Commissione servizi segreti: le intercettazioni di SIS nel caso Gorila erano legali e autorizzate

Il servizio di intelligence slovacco SIS ha agito nel caso Gorila in conformità con le leggi dal 2005 fino ad ora, ha detto il presidente della Commissione parlamentare speciale di controllo per il controllo delle attività del SIS, Robert Kalinak (Smer-SD). È ora la Polizia che dovrebbe fare la prossima mossa, ha detto, «in questo momento nulla ostacola la Polizia dall’indagare su questo caso in base alle informazioni divulgate». Secondo l’ex Ministro degli Interni sarà importante per la Polizia avere le mani libere, mentre i politici non dovrebbero immischiarsi nelle indagini. Alla seduta era presente il direttore del SIS, Karol Mitrik, , che avrebbe fornito «informazioni relativamente ampie» sulle attività SIS nel caso. Mitrik non ha detto una parola ai giornalisti, e del resto Kalinak ha sottolineato che la sessione è stata contrassegnata come segreto, il secondo più alto grado di classificazione.

Intanto Jaroslav Hascak, il socio del gruppo finanziario Penta Investments che è indicato nel dossier Gorila come la principale persona invischiata nella corruzione di uomini politici e funzionari statali, ha chiesto all’Ufficio del Procuratore generale di non considerare, nelle indagini che un dipartimento speciale di questo sta portando avanti, un documento consegnato dalla Premier Iveta Radicova che, secondo il Ministro degli Interni Daniel Lipsic, confermerebbe gli eventi descritti nelle presunte trascrizioni delle intercettazioni denonimate col nome in codice Gorila dai servizi segreti SIS nel 2005-2006. Secondo Hascak, il documento sarebbe illegale, perché «ottenuto al di fuori di valide misure legali», come ha detto l’avvocato di Hascak, Martin Skubla. Il documento sul file Gorila, ha proseguito l’avvocato, è stato ricevuto da Dzurinda nel 2006, quando era ancora Primo Ministro, e che questi, ha detto, avrebbe dovuto rendere al SIS, piuttosto che tenerlo nell’archivio dell’Ufficio di Governo.

Si registrano nel frattempo le parole del Ministro degli Interni Daniel Lipsic, che domenica, al programma “O 5 Minut 12” della tv pubblica, ha detto che paradossalmente è una buona cosa che il dossier Gorila sia oggetto d’indagine solo sei anni dopo i fatti. Le commissioni date a politici e funzionari statali indicate nelle presunte trascrizioni delle conversazioni di Gorila possono essere verificate solo negli anni successivi, ha detto Lipsic, con le prove indirette che assumono via via più importanza, come la vendita di un edificio industriale per tre volte il suo prezzo reale invece di una tangente diretta in denaro. Si riferiva alla presunta vendita effettuata dal marito di Anna Bubenikova, ex capo del Fondo nazionale di proprietà (FNM), citata più volte nel dossier Gorila come agente intermediario di primaria importanza nella collusione tra il gruppo finanziario Penta e uomini politici.

«Stiamo esaminando in particolare le operazioni finanziarie che sono menzionate nel file Gorila. La squadra [investigativa] potrà garantire abbastanza prove … per far sì che lo scandalo non sia spazzato sotto il tappeto. La pressione imposta dal pubblico sarà importante a tale riguardo», ha aggiunto.

Lipsic ha espresso il suo disaccordo con la misura preliminare della Corte di Bratislava che vieta la pubblicazione e la distribuzione del libro sul caso Gorila del giornalista Tom Nicholson. «Stiamo tornando a prima del 1989», ha detto sibillino. Le riforme del sistema giudiziario realizzate dal Governo uscente sono appropriate, ha spiegato, «ma non saranno sufficienti fino a quando non si avvierà una profonda sostituzione del personale nella magistratura».

(La Redazione)

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