Madaric: i tempi sono maturi per parlare di separazione tra Stato e Chiesa

Il Ministro della Cultura Marek Madaric, ritornato la scorsa settimana sulla poltrona già occupata nel corso del primo governo Fico, ha riaperto la questione della separazione tra Stato e Chiesa che, dice, è ormai matura per una pubblica discussione. In un’intervista pubblicata sabato sul quotidiano Sme, Madaric ha notato che una seria scelta al riguardo non si può fare senza il consenso delle varie chiese (al plurale perché oltre alla maggioritaria Cattolica, nel Paese esiste anche, per esempio, una Chiesa evangelica che è forte del fatto che – pur avendo un limitato numero di fedeli – tra le sue fila milita una buona percentuale dell’intellighentsia della Slovacchia).

Madaric polemizza sull’argomento dicendo che, «a giudicare dal programma del precedente governo, la separazione sarebbe già dovuta essere stata realizzata, ma io non ho visto niente del genere», riferendosi al governo di centro-destra appena dimissionato, guidato dall’ex Premier Iveta Radicova (SDKU). Secondo l’attuale Ministro, il senso del rapporto tra Chiese e Stato sta nel fatto che le Chiese lamentano i danni che sono stati lori inflitti prima del 1989, e per questa ragione il loro finanziamento proviene da fondi dello Stato. «Personalmente ritengo che le chiese dovrebbero fare maggiore affidamento su se stesse che non sullo Stato», ha concluso il Ministro.

Madaric ha poi informato di non aver rinunciato all’idea di raccogliere le due sezioni – televisiva e radiofonica – della Radio e Televisione della Slovacchia (RTVS) sotto un unico tetto – in un cosiddetto “complesso dei media”, soluzione che, secondo lui, ridurrebbe notevolmente le spese dell’ente pubblico radiotelevisivo che oggi deve affrontare continue spese per mantenere i suoi due edifici attuali. Il Ministro ha comunque escluso che l’agenzia di stampa statale Tasr debba far parte di questo gruppo media e conseguentemente entrare a far parte di RTVS. Tasr «fornisce servizi informativi a radio e televisioni. Non sono certo di come gli altri media o agenzie di stampa potrebbero percepire questo tipo di operazione», e se Tasr continuerà ad essere vista come un fornitore di informazioni imparziali.

(La Redazione)

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