Si è tenuta venerdì la protesta Gorila III con meno pubblico e polemiche interne

Circa 3.000 persone si sono radunate venerdì in Namestie SNP a Bratislava per protestare contro la corruzione politica che si è evidenziata in tutta la sua ramificazione nel caso Gorila, il dossier quasi certamente preparato dal servizi segreti SIS con la trascrizione delle intercettazioni ambientali fatte tra il 2005 e il 2006 in un appartamento di Bratislava dove si sono recate personalità politiche del Governo Dzurinda e funzionari dello Stato per incontrare rappresentanti del gruppo finanziario Penta, una delle entità private che ha maggior influenza in Slovacchia. Il dossier è stato pubblicato anonimamente su internet poco prima di Natale, creando un terremoto in alcuni ambienti politici, in particolare all’interno di quello che è stato a lungo il partito più forte della destra, l’Unione cristiano democratica slovacca (SDKU-DS), guidata dall’ex Premier e attuale Ministro degli Esteri Mikulas Dzurinda, partito che ha mostrato negli ultimi sondaggi una fortissima flessione, crollando dall’oltre 15% ottenuto alle elezioni parlamentari del giugno 2010 a poco più del 5% attuale, soglia minima per prendere seggi in Parlamento.

Gli organizzatori si aspettavano per questa terza protesta (Gorila III) una risposta ben maggiore, ma c’è da dire che le temperature gelide dei giorni passati hanno probabilmente fatto passare a molti la voglia di partecipare.

Fra le richieste della protesta, oltre alle dimissioni già chieste nelle altre occasioni per alcuni membri del Governo, si sono aggiunte la richiesta di licenziamento del presidente della Corte Suprema Stefan Harabin e l’immediata nomina del Procuratore generale della Repubblica. I manifestanti hanno dato tempo alla politica una settimana per vedere le loro richieste accolte. La Premier Iveta Radicova aveva incontrato gli organizzatori di Gorila Protest poco prima del raduno di venerdì, per ascoltare le loro proposizioni e per sottolineare la necessità di rimanere a uno stato di protesta civile, evitando ed isolando gruppi di facinorosi e provocatori estremisti che nelle manifestazioni precedenti si sono dedicati al vandalismo e alla violenza. La Radicova ha dunque invitato gli organizzatori a cooperare attivamente con le forze dell’ordine per caratterizzare la manifestazione come pacifica.

Nell’orario della protesta Gorila III, hackers che fanno parte del gruppo Anonymous hanno attaccato e messo fuori uso temporaneamente i siti del Ministero della Giustizia e del gruppo finanziario Penta, per lamentare il divieto di pubblicazione del libro-inchiesta di Tom Nicholson. Anche in altre città slovacche ci sono stati raduni di manifestanti, ma di minor successo della settimana precedente.

In questa atmosfera, però, si sono registrati dei dissidi interni tra gli organizzatori delle proteste, e alcuni di questi si sono dissociati da loro colleghi ritenendo che il Movimento Cristiano-Sociale (KDH) sia coinvolto nell’indirizzare le proteste, e intendono creare un nuovo movimento di lotta per un rafforzamento (radicale, dicono) della democrazia diretta. Stanislava Cervenova, una delle principali organizzatrici delle manifestazioni di protesta del cosiddetto “team Gorila” che ora ha lasciato, ha lamentato la presenza all’interno del team di Peter Pcolinsky, il cui fratello è direttore generale al Ministero degli Interni (dove comanda KDH), e i cui genitori sono entrambi membri KDH. Inoltre, diceva la Cervenova, anche un altro degli organizzatori, Lucia Gallova, ha collegamenti con il partito KDH dato che il suo fidanzato è un membro attivo.

La presenza di Pcolinsky nell’organizzazione era già stata stigmatizzata giorni fa da alcuni analisti politici, che avevano invitato l’uomo a uscire dall’organizzazione pur rimanendo un simpatizzante, notando la possibilità che questa sua contiguità con il partito del fino troppo attivo Ministro degli Interni Daniel Lipsic avrebbe potuto avere conseguenze negative per il movimento di protesta.

La Cervenova ha anche detto che gli organizzatori (vicini a KDH) hanno violato la libertà di parola permettendo di arringare la folla durante le proteste solo a persone selezionate, mentre altri si sono visti spegnere i microfoni. La portavoce ufficiale del team, Alena Krempaska, ha negato interessi nascosti di partiti politici, dicendo che non hanno negato a nessuno il diritto alla protesta e che il numero di manifestanti era così grande che non c’era abbastanza tempo perché tutti facessero un intervento. I “separatisti” hanno annunciato che proseguiranno le proteste in modo diverso da quanto fatto fino ad ora, con la creazione di piccoli gruppi per discutere le questioni e cercare di trovare soluzioni, usando al massimo il consenso dei simpatizzanti via internet e selezionando le migliori idee per indire un pubblico referendum, come scrive il quotidiano Sme.

Una nuova protesta era in programma ieri, domenica, con una marcia fino alla sede del gruppo Penta, sita nel complesso Digital Park a Petrzalka. Tra gli organizzatori vi era anche il giornalista slovacco-canadese Tom Nicholson, ora nell’occhio del ciclone per un libro sul caso Gorila già pronto da dare alle stampe, ma che un tribunale gli ha proibito di pubblicare o distribuire su appello di Jaroslav Hascak, il socio di Penta che è nominato nel dossier come l’attore principale di collegamento tra il potente gruppo finanziario e gli ambienti politici slovacchi.

La Radicova, commentando l’incontro con gli organizzatori, ha anche detto che il Ministro degli Interni, il cristiano democratico (KDH) Daniel Lipsic non dovrebbe parlare così tanto del caso Gorila. Alla Radio Slovacca la Premier la pressione pubblica è già più che bastante, e non si sente il bisogno dei continui rincalzi che il Ministro sta facendo nell’ultimo mese con frequenti conferenze stampa. Una serie di parti politiche ritiene che Lipsic stia cercando in quest’affare un suo profitto personale e politico.

Nel frattempo, il gruppo Penta sta pensando di presentare una denuncia penale contro il Ministro dell’Interno Lipsic per i danni causati alla reputazione della società dalle recenti dichiarazioni del funzionario su Privatbanka, una banca di proprietà di Penta. «Riteniamo il carattere delle informazioni e il modo di presentarle in conferenza stampa […] come un grave incursione nei diritti della banca e del suo azionista», il gruppo Penta, ha detto il portavoce della società, come citato da TASR. Lipsic aveva dichiarato che ci sono sospetti di riciclaggio di denaro realizzati da Privatbanka nel 2009-2010, con 248 delle transazioni commerciali effettuate che sono ritenute discutibili e che la banca omesso di segnalare alla Polizia finanziaria anche se obbligata. Si tratta di un ammontare totale di 16,5 milioni di euro. Si tratta, aveva detto Lipsic, di depositi di «cifre insolitamente elevate da un insieme piuttosto strano di persone associate a gruppi finanziari e mafiosi».

(La Redazione, Fonte agenzie di stampa)

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