ICE: Made in Italy non è rendita, per mantenere le posizioni bisogna crescere

Martedì a Roma si è tenuta la prima di tre conferenze della serie “ICE incontra”, intitolata “Made in Italy, non è una rendita” con il noto storico dell’economia Valerio Castronovo, autore di numerosi studi sull’economia italiana, l’evoluzione del capitalismo italiano e sulla storia dell’imprenditoria italiana e delle numerose piccole e medie imprese, la cui maestria artigianale e intraprendenza commerciale ha reso possibile la loro affermazione sui mercati esteri e la creazione del concetto stesso di Made in Italy.

La serie di incontri, riservata al personale del rinato Istituto per il Commercio Estero dovrebbe aiutare l’analisi critica e la discussione dell’evoluzione del contesto socio-economico nel quale l’Istituto opera, delle teorie e modelli economici che indirizzano le scelte politiche e aziendali, delle strategie messe in atto dai vari attori per contribuire allo sviluppo del sistema economico.

Castronovo ha ripercorso le origini del Made in Italy sottolineando come gran parte della storia di una miriade di PMI dei più diversi settori sia negli archivi dell’ICE che, dal 1926, ha accompagnato l’espansione delle nostre imprese sui mercati esteri. Castronovo ha sostenuto la conservazione di tali archivi, che sono oggi in via di digitalizzazione, per individuare nella capacità manifatturiera e mercantile della provincia italiana e nella varietà dei settori coinvolti (tessile, moda, arredamento, agro-alimentare, meccanica, cantieristica, automotive, impiantistica, elettrotecnica, chimica e energia) le caratteristiche distintive del Made in Italy.

Il Made in Italy, ammonisce Castronovo, «non è una sorta di rendita di posizione, e nemmeno una polizza di assicurazione per l’avvenire». È necessario che le imprese crescano dimensionalmente «sia per far fronte ai radicali mutamenti di scenario avvenuti con la globalizzazione, sia per conquistare nuove quote di mercato, in particolare nei paesi emergenti». Il modello italiano dell’impresa familiare non riesca più a essere così competitivo nell’attuale arena globale, occorre realizzare un salto culturale e strutturale che possa consentire di investire in ricerca e progettazione, per introdurre innovazioni di processo e realizzare prodotti con un maggiore valore aggiunto, è l’incoraggiamento del relatore, che ha indicato le reti di impresa quale strumento per superare gli «atavici individualismi e localismi», che sono di ostacolano alla crescita delle nostre imprese.

La crisi globale del 2008 ha influenzato lo scenario competitivo di fronte alle PMI e la delocalizzazione della produzione all’estero, in particolare nei paesi emergenti (BRIC soprattutto) non sia una scelta obbligata. Imprese che per varie ragioni non sono in condizioni di seguire mercati lontani e difficili farebbero meglio «a mantenere le posizioni già acquisite in Europa», avverte Castronovo. Per aiutare la competitività delle nostre aziende serve però un Sistema Paese dinamico ed efficiente, ma lo storico nota come nella nostra società «molti non sembrano avvertire la portata dei cambiamenti che stanno avvenendo a livello globale». Il rischio è lo sfilacciamento dell’Italia, non più animata da motivazioni e ambizioni che le permettano di reagire, come invece «è avvenuto in altri momenti cruciali della storia del nostro Paese».

Le istituzioni, e in particolare la nuova Agenzia ICE, possono svolgere ruolo importante nel fornire a imprese e associazioni territoriali e di categoria informazione e assistenza nella ricerca di partner e formazione di joint-venture, in particolare nei paesi emergenti. L’ICE si deve confermare attore fondamentale nel campo dell’internazionalizzazione, promozione delle esportazioni, collaborazione industriale, e investimenti in uscita – ma anche di quelli stranieri in entrata. Nella nuova scena globale, l’ICE deve presentarsi preparato a operare ma sempre «disponibile a migliorare attraverso il rafforzamento della sua struttura e delle sue strategie e a un migliore coordinamento con le altre istituzioni».

(La Redazione, Fonte Aise)

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