Cern annunciata l’esistenza della particella di Dio

Svolta epocale nella fisica. Erano oltre 50 anni che gli scienziati tentavano di provarne l’esistenza. E ora la ricerca del bosone di Higgs, conosciuto come la “particella di Dio”, sembra conclusa grazie anche all’ausilio di 600 scienziati italiani del Cern di Ginevra (l’Organizzazione europea per la ricerca nucleare). L’annuncio ufficiale è arrivato oggi in conferenza stampa.

Provare l’esistenza della particella di Dio è stato possibile grazie al superacceleratore Large Hadron Collider, macchina in grado di far scontrare nuvole di miliardi di protoni con un’energia di 14 TeV che riesce a riprodurre le condizioni dell’universo una frazione di secondo dopo la sua nascita. Era il 1964 quando il fisico britannico Peter Higgs aveva ipotizzato l’esistenza di una particella ancora sconosciuta alla scienza che poteva riuscire a spiegare perché tutte le cose nell’universo possiedono una massa. La leggenda dice che l’illuminazione venne alla mente dello scienziato mentre passeggiava tra le montagne scozzesi del Cairngorms. Studente brillante, Higgs fu ricordato così da un suo vecchio compagno di banco: «Mi impressionò un suo compito sulla meccanica quantistica svolto con una velocità incredibile». Al tempo, la sua teoria fu accolta con un certo scetticismo ed ebbe pure difficoltà ad essere accettata per la pubblicazione.

Ora la fantomatica particella sarebbe stata effettivamente catturata e si tratta di una scoperta eccezionale, la più importante degli ultimi 100 anni. Il bosone di Higgs era l’ultima particella elementare nota secondo il modello standard della Fisica della teoria quantistica dei campi che non era ancora stata osservata da un esperimento.

Secondo quanto riferito dal teorico del Cern Gian Francesco Giudice, l’esperimento è affidabile, visto che i dati confermano la «soglia dei 5 sigma, vale a dire una probabilità di scoperta pari al 99,99994 per cento». Esperimenti simili e concorrenti portati avanti al Tevatron, l’acceleratore di particelle in Illinois (Usa), la sicurezza dell’esperimento era di 3 sigma. Giudice ha anche dichiarato che l’esperimento farebbe addirittura pensare all’esistenza di altre particelle che potrebbero ulteriormente ampliare lo scenario conosciuto anche se per adesso l’esperimento sul bosone di Higgs è davvero straordinario dopo 50 anni di ricerca.

Alla fine del 2011, infatti, un’altra conferenza del Cern aveva annunciato di aver individuato un indizio del bosone di Higgs, ma la precisione statistica non era abbastanza significativa, cosa che invece sembrerebbe esserci adesso.  Ma cosa significherebbe la conferma dell’esistenza del bosone di Higgs? All’interno del Modello che spiega le interazioni deboli c’è un settore particolare, chiamato di Higgs, che descrive la generazione della massa delle particelle che entrano nel modello. Esso prevede infatti che esista almeno una particella, la cui esistenza è legata al meccanismo col quale tutte le particelle acquistano massa e la scoperta del bosone significherebbe che la teoria è valida e aiuterebbe a capire il meccanismo grazie al quale si è creato il nostro Universo.

Higgs, 83 anni, oggi era presente a Ginevra, dove gli è stata riservata una poltrona in prima fila. Al suo fianco altri tre fisici teorici che hanno contribuito a sviluppare i dettagli del campo di Higgs. Ora insomma non si tratta più di fantascienza, come scritto in molti libri ed anche in alcuni film a riguardo.

Tre dei quattro responsabili degli esperimenti sono fisici italiani, e anzi, sino a qualche mese fa italiani lo erano tutti e quattro.

(La Redazione , Fonti varie)

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