Emilia, disastro umano e imprenditoriale. 17 morti, aziende in ginocchio

Case, chiese, castelli e rocche, palazzi, interi centri storici, signorie rinascimentali ora collassate nel loro patrimonio storico e architettonico. E aziende, capannoni di industrie e pmi che sono un esempio in Italia di industriosità. La terribile scossa sismica di magnitudo 5.8 delle 9 di ieri mattina – unita alle repliche delle 13 di potenza 4.9 e 5.2 – ha portato un ulteriore numero di vittime (17 persone solo ieri) e ha in particolare seppellito le speranze di ripresa dell’attività di molte aziende attive nell’area più colpita della provincia modenese, cuore pulsante dell’Emilia operosa. Una cosa che salta agli occhi in questa occasione, è che molte delle vittime sono perite proprio sul posto di lavoro, mentre tentavano di sistemare i danni della prima scossa di domenica 20 maggio per poter ripartire con il lavoro.

Il bilancio delle vittime, come leggiamo dal Resto del Carlino Modena, parla di tre morti alla Bbg di San Giacomo Roncole (il titolare Enea Grilli e due dipendenti, il 30enne E.B. e il 39enne V.I.); quattro a Medolla, nella ditta Haemotronic (uno è Paolo Siclari 37enne di Castelmassa, Rovigo, e padre di due figli, un tecnico e due operai); tre a San Felice, nel crollo della azienda Meta (l’ingegnere italiano di Mirandola G.B. e due giovani immigrati Kumar Pawan e Mohammad Azaar); uno alla Aries di Mirandola (Mauro Mantovani, 60 anni), uno a Concordia (Sergio Corbellini, 68enne colpito in strada da un cornicione staccatosi da un tetto); uno a Rovereto di Novi (don Ivan Martini, 65 anni); tre a Cavezzo, di cui uno nel Mobilificio Malavasi (due sono donne, I.C. e D.S.). A Medolla c’è ancora un disperso sotto le macerie della Haemotronic dove si sta tuttora scavando alacremente. A Cavezzo c’è anche la buona notizia di una donna (65 anni), entrata in casa sua già danneggiata il 20 maggio per prendere alcuni effetti personali, che è stata ritrovata viva dopo 12 ore tra le macerie, salvata da un mobile di cucina crollatole addosso.

Sempre a Cavezzo abbiamo anche il caso di un socio CCIS che da tanti anni è presente in Slovacchia. Si tratta di Vito Bovoli, titolare della società di servizi e consulenza Edas, originario di Cavezzo dove ha un ufficio già danneggiato dalla scossa del 20 maggio, che aveva comunque deciso nel corso del fine settimana di non riaprire. Come ci ha detto questa mattina da Bratislava, aveva intenzione di trasferire personale e attrezzature presso un’azienda di Modena, e la moglie Mirca stava guidando il trasferimento quando è giunto il nuovo evento di ieri mattina. Interrotte immediatamente le operazioni, ora non sa quando potrà risolvere la questione. «Fortunatamente tutta la mia famiglia è ora in salvo. Cavezzo, che è il paese in cui sono nato e ho vissuto con i miei genitori, è distrutto», ci ha detto Bovoli affranto.

Come quella di Bovoli, possiamo immaginare decine e decine di pmi che, seppure le loro sedi non sono crollate, hanno comunque avuto danni più o meno importanti. Il sindaco di Cavezzo Stefano Draghetti ha fatto via Sky tv un appello agli italiani perché facciano sentire la loro solidarietà. Il territorio è vivo, ha detto, operoso, e desideroso di rimettersi in piedi presto, ma «il problema è troppo più grande di noi», ha detto, «abbiamo bisogno dello Stato». Il sindaco ha ammesso di non poter fornire il codice Iban del conto corrente comunale a favore della protezione civile, «perché non posso entrare nel mio ufficio in Municipio per rintracciarlo», ma ha invitato gli ascoltatori a cercarlo sul sito web del comune, «per voi che potete accedere a internet», facendoci così notare una “piccola” questione difficile da capire per chi vive in una zona non affetta dal sisma, ovvero la normalità dell’accesso alla rete internet, ma anche alla rete telefonica, in particolare quella mobile che ieri è andata completamente in tilt in tutta la regione. Ci aveva già colpito, in effetti, il fatto che il sito comunale, nonostante il paese sia tra i maggiormente danneggiati (si parla del 50-70% del comune fuori uso), è aggiornato al 28 maggio, il giorno prima dell’ultima scossa, con la notizia della riapertura della scuola secondaria dopo il terremoto di dieci giorni fa, con le lezioni comunque tenute nel palazzetto dello sport. Una notizia nuova e già vecchia. Oggi scuole e università di tutti i gradi sono chiuse in tutta la provincia di Modena, Bologna e altre zone. (chi volesse trova qui le informazioni per fare donazioni alla Protezione civile di Cavezzo).

Dunque un dramma umano, ma anche un dramma d’impresa, e oltre all’impossibilità di poter entrare nelle proprie case, molte migliaia di abitanti della zona non possono nemmeno recarsi al lavoro, con conseguenze immediate sulle loro entrate economiche. Ben 12 dei 16 morti in questa occasione sono stati registrati in azienda, dove i crolli di tetti e intere pareti hanno fatto gridare lanciare dubbi sulla qualità delle costruzioni di stabilimenti eretti appena 10-20 anni fa e che dunque necessariamente dovevano rispettare le più moderne norme antisismiche. Purtroppo, però, l’Emilia era considerata zona a medio rischio sismico, e dunque gli eventi hanno trovato esperti e amministratori pubblici del tutto spiazzati per l’inattesa nuova situazione.

Nella zona sono presenti alcuni importanti distretti dell’industria italiana: alimentare, biomedico, meccanico, ceramico, che ora vedono centinaia se non migliaia di aziende chiuse in attesa di capire se e quando possono essere riaperte. In particolare, il biomedicale del distretto intorno a Mirandola è una delle realtà del genio italiano al vertice quanto meno a livello europeo. Oggi l’80% delle ditte attive nel settore sono fuori uso, mettendo a rischio non soltanto l’economia locale, ma anche la vita di pazienti negli ospedali italiani ed europei. Qui si producono cuori artificiali e materiali salvavita, attrezzature per dialisi e altre dotazioni sanitarie di altissima tecnologia che verranno progressivamente a mancare negli stock ospedalieri fino a quando non si potrà riprendere le attività. Come ha detto il direttore della Gazzetta di Modena Enrico Grazioli a Sky tv, «qui ci sono innovazione, occupazione, capacità di accogliere i lavoratori stranieri, benessere diffuso. È un pezzo d’Italia che va fatto ripartire presto». Secondo Grazioli, si sono visti in questi giorni magnifiche dimostrazioni di buona amministrazione: «il sindaco di Finale Emilia e altri della zona sono un vero manifesto di buona politica», ha detto, «non sprechiamo questi esempi». Confindustria Modena e altre associazioni imprenditoriali si sono attivate per censire capannoni liberi da mettere a disposizione delle aziende che non hanno più una sede, cercando anche in questo modo di salvare un territorio di «alta vocazione manifatturiera» e fonte di molto dell’export italiano. Secondo una prima stima, si parlerebbe di danni solo alle aziende per almeno 500 milioni di euro.

I comuni più danneggiati sono nel triangolo Medolla, Mirandola, Cavezzo, ma ulteriori danni sono registrati a Finale Emilia, San Felice sul Panaro, Carpi e molte altre località, incluso il capoluogo Modena e in altri comuni fuori provincia. Il sciame sismico (http://cnt.rm.ingv.it/) ha visto oltre 70 scosse in appena 24 ore da quella 5.8 delle 9 di ieri. Ma molte centinaia sono le scosse continue degli ultimi dieci giorni, fiaccando i nervi di migliaia di persone che già hanno perso casa e lavoro. Gli sfollati, che già erano almeno 6.000 dopo il 20 maggio, sono ora giunti a circa 14.000, dislocati, oltre che nelle zone più colpite, anche in molti altri comuni delle provincie di Modena e Bologna.

(Pierluigi Solieri)

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