Eurogruppo: luce verde a 130 miliardi per la Grecia. Miklos: non si poteva più rimandare

Il Ministro delle Finanze slovacco Ivan Miklos (SDKU) aveva detto alla stampa ieri prima di recarsi al vertice dell’Eurogruppo a Bruxelles che la decisione sul secondo pacchetto di salvataggio per la Grecia non poteva più essere rimandata. La Grecia deve essere messa in grado di rimborsare il suo debito, il che non sarebbe possibile senza aiuti internazionali immediati, dato che già a marzo scadrà una tranche importante dei suoi bond. «Il tempo è scaduto ed è inevitabile prendere una decisione», aveva dichiarato Miklos, ribadendo allo stesso tempo che l’impegno finanziario del salvataggio non poteva superare la somma già concordata di 130 miliardi di euro.

Questa notte, in effetti, la lunga riunione dei 17 ministri delle finanze dell’Eurozona, accompagnati dalla cosiddetta trojka – Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e Commissione UE rappresentata dal Commissario agli Affari economici Olli Rehn – si è conclusa con il via libera al secondo pacchetto di aiuti per Atene di 130 miliardi, oltre a un taglio (haircut) del suo debito verso i creditori privati del 53,5%, corrispondente ad altri 100 miliardi, dando prospettiva in questo modo ad una sensibile riduzione del debito pubblico greco, che passerebbe dall’attuale 160% ad un 120,5% nel 2020. Allo stesso tempo verrà instaurato un monitoraggio continuo da parte della trojka della situazione greca, per garantire che i soldi (forniti attraverso il meccanismo di stabilità EFSF che sta per andare in pensione) vengano prioritariamente utilizzati per il pagamento del debito e degli interessi alle scadenze. La decisione dell’Eurogruppo arriva dopo che il Parlamento greco ha capitolato la scorsa settimana, non senza battaglia, accettando le stringenti regole imposte dai prestatori. È dunque scongiurato per il momento il default selvaggio della Grecia e l’uscita del Paese ellenico dall’euro, cosa che avrebbe potuto avere conseguenze inimmaginabili, ma che sta costando parecchio all’UE e alla comunità internazionale. Dopo i 110 miliardi del primo pacchetto di aiuti nel 2010 e questo secondo deciso nella notte, salgono infatti a 340 i miliardi di euro finiti alla Grecia per salvarsi tra denaro fresco e un taglio volontario dei crediti del settore privato verso Atene. Una parte almeno dei fondi sarà versata entro il 20 marzo per coprire una tranche di oltre 14 miliardi di euro di titoli di Stato greci in scadenza.

Tra i commenti alla decisione, da segnalare quello del Premier italiano Mario Monti: «l’Europa è anche in grado di funzionare». Qualche volta. Rimane il dubbio sulle prossime elezioni in vista in Grecia. Anche grazie al fatto che la stretta sia stata approvata in Parlamento con un voto bipartisan, è opinione comune nell’Eurogruppo che il prossimo Governo di Atene si impegnerà a mantenere le promesse prese dall’attuale Premier tecnico Papademos. Ma per maggior certezza, come detto, i rappresentanti della trojka (FMI, BCE e UE) saranno in permanenza sotto il Partenone, come chiesto dal Ministro olandese De Jager, dopo che negli ultimi due anni si sono recati nel Paese ogni tre mesi a valutare la situazione.

Grande è l’attesa delle reazioni dei mercati finanziari, con le borse internazionali che ieri avevano dato segnali positivi sperando nella decisione che poi è arrivata, e che stamane sono partite un po’ a rilento, valutando con cautela il reale risultato del vertice di Bruxelles. Positivo un calo dello spread dei Btp italiani decennali sotto ai 340 punti, riportandosi al livello del settembre scorso.

(La Redazione)

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