Una “tassa sugli hamburger” per ridurre il deficit. Camera alimentare: no, distorcerebbe il mercato

È proprio vero che tutto fa brodo. Se parliamo di consolidamento delle finanze pubbliche, e di modi creativi per trovare risorse per ridurre il deficit, anche l’idea del Ministero delle Finanze di una nuova tassazione su prodotti alimentari e bevande che non rispondono al criterio di cibo salutare potrebbe fare incamerare una certa quantità di denaro. Secondo L’Istituto di politica finanziaria (IFP), branca di studi del Ministero, la cosiddetta “tassa sugli hamburger” rappresenterebbe una fonte relativamente meno dannosa di entrata per lo Stato che non tassare il lavoro o il capitale.

La Camera slovacca dell’industria alimentare (PKS), invece, sembra essere piuttosto preoccupata da questa nuova idea, e «ritiene che tali misure non siano giustificate ma portino soltanto a distorsioni del mercato». L’applicare imposte discriminatorie sul consumo di determinati alimenti, dice un comunicato dell’organizzazione, «significherebbe fare un passo indietro nello sviluppo del sistema fiscale nazionale e un ritardo della vera riforma che realisticamente ci aiuterebbe a uscire dalla crisi». La camera ha anche chiesto al futuro governo di abbandonare gli strumenti di “marketing a basso costo” di tassazione selettiva del cibo per riempire il bilancio dello Stato con il pretesto di prendersi cura della salute pubblica.

(La Redazione)

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