saluto con cordialità – nel corso della quale è stato effettivamente ricordato come l’Italia sia stata, tramite il Primo Ministro Orlando, tra i primi a riconoscere la Cecoslovacchia nel 1918. Come giustamente dice, naturalmente, sia la figura del generale Stefanik, sia le altre figure della storia – prima della Cecoslovacchia e naturalmente a più forte ragione ora della Repubblica Slovacca – costituiscono dei punti di riferimento importanti da valutare per sfruttare il legame storico fra i nostri due paesi.

– Come si sta sviluppando la preparazione dell’Expo di Milano e qual è al momento la preparazione della Slovacchia a tale evento?

La Slovacchia ci aveva anticipato già lo scorso anno l’intenzione di partecipare all’Expo di Milano del 2015. Naturalmente, come Ambasciata, continuiamo a seguire d’intesa con gli slovacchi, con il Ministero degli Affari Esteri, il Ministero dell’Economia e le altre autorità, tutti gli aspetti legati alla loro presenza. Questo ottobre, comunque, ci sarà a Milano un International Meeting con invitati tutti gli stati che parteciperanno all’Expo, al quale auspico prenderanno parte anche i rappresentanti della Slovacchia.

(Pierluigi Solieri)

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