Proteste Gorilla in crisi, un po’ per il freddo, un po’ per la fronda interna

Le proteste denominate Gorila, il nome dell’operazione in codice dei servizi di informazione slovacchi (SIS) che ha dato adito ad uno scandalo per la pubblicazione delle intercettazioni su internet a metà dicembre, sono entrate in una fase critica di stanca. Dopo tre marce di protesta a Bratislava (dove soprattutto la seconda ha raccolto un forte consenso anche a livello nazionale) sono poche decine le persone che si sono radunate venerdì nella città di Presov, complice anche il freddo e la neve fitta, e qualche centinaio nella piazza centrale di Martin (regione di Zilina), regione pure colpita da abbondanti nevicate. Mentre a Bratislava si era tentato di organizzare un dibattito pubblico propositivo che però ha avuto ben poco successo. Questo viene dopo una forte polemica interna tra gli organizzatori della prima ora di Gorila Protest, alcuni dei quali sono usciti dal movimento accusando gli altri di essere manipolati dai cristiano-democratici (KDH). Questo partito ha infatti connessioni con KDH attraverso la figura di Peter Pcolinsky, il cui fratello è direttore generale del Ministero degli Interni. Il Ministro Daniel Lipsic (KDH) va facendo una sorta di campagna personale a favore di una incisiva investigazione da parte della Polizia del caso Gorila, che era stato insabbiato negli anni scorsi, e gli avversari ritengono che il Ministro stia cercando di ottenere un vantaggio politico personale da questo suo sospetto attivismo. La presenza nell’organizzazione di Gorila Protest di Pcolinsky, i cui genitori sono entrambi membri di KDH, era stata stigmatizzata anche da alcuni osservatori e analisti, che consigliavano al movimento di depurarsi di queste “impurità” per sostenere una sua perfetta identità apartitica.

Secondo gli organizzatori fuoriusciti, era proprio questo gruppo vicino a KDH a impedire una dialettica interna e un dibattito trasparente e democratico, con alcuni di loro che si sono visti spegnere inspiegabilmente i microfoni durante le precedenti manifestazioni.

Il gruppo di organizzatori aveva fatto richieste al mondo politico di ripulire le loro fila, non presentando alle prossime elezioni del 10 marzo le facce che sono compromesse con il dossier Gorila, ovvero che sono elencate nelle presunte trascrizioni rese pubbliche delle intercettazioni registrate dai servizi di informazione nel corso di incontri segreti tra rappresentanti del forte gruppo finanziario Penta e uomini politici e funzionari di Governo nel 2005-2006. Nelle trascrizioni si citano le privatizzazioni in corso in quegli anni, e le tangenti da versare ai politici e funzionari per le vendite pilotate delle aziende di Stato.

Il dossier ha provocato nel pubblico slovacco un forte rigetto verso la politica tutta, con bassi livelli di volontà di partecipazione alle elezioni di marzo, soprattutto da parte degli elettori di destra, e in particolar luogo dei sostenitori dell’Unione democratica e cristiana slovacca (SDKU-DS), il partito che è stato per oltre un decennio – e fino a poche settimane fa – leader nel centro-destra in Slovacchia. Nei sondaggi da fine dicembre ad oggi SDKU ha mostrato un decremento sempre più consistente delle preferenze degli elettori, e dal 15,1% ottenuto nelle elezioni parlamentari del giugno 2010 si è accasciato la scorsa settimana addirittura sotto la soglia del 5%, quota minima per ottenere seggi in Parlamento.

(La Redazione)

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