Mercato del lavoro mutato, decine di migliaia di lavoratori passati dalla produzione ai servizi

Il mercato del lavoro slovacco è notevolmente cambiato negli ultimi dieci anni, dice una analisi pubblicata dalla società di consulenza e ricerca Trexima Bratislava. La trasformazione ha coinvolto molte più persone con istruzione universitaria e si è assistito ad un significativo trasferimento di personale dai settori produttivi ai servizi, si legge nel documento intitolato “Tendenze per l’occupazione in Slovacchia 2000-10”. Il settore agricolo, è indicato nel rapporto, ha visto la più significativa diminuzione della forza lavoro e, viceversa, il commercio, la ristorazione e il turismo hanno riportato i maggiori profitti.

Il settore della produzione, compresa l’agricoltura, l’industria, l’edilizia e l’energia, che nel 2000 fornivano posti di lavoro al 46% della popolazione attiva, nel 2010 occupavano il 39% dei lavoratori slovacchi. Soltanto i settori agricoltura, allevamento e pesca hanno perso 50.000 dipendenti. Il tessile, abbigliamento e lavorazione pelli è pure calato di 60.000 addetti (-3%). Riduzioni di personale sono segnalate nella ricerca anche nei settori della trasformazione alimentare, l’industria della cellulosa e della carta, lavorazione del vetro, ceramica, metallurgia e ferriere.

Il commercio, marketing, gastronomia e turismo sono invece aumentati in termini di assunzioni, con 110.000 persone occupate in più nel periodo preso in esame dal rapporto, che sottolinea come la percentuale di laureati sul mercato del lavoro è salita dell’8%, mentre sono scesi del 2% i lavoratori con solo l’istruzione di base.

(Red)

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