Women in Diplomacy – Terzi: inclusione donne parte essenziale della democrazia

Meno del 20% dei decision-makers a livello mondiale sono donne, e nonostante i ruoli importanti ricoperti in ogni campo, molto resta ancora da fare in termini di parità economica e affermazione in politica. Le donne, sempre più protagoniste dei processi di transizione socio-politica ed economica, rappresentano tutt’oggi una risorsa non ancora pienamente valorizzata. Questi i temi affrontati nel convegno “Women in Diplomacy – Building a Network for a Better World” che si tiene oggi alla Farnesina promosso dal Sottosegretario Marta Dassù, iniziativa che rappresenta un seguito concreto al progetto “Le donne nel servizio pubblico” lanciato lo scorso dicembre dal Segretario di Stato Usa Hillary Clinton per l’affermazione dell’uguaglianza di genere nella governance globale e nel servizio pubblico. Fra gli altri, interverranno la Vice Presidente del Senato, Emma Bonino, il Ministro dell’Educazione, Università e Ricerca, Francesco Profumo. Interverranno inoltre in diretta il Ministro del Lavoro, Elsa Fornero, e – tramite un contributo video registrato – il Segretario di Stato americano, Hillary Clinton e l’ex Presidente del Cile Michelle Bachelet.

L’evento si articola in tre panel, “Gender and merit”, “Global awakening: women in societal change”, relativo al ruolo delle donne nei movimenti sociali verso la democrazia, e “Womenomics: why growth and innovation need women” dedicato al contributo delle donne alla crescita economica.

Nel messaggio inviato al Ministro degli Esteri Giulio Terzi, il Presidente Napolitano dice che l’ingresso delle donne in diplomazia è una «tendenza inarrestabile» e il loro «successo in campo internazionale» deve essere «d’ispirazione ad amministrazioni pubbliche e imprese private».

Il Ministro Terzi, aprendo i lavori, ha sottolineato che «l’inclusione delle donne è necessaria non solo all’avanzamento in senso più liberale e democratico della società, ma anche alla sua sicurezza». «I processi decisionali in cui la componente femminile è assente o marginalizzata perdono legittimità politica perché trascurano sensibilità, esperienze e prospettive di una parte essenziale della società, che si priva di energie vitali alla sua riconciliazione, stabilità e coesione», ha aggiunto Terzi, spiegando che il nostro obiettivo «è di accrescere la consapevolezza di una maggiore partecipazione femminile alla governance mondiale, a partire dalla diplomazia, e promuovere la formazione delle donne».

La tutela delle donne va rimarcata anche e soprattutto in riferimento alla primavere arabe. «La stretta connessione tra diritti delle donne e stabilità, inclusione e ricostruzione è la bussola con cui orienteremo il nostro sostegno ai processi di transizione», ha detto Terzi, «Ci attendiamo che le nuove leadership arabe rispettino i diritti delle donne nelle Costituzioni, nella vita politica e sociale» perché le donne «sono state protagoniste della primavera araba», scendendo in piazza e partecipando «in massa» alle prime consultazioni elettorali.

E con le primavere arabe «è caduto il muro della paura, per gli uomini ma anche per le donne», ha detto il Vice Presidente del Senato Emma Bonino, dicendosi «fiduciosa» per i cambiamenti in atto a livello politico e sociale nei paesi della sponda sud del Mediterraneo e noi «abbiamo un dovere di aiuto e di sostegno. Ci saranno periodi neri e periodi di ritorno, ci siamo passati con la nostra storia, però l’ultima cosa che possiamo fare è sederci in riva al fiume e aspettare che passi il cadavere. Ci sono molte cose invece che possiamo e dobbiamo fare. Con e per loro».

«La diplomazia basata solo sul genere maschile è uno spreco di risorse», ha poi sottolineato il Ministro del Lavoro Elsa Fornero, ricordando che le donne sono adatte alla carriera diplomatica e per certi versi «più adatte degli uomini», in quanto sono «più pazienti, quindi migliori negoziatori, sono inclini a vedere il punto di vista degli altri e sono più lungimiranti». Per Fornero la domanda da porsi è «come organizzare la società per sfruttare l’apporto delle donne» e «le politiche di conciliazione, ossia come conciliare la carriera con la vita familiare, devono essere un fatto ed una caratteristica normale della società, che devono riguardare sia gli uomini che le donne».

(Fonte esteri.it)

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