Gasparovic invita il neoeletto presidente ungherese in Slovacchia

Il Presidente slovacco Ivan Gasparovic ha inviato ai neo-eletti Presidenti di Ungheria Pal Schmitt e di Germania Christian Wulff le congratulazioni per essere stati scelti per il più alto incarico pubblico nei loro rispettivi paesi, augurando loro di poter svolgere con successo e visione la loro missione.
Gasparovic ha espresso al tedesco Wulff la speranza di poterlo incontrare presto faccia a faccia, per contribuire a favorire l‘amicizia e il partenariato strategico tra la Slovacchia e la Germania. Mentre l’ungherese Schmitt è stato invitato da Gasparovic in visita ufficiale in Slovacchia.

Ricordiamo che lo scorso 21 Agosto 2009 un incidente diplomatico che coinvolse il Presidente ungherese incagliò i rapporti tra Slovacchia ed Ungheria in modo persistente per tutto l’anno seguente. Allora Laszlo Solyom fu bloccato sul ponte di Komarno, e gli venne impedito di entrare in Slovacchia dove intendeva, nel corso di una “visita privata”, inaugurare una statua del re e santo ungherese Stefano I nella piazza principale di Komarno, città della Slovacchia meridionale a maggioranza ungherese. (Lì era stato invitato dalle autorità locali – di etnia ungherese – ma non erano state invece invitate le autorità di Governo slovacche..).  L’inaugurazione della statua cadde – non è chiaro se per un caso voluto o meno – nel giorno dell’invasione sovietica e di altri quattro paesi del Patto di Varsavia il 21 Agosto 1968, evento che chiuse in Cecoslovacchia la breve stagione della Primavera di Praga. Tra gli eserciti del Patto che invasero il territorio slovacco vi erano anche le truppe ungheresi. Le autorità slovacche percepirono la cosa come un atto arrogante (come in parte la politica magiara rispetto alla Slovacchia degli ultimi anni) e dopo aver avvertito più volte e ai più alti livelli il Presidente ungherese di non venire in Slovacchia bloccò il ponte sul Danubio e Solyom fu costretto a tornarsene a casa. L’Ungheria fece poi appello all’Unione Europea perché fosse sanzionato il comportamento slovacco, ma pochi giorni fa la sentenza della Commissione Europea ha decretato che anche se all’interno della zona Schengen i cittadini sono liberi di circolare, la cosa non è così semplice per le autorità degli Stati. Ognuno degli Stati membri infatti mantiene piena autonomia per quanto riguarda le relazioni diplomatiche tra Stati.

Altri “incidenti” sono poi occorsi nel frattempo, con la decisione del nuovo esecutivo ungherese del Premier Orban di concedere in via unilaterale la cittadinanza ungherese a tutti coloro di etnia magiara che, pur vivendo in un altro paese, ne avrebbero fatto richiesta. La Slovacchia, come altri paesi (Romania per esempio) lo ritenne un atto aggressivo, e provvide ad emettere in tempi lampo un decreto che priva della cittadinanza slovacca chiunque avesse ottenuto anhe quella ungherese, politici (del partito etnico SMK) compresi. Ad abbassare i toni, un sondaggio ha dimostrato che i cittadini slovacchi di etnia ungherese non erano poi così interessati alla doppia cittadinanza. Molti di loro dicevano di essere nati e vissuti in Slovacchia, ed erano cittadini slovacchi. Qualcuno diceva che avrebbero preso la cittadinanza ungherese solo nel caso di un effettivo vantaggio (economico). Il mancato raggiungimento del partito etnico ungherese SMK del quorum del 5 per cento per l’ingresso in Parlamento ha in effetti ridimensionato il problema. Il partito Most-Hid entrato al suo posto (e in procinto di creare un Governo con altri tre partiti di centro-destra) ha un approccio molto più pragmatico alla questione, e si spera che potrà contribuire a rasserenare gli animi, anche quelli ungheresi.

(PS)

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