Guerra del Gas: il Gruppo di Vysegrad si schiera per il Nabucco West

Articolo di Matteo Cazzulani

Diversificazione delle forniture di gas e rapporti privilegiati con i Paesi esportatori di oro blu del Centro Asia sono le priorità che l’Europa Centrale intende sostenere nel processo di costituzione di una politica energetica comune dell’Unione Europea. A sancire ufficialmente questa posizione è stato il Ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, che, in quanto Presidente di turno del Gruppo di Vysehrad / V4 – quartetto composto da Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia per rafforzare la posizione dell’Europa Centrale nell’UE – si è recato in visita in Azerbajdzhan per un incontro ufficiale con il suo collega azero, Elmar Mammediarov.

Come riportato da Polskie Radio, Sikorski ha comunicato la volontà del Gruppo di Vysehrad di sostenere ogni sforzo per l’individuazione di fonti di approvvigionamento di gas per l’Europa alternative a quelle della Russia, che ad oggi mantiene il quasi monopolio sull’invio di oro blu ai Paesi del vecchio continente.

Per questa ragione, il quartetto dei Paesi dell’Europa Centrale ha deciso di schierarsi ufficialmente a favore della costruzione del Nabucco West: gasdotto progettato dalla Commissione Europea, compartecipato dalle compagnie energetice austriaca OMV, ungherese MOL, romena Transgaz, e tedesca RWE per trasportare nel vecchio continente gas dall’Azerbajdzhan senza più dipendere dal transito attraverso il territorio russo. «La Polonia e gli altri paesi del V4 sono pronti ad acquistare gas con contratti permanenti in Azerbajdzhan, credo che per Baku la situazione sia vantaggiosa, dal momento che si tratta di ingenti investimenti», ha dichiarato Sikorski.

A sostegno della posizione dei Paesi dell’Europa Centrale al Nabucco West e alla politica energetica della Commissione Europea, Sikorski ha evidenziato come ad oggi il quartetto di paesi V4 consumi all’anno 50 miliardi di metri cubi di gas, e, nel futuro, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia dovranno soddisfare un fabbisogno di oro blu in aumento vertiginoso.

Varsavia – che per 2/3 delle importazioni di gas dipende dalla Russia – ha così avviato la costruzione di un rigassificatore sulle coste del Mar Baltico, e vede nel Centro Asia un serbatoio di estrema importanza strategica per diversificare le forniture di oro blu all’Europa, e, così, garantire la sicurezza energetica dei paesi UE.

Oltre all’avvicinamento sul piano energetico, Sikorski ha offerto all’Azerbajdzhan un significativo passo avanti per quanto riguarda l’implementazione della collaborazione di Baku con Bruxelles nell’ambito del Partenariato orientale UE. Il Ministro degli Esteri polacco si è detto pronto a favorire la liberalizzazione del sistema di rilascio dei visti Schengen per i cittadini azeri.

Inoltre, Sikorski ha sostenuto il pieno appoggio del quartetto di Vysehrad all’integrità territoriale dell’Azerbajdzhan, contestata dalle rivendicazioni dell’Armenia – sostenuta politicamente dalla Russia – sulla regione contesa del Nagorno-Karabakh.

Se la posizione dell’Europa Centrale è risultata chiara, ancora in dubbio è il posizionamento sulla questione dell’Azerbajdzhan. Come sottolineato da Mammadiarov, Baku ha firmato con la Commissione Europea un accordo per l’esportazione di gas, ma l’itinerario attraverso il quale l’oro blu azero sarà inviato nel vecchio continente è ancora da definire.

Oltre al Nabucco West, la scelta dell’Azerbajdzhan potrebbe infatti ricadere sul Gasdotto Transadriatico – TAP. Questa conduttura è stata concepita dalla compagnia norvegese Statoil, dalla svizzera EGL e dalla tedesca E.On per trasportare il gas azero in UE dalla Turchia fino all’Italia Meridionale passando per Grecia ed Albania.

Dalla scelta dell’Azerbajdzhan sul gasdotto di cui avvalersi per esportare il proprio gas in Europa dipende l’evolversi degli scenari geopolitici nel vecchio continente. Se la scelta dovesse ricadere sulla scelta comunitaria del Nabucco, i paesi dell’Europa Centrale sarebbero finalmente indipendenti dalle sole forniture russe e, così, porrebbero fine una volta tutte ai tentativi di Mosca di utilizzare il gas come arma di pressione politica finalizzata alla destabilizzazione dell’Unione Europea.

(Articolo di Matteo Cazzulani, Il Legno Storto)

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