Elsa Morante Cinema: i “gemelli” Bellocchio e Šulík premiati ieri a Bratislava

Un pubblico vigile ha accolto ieri a Bratislava la consegna dei Premi ElsaMoranteCinema, manifestazione organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura (IIC) della quale quest’anno si tiene la quarta edizione. Quest’anno con un sapore speciale dato l’anniversario dei 100 anni dalla nascita di Elsa Morante, autrice tra le più importanti del dopoguerra italiano, e che aveva con il cinema un rapporto di grande amore. «La sua scrittura era cinematografica», ha ricordato la presidente di giuria Dacia Maraini, rilevando che la moltitudine di dettagli distesi lungo le pagine delle sue opere ne fanno quasi delle sceneggiature da film.

L’intervento di presentazione dei registi vincenti dell’edizione 2012 reso da Teresa Triscari, membro di giuria e direttrice dell’IIC in Slovacchia, ha introdotto un’idea di fondo: «due registi, un solo mondo». I due premiati hanno «una consonanza di linguaggi e di stili; un’armonia di pensiero che corre silente tra le opere di Marco Bellocchio e Martin Šulík», ha esordito la Triscari. «Innanzitutto la poesia soffusa un po’ in tutte le loro opere, ma anche la fusione tra linguaggio delle immagini e linguaggio musicale; tra reale e surreale. E, soprattutto, l’attenzione alle questioni sociali, ai problemi dell’habitat, alla ricerca dei valori armonici del singolo e della collettività. La rabbia de “I pugni in tasca” di Bellocchio trova drammatica sublimazione in “Cigán”  di Šulík e la poesia di “Záhrada” (Il Giardino) dello slovacco fa tutt’uno con la poesia dei luoghi di Bobbio raffigurati e trasfigurati da Bellocchio in “Sorelle Mai”. Un ponte di dialogo tra i due registi, una tessitura sottile tra Italia e Slovacchia per ritrovare interessi, intese, liaison simili e consimili».

«Coniugare la cultura italiana con quella slovacca, creare una felice sintesi di prodotti diversi, è infatti il nostro obiettivo di politica culturale», ha sottolineato la direttrice dell’Istituto davanti a un pubblico molto attento e prevalentemente slovacco, «soprattutto qui a Bratislava, sirenetta mitteleuropea e terra di grandi incontri, come la scrittrice Dacia Maraini, presidente del Premio Elsa Morante CinemaBratislava, nota e tradotta in Slovacchia».

È stato così premiato il regista piacentino, o meglio bobbiese, Marco Bellocchio, classe 1939, da quasi cinquant’anni all’attenzione della critica, non solo italiana, che ha debuttato col suo primo lungometraggio “I pugni in tasca” nel 1965 entrando rumorosamente tra gli autori da tenere d’occhio.

La motivazione del Premio Elsa Morante, assegnato per il film “Sorelle Mai”, ultimo uscito nelle sale, dice: «Per la struttura narrativa del film, per la ricostruzione di un mondo di immagini, suoni, parole, dove  autobiografismo e fantasia  si fondono. Per il modo di raccontare la storia, la società, i costumi aprendo squarci poetici sul passato e prospettando un mondo che comincia oltre i confini della realtà. Per il modo di raccontare l’urgenza dei saperi, individuali e collettivi, indeboliti o svaniti. Per aver riscattato con “Sorelle Mai” una forma di ingiustizia sociale legata alla donna e per aver fatto uscire dall’ombra le sorelle».

È venuto poi il turno di Martin Šulík, nato nel 1962 a Zilina, diplomato all’Accademia di arti dello spettacolo (VSMU) di Bratislava nel 1986 e che ha esordito tre anni dopo con un film lungometraggio. Di lui sono conosciuti all’estero in particolare Záhrada del 1995 e l’ultimo Cigán per il quale gli è stato assegnato il premio. Šulík riconosce una forte influenza nel suo lavoro del cinema cecoslovacco degli anni ’60, la cosiddetta Nová Vlna (nuova onda). Ma ammette il suo profondo amore per gli autori italiani del dopoguerra, e tra loro ha citato anche lo stesso Marco Bellocchio.

La motivazione: «Per la profonda e attenta analisi delle problematiche sociali presenti nei suoi film. Per la poesia soffusa di una tematica che fa tutt’uno con le immagini e con la musica. Per la capacità di trasformare in sogno anche le realtà più crude. Per il recupero degli ambienti primordiali e per la capacità di trasformarli in mito. Per la sua attenzione nei riguardi della scuola cinematografica italiana e dei suoi maestri».

Šulík, ringraziando col suo sguardo un po’ stupefatto e la faccia rotonda e simpatica, ha citato, rispondendo a una domanda, le condizioni dei rom, che da sempre in Europa sono considerati cittadini di seconda categoria. Già nel 1928 una legge cecoslovacca prevedeva per gli appartenenti all’etnia rom un documento di riconoscimento di tipo speciale, molto prima dunque delle leggi razziali fasciste. Šulík ha accennato, seppur in modo delicato, a una sorta di “scippo” del tema “olocausto” fatto dagli ebrei nei confronti dei rom. Anche i rom hanno subito deportazioni e internamenti, ha detto, ma loro non ne parlano. Per orgoglio e per paura. E poi perché la loro è una cultura sostanzialmente orale, e su di loro e i loro problemi scrivono soltanto i “bianchi”. Tornando al cinema, Šulík ha ricordato i tempi d’oro degli anni ’60, quando non si teneva un festival cinematografico senza un film cecoslovacco. Bisognerebbe ritrovare lo spirito della Nová Vlna, soprattutto perché allora si parlava dei film, e non dei problemi per finanziarli.

È stata poi premiata Michaela Jurovská, fine traduttrice di tanti scrittori italiani e poi giornalista e scrittrice lei stessa, già onorata con il titolo di Cavaliere dell’Ordine della Stella della solidarietà italiana dal Presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi. Calvino, Buzzati, Lampedusa, Montale, Eco, sono alcuni degli autori italiani da lei tradotti nel corso di molti anni. La menzione del Premio Elsa Morante, «Per la sua ricca e varia attività editoriale. Per il suo impegno di critico letterario. Per il suo appassionato ed intelligente impulso alla promozione della cultura italiana attraverso la sua attività di redattore. Per le sue traduzioni, in special modo per Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa», fa un ritratto puntuale di questa signora deliziosa che ama l’Italia più di ogni altra cosa e che ne conosce molto più della maggioranza degli italiani. E lei nel ringraziare, con voce a tratti commossa, si lancia in un panegirico pieno di affetto e tenerezza per la nostra Italia, «madre di noi tutti europei, nostra ispiratrice, patria delle muse…». E, come un vero amante, ne dice solo bene, tralasciando pietosamente le ombre.

L’ultimo premio è andato all’attore Pier Giorgio Bellocchio, in particolare per la sua interpretazione nel film “Sorelle Mai” del padre e «Per la sua carica espressiva, in una mimica mutevole e dinamica, che riesce a leggere  i problemi di un habitat  stretto in  difficoltà  sociali, umane, personali. Per l’appassionata e cólta interpretazione. Per il suo sguardo vivace, che corre nei meandri della narrazione filmica».

Un’evento, questo Elsa Morante Cinema Bratislava, di speciale interesse per la sua transnazionalità e il gemellaggio culturale italo-slovacco che ha creato e che speriamo proseguirà continuando a sorprenderci. Già premiati in passato Marco Risi, Giuseppe Tornatore, Roberto Faenza, e gli slovacchi Juraj Jakubisko, Dusan Hanak e Juraj Lihosit.

Domani proporremo le chiacchierate che abbiamo fatto con i due registi.

(P.S.)

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