Scandalo Gorila: 60mila pagine di inchiesta ma ancora nessun accusato

Torna a farsi sentire il caso Gorila, per il quale il Ministro degli Interni Robert Kalinak (Smer-SD) ha aggiornato sui progressi delle indagini in occasione di una riunione della Commissione parlamentare Difesa e Sicurezza. L’inchiesta, ha assicurato il ministro, continua intensamente, e la squadra investigativa sta seguendo un certo numero di capi della matassa per arrivare a ricomporre la vicenda di sospetta corruzione che ha coinvolto nel 2006 una serie di partiti politici e il potente gruppo finanziario Penta. Alcuni di questi bandoli portano a un ulteriore livello in profondità, ha detto, mentre altri rimangono in superficie.

Kalinak ha detto alla commissione che gli investigatori, in alcuni casi, hanno ottenuto veri progressi. «Stanno creando una mappa che già non è più in 2D, ma inizia ad essere addirittura in 3D», facendo un riferimento ironico alla visione tridimensionale cinematografica e televisiva che si sta a via via affermando nella nostra epoca, ma tuttavia «questo mosaico ha ancora molte tessere mancanti», ha affermato il ministro, al quale è stato richiesto di preparare una nuova relazione sui progressi dell’inchiesta per la prima seduta del nuovo anno.

Secondo il rapporto preparato dal Procuratore speciale Dusan Kovacik, sembra non sia ancora possibile sporgere alcuna denuncia contro un soggetto specifico nel caso Gorila. E questo nonostante il fatto che gli investigatori hanno finora messo sotto torchio una cinquantina di testimoni e raccolto circa 60.000 pagine di prove documentali.

Il presunto documento dei servizi segreti pubblicato su Internet alla fine dello scorso anno sotto il nome Gorila descrive, in questo affare di influenza politica da parte del business, come siano coinvolte funzionari in forza a imprese statali, commissioni di privatizzazione e ministeri. Mette poi in luce una rete di relazioni che attraversano tutto l’arco politico con entità note del mondo degli d’affari. È stato confermato che un dossier che si riferisce a una azione con nome in codice Gorila è stato effettivamente prodotto dai servizi segreti SIS sei anni fa,  e molti dei fatti in esso riportati sono verosimili secondo molte persone, ma l’autenticità reale del documento non è stata ancora verificata. Al contrario, diverse persone che sono richiamate nel documento metto in discussione la sua veridicità.

L’ex Ministro degli Interni Daniel Lipsic (KDH), che aveva formato un team specializzato per indagare sul caso nell’inverno scorso (team che continua a lavorare anche sotto l’attuale governo) ne aveva fatto uno dei suoi cavalli di battaglia in vista delle elezioni di marzo. Ottenne in effetti un ottimo risultato di popolarità superando anche il leader del suo partito nel voto preferenziale, e si pensava avrebbe combattuto per divenire presidente di KDH, ma poi aveva deciso di lasciare il partito e ora si attende di vedere se creerà una nuova formazione politica tutta sua.

Il socio del gruppo finanziario Penta Jaroslav Hascak, principale sospettato del tentativo di corruzione politica nel caso, aveva inviato una lettera alla Commissione parlamentare costituzionale per chiedere che il Ministro Kalinak mantenga l’indagine a un alto livello di riserbo, e possibilmente non ne parli nemmeno in sede di commissione parlamentare. Il presidente della Commissione costituzionale Robert Madej (Smer-SD), invece, ha assicurato che Kalinak possa fornire il suo rapporto.

L’uomo che ha dato inizio ufficialmente ale indagini (scrivendo nel 2010 una lettera al Ministro Lipsic), un ex agente del SIS che avrebbe materialmente portato a termine le registrazioni delle conversazioni avvenute nell’appartamento di via Vazovova a Bratislava nel 2005/06, menzionato come ‘Peter Holubek’ o ‘Peter Mravec’, ha detto intanto al quotidiano Sme che il caso Gorila gli ha cambiato la vita. Pur non potendo parlare di particolari perché ancora sotto codice di segretezza, l’uomo ha ricordato il primo incontro con il giornalista slovacco-canadese Tom Nicholson nel 2008 per discutere delle intercettazioni del SIS di presunti incontri segreti tra politici e funzionari Penta. Nicholson, che è finalmente riuscito a pubblicare un libro sulla vicenda Gorila dopo mesi di interdizione, ha fatto riferimento a lui come uno dei pochi eroi di questa storia.

Nel’inverno e primavera scorsi si sono tenute una serie di raduni nella capitale slovacca e in altre città del Paese per protestare pubblicamente contro la corruzione politica. Le manifestazioni, intitolate Gorila Protest, sono state le maggiori nel paese dopo la Rivoluzione di Velluto del 1989. Gli osservatori ritengono che lo scoppio del caso a pochi mesi dalle elezioni politiche, e le proteste successive, abbiano avuto un ruolo fondamentale nel crollo di consenso elettorale avvenuto a marzo 2012 su alcuni partiti politici, specialmente quelli del centro-destra, e in particolar modo su SDKU, il cui presidente Mikulas Dzurinda guidava il governo nel 2006. SDKU ha perso circa dieci punti percentuali il 10 marzo scorso, riducendosi a un misero cinque per cento – ultimo partito della destra – dopo oltre dieci anni di primazia.

Il Premier Robert Fico (Smer-SD) ha detto martedì che nessuno nel suo partito sarà ritenuto immune dalle conseguenze degli scandali, facendo un riferimento diretto a Gorila in una sessione del presidium Smer, specificando che egli stesso non farà eccezione. Lo scandalo Gorila, ha detto, ha avuto un effetto significativo sull’opinione pubblica e sul comportamento dei politici. «Abbiamo tutti preso una lezione da Gorila», ha detto.

(La Redazione)

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