L’Italia e la nascita della Ceco-Slovacchia (di Francesco Leoncini)

La coscienza della necessità di un riscatto dell’identità italiana quale si manifesta nel cinquantennio 1820-1870 riporta la Penisola, dopo il periodo del Rinascimento, al centro dell’attenzione europea e costituisce il punto di riferimento per tutte quelle élite politiche e culturali che all’interno delle diverse aree del Continente  tendevano a realizzare un processo unitario. Per Giuseppe Mazzini il Risorgimento deve essere parte di un più ampio movimento di rinascita nazionale dei popoli europei e la strategia internazionale di una futura Italia unita deve essere imperniata sull’alleanza con quella che lui chiama “la famiglia slava”, in particolare con la “Grande Illiria”, la cui formazione era nelle aspirazioni degli slavi meridionali.

La politica italiana post unitaria abbandona questo programma ideale e strategico prima a favore di un legame con la Prussia, cosa che le permette di acquisire il Veneto nel 1866, e successivamente optando decisamente per un rapporto organico, unitamente alla Germania, proprio con il nemico storico di qualsiasi tentativo di unificazione, vale a dire lo Stato asburgico. A questa svolta avevano contribuito le tensioni con la Francia sulla Tunisia, le rivendicazioni adriatiche e le mire sui Balcani.

Il netto indirizzo slavofobo di Sidney Sonnino contribuisce ulteriormente a emarginare dalla cultura italiana e segnatamente, dopo l’entrata nel conflitto mondiale, dalla condotta della guerra le peculiarità e le esigenze delle componenti slave della Monarchia danubiana. Di quest’ultima, il governo italiano non voleva la dissoluzione ma, con il Patto di Londra del 1915, esigeva l’annessione di alcune sue regioni, una delle quali, come la Venezia Giulia e il porto di Trieste, di vitale importanza per la sua stessa sopravvivenza e quindi irrinunciabile.

Dopo la rotta di Caporetto (fine ottobre 1917) si avvia una progressiva revisione del  tradizionale atteggiamento anti-slavo, segnatamente anti-jugoslavo, e anzi si decide di appoggiare la lotta dei popoli oppressi dell’Austria-Ungheria  giungendo così alla convocazione del “Congresso di Roma” (8-10 aprile 1918). In questo modo  l’Italia si riappropria della politica delle nazionalità e riprende il messaggio mazziniano, assumendo un ruolo di primo piano a favore delle istanze di liberazione nazionale dei popoli dell’Europa centrale. Abbandonando qualsiasi velleità imperialistica e una politica puramente rivendicazioni sta, essa riesce a formulare un grande disegno di respiro europeo.

La conseguenza più immediata dell’assise romana, che vide la partecipazione di polacchi, cechi, slovacchi, romeni, serbi e croati oltre a rappresentanti di Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, fu la costituzione della Legione ceco-slovacca posta sotto l’autorità del Consiglio nazionale ceco-slovacco di Parigi, cosa che equivaleva a un vero e proprio riconoscimento di quest’ultimo come governo de facto. Con questa iniziativa l’Italia precedeva gli altri Paesi alleati . Tale indirizzo politico volto a sostenere la formazione dei nuovi Stati slavi non proseguì dopo la fine del conflitto. Prevalse il mito della “vittoria mutilata”, riferito soprattutto alle richieste territoriali sull’altra sponda dell’Adriatico, cosa che creò una situazione di permanente conflittualità con il neonato Stato degli slavi del sud e di conseguenza portò a un progressivo raffreddamento dei rapporti con la Ceco-Slovacchia. Di fatto, si volle dirottare su presunte rivendicazioni nazionalistiche le tensioni sociali che si stavano accumulando nel dopoguerra, e nuovamente si rinunciò a una prospettiva politica di dimensione europea che avrebbe posto l’Italia, uscita vittoriosa dalla guerra, accanto alle grandi democrazie occidentali e in sintonia con la rinascita nazionale dei popoli dell’Europa centrale. La classe dirigente di allora ripiegò invece sull’originario e limitato orizzonte di quelli che sembravano gli immediati interessi nazionali e il fascismo portò ben presto il Paese a diventare, paradossalmente, alleato degli Stati sconfitti e revisionisti, vale a dire dell’Austria, dell’Ungheria e negli anni ’30 della Germania nazista, aprendo infine la strada all’espansione tedesca nell’area danubiano-balcanica.

(Francesco Leoncini)

Nelle fotografie: in alto Milan Rastislav Stefanik alla cerimonia di consegna della bandiera cecoslovacca all’Altare della Patria a Roma il 24 maggio 1918, al centro mappa della Prima repubblica Cecoslovacca negli anni 1919-1938 e sotto una croce di guerra cecoslovacca del 1918.

Sintesi dell’intervento alla Tavola Rotonda del 6 febbraio 2012 su “L’Italia e la nascita della Ceco-Slovacchia” svoltasi nella sede della Provincia di Treviso in occasione della Mostra “Dalla Moldava al Piave. I cecoslovacchi sul fronte italiano nella Grande Guerra”.

Leave a Reply

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

  

  

  

 SKG Auto & Tir Services s.r.o.

Vai al sito

novembre: 2017
L M M G V S D
« Ott    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930  

ARCHIVIO

Dal diario di una piccola comunista

pubblicità google