5 Luglio: Cirillo e Metodio, compatroni d’Europa

Oggi in Slovacchia, e in altri paesi slavi, è giorno di festa religiosa e civile. Si tratta della festa di Cirillo e Metodio, fratelli missionari venuti nel IX secolo da Bisanzio per evangelizzare la Grande Moravia. Formatasi trent’anni prima del loro arrivo nei territori della Moravia orientale e della Slovacchia occidentale, divenne il primo esperimento statale per i popoli slavi occidentali. Fu costituita con la riunione dei principati di Moravia e di Nitra sotto la guida del Principe Mojmir I. Ebbe la sua massima espansione durante il regno di Svatopluk, arrivando a comprendere l’intera Moravia e Boemia, la Slovacchia, l’Ungheria e parti consistenti delle attuali Germania, Polonia, Austria, Ucraina, Slovenia, Romania, Croazia e Serbia. I figli di Svatopluk tuttavia, che avevano ereditato il regno metà ciascuno, si fecero presto guerra per ottenerne il controllo totale, e decretarono la fine della Grande Moravia dopo appena settant’anni dalla sua costituzione, e che era in qualche modo eredità dell’Impero di Samo,una confederazione di popoli slavi del VII secolo che pure non durò oltre il duo fondatore, il Re Samo.

Cirillo e Metodio arrivarono nell’863 in un territorio di grande fermento, e qui Cirillo si rese protagonista della codifica scritta dell’alfabeto paleoslavo, successivamente chiamato cirillico, col quale tradusse la liturgia latina determinando un primato dei paesi slavi: prima di allora le uniche lingue consentite per la celebrazione liturgica erano greco, latino ed ebraico. L’antico slavo ecclesiastico (detto anche glagolitico) divenne, pur se per un periodo limitato, la quarta lingua liturgica ufficiale della Chiesa di Roma, mille anni prima del Concilio Vaticano II che decretava la possibilità per tutte le diocesi di utilizzare in liturgia la lingua locale. Questo primato rende gli slavi particolarmente fedeli ai due santi, e gli Slovacchi ancora di più in quanto ritengono che la “sede” principale di Cirillo e Metodio fosse la città di Nitra, dove peraltro nell’880 venne eretta –grazie a Metodio – la prima diocesi indipendente della Slovacchia, togliendone il controllo dalla diocesi di Ratisbona..

Papa Giovanni Paolo II rese i due santi Patroni d’Europa (quali evangelizzatori per i popoli slavi) insieme a San Benedetto (per i paesi dell’Europa occidentale). I due fratelli sono stati in effetti anelli di congiunzione come ponte spirituale tra la tradizione orientale e la  tradizione occidentale, con fondamentali implicazioni culturali. Nella sua lettera enciclica Slavorum Apostoli del 1985, Giovanni Paolo II ha scritto: «Attuando il proprio carisma, Cirillo e Metodio recarono un contributo decisivo alla costruzione dell’Europa non solo nella comunione religiosa cristiana, ma anche ai fini della sua unione civile e culturale».

(PS)

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Riportiamo qui per coloro interessati una storia di Cirillo e Metodio.

Metodio e Cirillo sono i nomi monastici di due fratelli nati a Tessalonica (Grecia, allora Impero Cristiano d’Oriente) da un dignitario imperiale. Metodio, di cui non si conosce il nome di battesimo, nell’anno 815, e Costantino (che assunse il nome monastico di Cirillo solo poco prima della morte) nell’827. Poco o nulla si conosce di Metodio fino alla metà del secolo, quando inizierà vita comune con il fratello. Molte, invece, le notizie sul fratello Costantino. Frequentò la  scuola imperiale a Costantinopoli e, al termine degli studi venne ordinato “diacono” assumendo la  carica di bibliotecario della Biblioteca patriarcale ed inoltre quella di Segretario dello stesso Patriarca. Qualche anno dopo fu nominato Professore di filosofia presso la Scuola imperiale. Negli anni 855-856 raggiunse il fratello Metodio, da tempo ritiratosi dalla vita pubblica, per dedicarsi alla vita monastica sul monte Olimpo, in Asia Minore, e per alcuni anni i due fratelli si estraniarono dalle vicende, purtroppo tristi in quel periodo, che registrarono diatribe tra il Patriarca e l’Imperatore: il conflitto sarà poi origine del più nefasto scisma tra la Chiesa di Costantinopoli e la Chiesa di Roma.

Nell’anno 860, dopo la sua ordinazione sacerdotale, Costantino partì con il fratello Metodio per una ambasceria presso i Khazari, in Crimea. Obiettivo della missione era il ristabilimento di buoni rapporti tra questo popolo e l’impero bizantino che si sentiva minacciato dalle tribù dei “rhos” (il futuro popolo della Russia attuale). Unitamente ad una delegazione “politica” i due fratelli unirono una azione prettamente “religiosa” ottenendo dal condottiero di quei popoli la possibilità di conferire il battesimo a quanti desideravano farsi cristiani. Il viaggio di ritorno, nell’estate dell’anno 861, fu accompagnato da varie prove ma anche da numerose conversioni delle popolazioni incontrate dalla delegazione lungo il  suo passaggio. Al ritorno Costantino riprese il suo posto di docente alla Scuola di filosofia. I due fratelli ricevettero al loro ritorno grandi onori. Quasi immediatamente, tuttavia, i due fratelli furono richiesti per una nuova missione, stavolta nel territorio del medio Danubio, dove all’inizio del IX secolo si era formato il principato della Grande Moravia, comprendente la Slovacchia occidentale e la Moravia orientale.

Una delegazione del principe Rastislav giunse, nell’862, a Costantinopoli con la richiesta di missionari cristiani, forse anche alla ricerca di una alleanza con l’imperatore in funzione antibulgara. In effetti la guerra scoppiò nell’864: in seguito all’intervento bizantino a fianco del principe moravo il “khan” bulgaro Boris si convertì poi al cristianesimo. La regione morava aveva già visto la presenza di alcuni missionari cristiani, monaci irlandesi o scozzesi, e rappresentanti del clero bavarese e quindi esisteva una certa tradizione cristiana occidentale, anche se risultava difficile determinarne l’estensione. In ogni caso Costantino e Metodio la tennero in considerazione, di fronte alla necessità di decidere quale rito utilizzare, occidentale o orientale. Del resto, prima di inviare i suoi rappresentanti a Costantinopoli il principe Rastislav aveva inviato una delegazione simile a Papa Nicola I a Roma, con la  richiesta di ottenere un vescovo (e quindi una struttura gerarchica autonoma), e un codice di diritto civile.

Ricordato che la presenza degli Slavi nell’impero bizantino era appena tollerata, Costantino e Metodio si adoperarono per ottenere invece dall’imperatore il permesso di tradurre nella loro lingua   i libri liturgici e di utilizzarli nella liturgia, introducendo così una innovazione “rivoluzionaria” in quanto parallela a quella tradizionale. Giustamente perciò essi furono e sono oggi considerati non solo gli apostoli degli Slavi ma anche i padri della cultura tra tutti questi popoli e tutte queste nazioni, punto fondamentale di riferimento nella storia della loro letteratura.

Costantino e Metodio svolsero il loro servizio missionario in unione sia con la Chiesa di Costantinopoli, dalla quale erano stati mandati, sia con la Sede romana di Pietro, dalla quale

furono confermati, manifestando in questo modo l’unità della Chiesa che, durante il periodo della loro vita, non aveva ancora registrato alcuna divisione, nonostante le tensioni che già si erano evidenziate tra Roma e Costantinopoli.

A Roma Costantino e Metodio furono accolti con onore dal Papa e dalla Chiesa romana. L’accoglienza fu particolarmente festosa anche per il fatto che i due fratelli avevano portato a Roma le reliquie di San Clemente martire, discepolo di San Pietro e successivamente Papa, rinvenute su un’isoletta nella baia di Cherson, oggi detta dei Cosacchi, presso Sevastopol. Papa Adriano approvò e diede il suo incoraggiamento per tutta la loro opera apostolica ed anche per la loro innovazione di celebrare la liturgia in lingua slava benedicendone i libri liturgici nel corso di una solenne celebrazione officiata da Costantino nella basilica di Santa Maria Maggiore. A quanti si opponevano a questa innovazione, Costantino rispose citando la prima epistola di San Paolo ai Corinzi, in cui si allude all’eccezionale dono delle lingue e si sottolinea l’importanza che l’insegnamento cristiano sia impartito ai fedeli in lingue da loro comprensibili, concludendo con le frasi “…se con la lingua non proferite parole chiare, come si potrà comprendere quello che dite? Sarete gente che parla al vento” (Corinti 1, 14.9).

La traduzione dei Libri Sacri, eseguita da Costatino e Metodio unitamente i loro discepoli, conferì capacità e dignità culturale alla lingua liturgica paleoslava, che divenne per lunghi secoli anche la lingua ufficiale e letteraria, e persino la lingua comune delle classi più colte della maggior parte delle Nazioni slave e, in particolare, di tutti gli Slavi di rito orientale. Fino ad oggi è questa la lingua usata nella liturgia bizantina delle Chiese orientali slave di rito costantinopolitano sia cattoliche che ortodosse nell’Europa Orientale e Sud-Orientale, nonché in diversi Paesi dell’Europa Occidentale, ed è anche usata nella liturgia romana dei cattolici di Croazia.

Proprio durante il soggiorno a Roma, il 14 febbraio dell’869, Costantino – che nel frattempo pronunciando i voti monastici aveva cambiato nome in Cirillo – concluse la sua vita e venne sepolto nella chiesa di San Clemente. Metodio invece, ordinato arcivescovo dell’antica sede di Sirmio, fu inviato in Moravia per continuarvi la sua provvidenziale opera apostolica, proseguita con zelo e coraggio insieme ai suoi discepoli e in mezzo al suo popolo.

In quegli anni burrascosi segnati anche da conflitti armati tra popoli cristiani, il santo arcivescovo non esitava a far fronte alle  incomprensioni, ai contrasti e, persino, alle diffamazioni ed alle persecuzioni fisiche (sperimentò il carcere e subì anche torture; inoltre fu tacciato di eresia davanti a Papa Giovanni VIII: interrogato sui suoi presunti errori dottrinali, fu definitivamente riconfermato dallo stesso pontefice nella sua  carica). La morte lo colse il 6 aprile 885, attorniato dall’affetto e dalla venerazione dei fedeli, nella capitale della Grande Moravia, e lì venne sepolto.

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