Proteste per la rimozione dell’Arcivescovo Bezak. Il Vaticano non parla

Un gruppo di fedeli calcolato dal quotidiano Sme in trecento persone si è riunito lunedì su Namestie Sv.Mikulasa a Trnava in segno di protesta per il licenziamento in tronco dell’Arcivescovo Robert Bezak da parte della Santa Sede, e quale dissenso nei confronti della segretezza che circonda questa inconsueta decisione del pontefice. E nel frattempo una petizione a favore di Bezak è stata condivisa su internet da 4.000 persone in meno di 24 ore.

Nonostante la conferma ufficiale da parte vaticana della rimozione del vescovo 52enne, avvenuta lunedì 2 luglio alle 12 con pubblicazione sull’Osservatore Romano – che funge da “gazzetta ufficiale” dello Stato della Chiesa -, non è stata fornita alcuna spiegazione di questa determinazione. Un comunicato diffuso dalla Conferenza episcopale slovacca (​​KBS) aveva sottolineato come i membri della Chiesa devono rispettare la decisione della Santa Sede. «Accettiamo la decisione della Santa Sede nello spirito di fede e di obbedienza filiale, e chiediamo al Signore di benedire la Chiesa cattolica slovacca», ha detto lunedì il portavoce di KBS, Jozef Kovacik.

In un lungo articolo nell’edizione di ieri il quotidiano Sme ricorda come sia comune per la Santa Sede non rivelare i motivi di una destituzione, ma in genere si tratta di gravi trasgressioni, mentre «non ci sono indicazioni che sia stata commessa una tale grave violazione o disubbidienza da parte di Bezak», ha detto al giornale Imrich Gazda del sito di notizie cattoliche svetkrastanstva.sk.I sospetti di cattiva amministrazione della diocesi sarebbero stati smentiti dallo stesso vescovo, che avrebbe detto di sospettare di essere stato preso di mira per la sua condanna delle dichiarazioni del predecessore Jan Sokol, che lui sostituì nel 2009, il quale lodava lo Stato slovacco indipendente del periodo di guerra, gestito dal prete Jozef Tiso e in qualche modo sottoposto a controllo da parte dei nazisti. Durante quella gestione si verificarono deportazioni di migliaia di ebrei slovacchi verso i campi di internamento e sterminio polacchi. Bezak ha detto più volte che Tiso, in quella situazione, avrebbe dovuto dimettersi. Nel corso della messa nella Cattedrale di San Giovanni Battista, Bezak ha letto due lettere ricevute dal Nunzio apostolico in Slovacchia, prima per chiedergli di farsi da parte, e poi con la decisione della Santa Sede di rimuoverlo. Di più non ha detto, anche perché ha ammesso che il Vaticano gli ha imposto di non parlare con i media.

La posizione del vescovo Bezak era da qualche tempo instabile, da quando all’inizio di quest’anno era venuta in visita alla diocesi di Trnava una commissione d’inchiesta inviata dalla Santa Sede, guidata dal vescovo ceco Jan Baxant, per presunti sospetti di cattiva gestione amministrativa. Secondo l’ex politico democristiano Fratisek Miklosko, che la scorsa settimana aveva predetto la mossa vaticana, Bezak sarebbe stato invitato a lasciare il suo incarico ma si sarebbe rifiutato. Baxant, sosteneva Miklosko, avrebbe chiesto al Vescovo della diocesi di Spis proprio all’inizio del controllo come avrebbe reagito la Chiesa slovacca se l’Arcivescovo Bezak fosse stato rimosso dal suo ufficio. Lo stesso Miklosko, poi, nel mese di marzo avrebbe inviato due mozioni al Vaticano chiedendo una revisione della gestione delle finanze nell’Arcidiocesi di Bratislava-Trnava durante il periodo gestito da Mons. Jan Sokol, il predecessore di Bezak, a causa di sospetti di gestione impropria di ingenti somme di denaro, con potenziale violazione delle leggi della Chiesa. Miklosko, dissidente durante il comunismo, aveva specificato che lui e molti altri in seno alla Chiesa cattolica romana slovacca avevano lavorato, vissuto e fatto grandi sacrifici per la fede nella Chiesa e in particolare nel Papa. E per questo si sentiva in dovere di parlare se riteneva che «la verità sia stata coperta da menzogna e ingiustizia», ​​ha detto.

Bezak era un pastore popolare in Slovacchia, e il quotidiano Sme lo definiva «il meglio che la Chiesa Cattolica possa offrire». Secondo organi di stampa slovacchi, le autorità vaticane avrebbero punito la disponibilità dell’arcivescovo nei confronti dei media e le sue ripetute richieste di maggiore trasparenza all’interno della Chiesa.

La decisione papale di destituire un vescovo non è presa tanto alla leggera. Durante il solo ultimo anno, Papa Benedetto XVI sarebbe arrivato a questa conclusione altre tre volte, ma in genere si preferisce cercare di convincerli a dimettersi volontariamente, magari approfittando del fatto che hanno raggiunto l’età pensionabile, che per il clero di alto rango scatta a 75 anni. Ma questa volta l’età non c’entra, e nei corridoi romani si parla di problemi amministrativi.

Non tutti però, in Slovacchia, hanno accettato con serenità questa decisione. Anche in seno alla Chiesa ci sono voci di dubbio. Il teologo e sociologo Stanislav Kosc, per esempio, che insegna  all’Università Cattolica di Ruzomberok, ha scritto sul suo blog, in un post intitolato “Prego per l’Arcidiocesi di Trava”, che una cosa del genere in Slovacchia non era ancora accaduta e si chiedeva quali fatti possano avere portato a questo risultato. Kosc pensa che la decisione vaticana suggerisca una realtà più complessa e travagliata di quanto non sia possibile pensare a prima vista. Ammette che, non sapendo molto della faccenda, gli osservatori esterni non sono in grado di giudicare i fatti, ma informa anche che, nonostante il Papa sia teologicamente infallibile per quanto riguarda morale e fede, è invece fallibile, per esempio, sul lato umano e amministrativo. Dunque, lascia intendere, potrebbe anche essersi sbagliato, cosa che è rara ma è successa anche nella storia, ha scritto.

Le circostanze del licenziamento di Bezak hanno anche scosso il maggior partito di ispirazione cattolica del Paese, il Movimento Cristiano-Democratico (KDH), oggi all’opposizione. Secondo il deputato KDH Radoslav Prochazka, la Chiesa fa male ad aspettarsi che i credenti accettino silenziosamente le sue decisioni senza porsi alcun dubbio. Di altro tono le parole del leader del partito recentemente confermato al congresso di giugno, Jan Figel, che ha detto che «un licenziamento così rapido e senza precedenti, non accompagnato da alcuna spiegazione, è una prova di umiltà e di lealtà di tutti i soggetti interessati».

Secondo Bezak, il fatto che i membri stessi della Chiesa hanno espresso obiezioni alle pratiche della Chiesa crea un nuovo precedente. In questo momento a capo della diocesi di Trnava è stato messo l’attuale vicario generale e vescovo ausiliare Jan Orosch, che assumerà la carica di amministratore ad interim della diocesi.

(La Redazione, Fonti varie)

di
be
verbo: be, have, become, get, exist, happen, cost
sostantivo: being, existence, creature, human, condition, wight

1 comment to Proteste per la rimozione dell’Arcivescovo Bezak. Il Vaticano non parla

  • Claudio Bertoncini

    I metodi della Santa Sede usati in questo caso non sono molto dissimili da quelli usati dalle SS tedesche e dal KGB sovietico. In questo caso io ci trovo tanta immoralità che contrasta moltissimo con la cosidetta infallibilità del Papa. Chi si ricorda quando Benedetto XVI, quasi all’inizio del suo pontificato, minacciò di scomunicare chi leggeva Harry Potter, adducendo una questione morale. Alla faccia dell’infallibilità! La cosa più evidente a tanta mancanza di sensibilità verso tutti i fedeli e non solo quelli Slovacchi. Che Dio ce la mandi buona e senza vento.
    Claudio Bertoncini

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